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Lettera a due bambine appena nate

letter16biancaCari tesori miei,

E’ la mamma che vi scrive. Non sono stata una buona mamma, finora. Ho messo a rischio la vostra vita per ben due volte, ma l’ho fatto a fin di bene. Spero che, quando sarete più grandi, ve ne renderete conto. Quanto ho atteso questo momento! Di poter vedere finalmente le vostre faccine, di baciare i piedini, annusare il buon profumo di neonato. E poi l’incanto di un attimo si è spezzato e voi siete uscite troppo presto. Vi chiamano immature. Io no. Io preferisco considerarvi premature o settimine. Vi racconterò che, secondo la tradizione, i nati di sette mesi sono fortunati. Vengono considerati bambini con una marcia in più. A dispetto di quello che dicono qui in ospedale: che potreste avere ritardi nello sviluppo motorio, che potreste non essere in grado di sedervi composte a tavola.

Ecco, la prima cosa che voglio insegnarvi è questa: fregatevene di quello che dice la gente. Non è facile, ma voi ce la potete fare. Noi ci creiamo da soli. Da soli percorriamo la nostra strada sulla base delle nostre attitudini. Con l’aiuto, spesso e volentieri, del famigerato fattore C, oltre che della famiglia e degli amici. E, se è vero che i prematuri di fattore C ne hanno in abbondanza, allora voi partite già con il piede giusto.

Non so che tipo di mamma sarò. Certo è che prenderò ad esempio la mia, di mamma. Che è stata per me mamma e papà insieme, per tanti lunghi anni e lo è ancora. Cercherò di essere presente, di guidarvi, di consigliarvi e di sostenervi. Ma sempre un passo indietro.

Dovete poter fare le vostre scelte, giuste o sbagliate che siano. Sarà la vita a dirvelo. Non certo io. Dovete poter fare esperienza del mondo e delle persone. Delle culture e di ciò che ci circonda. Sarà difficile, è vero. Ma io sarò lì, sempre presente ma, lo prometto, sempre un passo indietro. Non voglio essere quel tipo di mamma che soffoca i figli o, peggio, che proietta su di loro le proprie aspettative e i propri sogni. Sogni ormai chiusi in un cassetto polveroso, impossibile da aprire. Io sono stata fortunata. I miei sogni principali li ho realizzati. Certo, ne rimangono ancora alcuni. Ma sono sogni miei, non vostri. Perciò non preoccupatevi.

Vi prometto che insieme rideremo, giocheremo, ci faremo le coccole e, qualche volta, litigheremo pure.

Perché anche i litigi servono, se costruttivi. Ci si arrabbia, si mette il muso, si piange. Ma poi si riparte, più forti e unite di prima.

Vi prometto che vi difenderò da tutto e da tutti, almeno nei primi anni di vita. Vi insegnerò come relazionarvi con gli altri, senza calpestare quella famosa libertà di cui vi ho parlato.

Vi insegnerò ad essere rispettose. A dire buongiorno e buonasera. E a non chiamare le persone anziane che incontrerete “nonna” o “nonno”. Quelli saranno per voi “signora” e “signore”. Punto.

E vi insegnerò a dire grazie. Grazie per essere nate. Grazie per essere sane. Grazie per essere in due e non figlie uniche. Siete fortunate, ragazze. E ve lo dice una figlia unica che, con l’età, capisce che qualcosa le mancherà per sempre. Un fratello o una sorella. Con cui litigare, azzuffarsi, urlare. Ma anche da abbracciare, su cui appoggiarsi. Su cui fare affidamento.

Vi insegnerò anche ad apprezzare le altre culture e l’arte. Una vita senza arte (o senza libri, se è per questo), è una vita vuota.

Poi, sarete voi a decidere quale letteratura preferirete e quale stile pittorico amerete. Potrete anche non apprezzare né l’una né l’altro. Ma almeno io ve le avrò fatte scoprire.

Vi insegnerò l’amore per le lingue straniere. Sono utilissime e aprono un milione di porte.

Vi insegnerò ad andare in bicicletta e ad amare gli animali. E vi insegnerò ad insegnare, a vostra volta, tutto questo ai vostri figli.

Come dite? Sto correndo troppo? Forse sì. Ma meglio pensarci prima. Non sono capace di vivere la vita giorno per giorno. Devo sempre avere dei programmi, dei progetti in essere, qualcosa da fare.

Ecco, vi insegnerò anche l’incredibile leggerezza del far niente. Qualcosa di cui io non sono capace, ma che anelo da sempre.

Vi amo tanto tigrotte mie.

La vostra mamma.

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