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La pazza, insana voglia di colore

 

Sono dalla parrucchiera. Sedia scomoda, culo praticamente una sottiletta schiacciata da un camion sovraccarico oltre ogni misura. Continuo a fare movimenti tarantolati, destra sinistra, destr-sinistr che manco in una gara di paese di “ruba la sedia”. Dai, ci avrete giocato anche voi qualche volta…ci si mette a girare intorno a delle sedie a suon di musica. Appena la musica veniva fermata, ci si doveva buttare seduti sulla sedia più vicina. Pena la squalifica. È così che mi sento. In fase di squalifica. È un’ora e mezza che sono seduta su questo trono di spine, con la ragazza che a tratti mi molla per andare a recuperare le cartine, il colore, per chiacchierare con una collega. Se non mi alzo subito, rischio la paralisi delle chiappe. Giuro. Poverina, anche lei sarà stufa marcia, come me. Solo che no. Può mostrarlo. Anzi, mi sorride spesso dallo specchio. Come se farmi i colpi di sole fosse un privilegio unico. Qualcosa cui ha anelato per tutta la sua esistenza fino ad oggi. 

Ma, come diceva il saggio (o era mia nonna?) chi bella vuol divenir un po’ di male deve soffrir. Qui si esagera però. Sto per perdere per sempre la facoltà di stare seduta come un’adulta. Non tutta di sghimbescio, come adesso. 

Ma arriva un momento in cui, natiche a parte, senti il momento di tornare ad essere una donna all’onore del mondo, oltre che una mamma. Oltre le cacche c’è di più!

E allora, ogni due/tre mesi, mi immolo per la causa. Per l’ufficio, per mio marito (così che si renda conto che la donna che ha sposato a tratti riemerge dal carciofo pallido che sono diventata), ma anche e soprattutto, per me. 

Certo è che, dopo oggi, mi sa che al prossimo giro mi porto un cuscino da casa. Meglio ancora: potrei indossare quei pantaloni push-up leggermente imbottiti e imbevuti di crema rassodante. Così, due piccioni con una fava: sedere salvo e rimodellato. 

Tuttavia, un lato positivo c’è. Nelle tre ore in cui mi parcheggio dalla parrucchiera ho modo di osservare una fauna che normalmente sta rintanata nella propria tana. 

  1. La gossip-addicted. È quella che appena mette piede nel negozio arraffa tutte le riviste più trash su cui riesce a mettere le mani. Scruta con insistenza quella che sfoglia la sua vicina e, appena la poveretta arriva alla pagina dei programmi tv, le dice ha finito? Me la passa? Le dieci copie che ha davanti evidentemente non le bastano. 
  2. La mamma con prole al seguito. La riconosci. Anziché avere una borsa, gira con borsone e trolley. Munita di giochi, abiti di ricambio, fazzolettini e pannoloni, salviette detergenti rinfrescanti elimina batteri, omogeneizzati e succhi di frutta. Di fianco a lei è impossibile stare tranquilli. Ciacola continuamente di quanto bellobravointelligente sia il figlio. Esalta le sue capacità di defecare correttamente nel vasino tutto da solo vero aaamoooreeee? e di solito sminuisce, in confidenza per carità, i figli di qualcun’altra. 
  3. La gazzetta del paese. Quella più veloce del west. Quella che sa tutto di tutti, ancora prima che le cose accadano. È una specie di Maga Magò de noialtri, ma con più bubboni e con i capelli ancora più crespi. Indomabili. Le notizie più interessanti, per lei, sono le morti e i tradimenti. 
  4. E poi ci sono quelle come me. Le insofferenti e piene di lasciami stare. Mi divertono le prime tre categorie, ma fino ad un certo punto. Poi, voglio essere lasciata in pace, con i miei libri e i miei pensieri. 

Magari, tra parentesi, riesco pure a dormire. Che il phon mi concilia. E penso di meritarmelo pure un pisolino. 

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