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La terribile cavolata dell’istinto materno

cuoriProbabilmente solleverò un polverone e molte di voi non saranno d’accordo. Già il titolo spiega come la penso a riguardo. Non si fa altro che parlare di istinto materno. Anche mentre ero in ospedale la Primaria di Pediatria continuava a dire che le mamme sanno, le mamme capiscono, le mamme comprendono. Quando i loro figli hanno qualcosa che non va, quando sta per accadere qualcosa, quando lo status quo cambierà. Per me non è così.

Non fraintendetemi. Non voglio dire che le mie bambine le considero al pari di un oggetto e che non provo alcun sentimento nei loro confronti. Lungi da me una dichiarazione del genere, ma anche il solo pensarlo. Dico soltanto che, una volta tornata a casa, mi sono ritrovata a dover convivere giorno e notte con due estranee. Sì, estranee. Per quanto le amassi e fossi al settimo cielo per averle finalmente con me, erano pur sempre due esserini che dovevo imparare a conoscere. E loro dovevano imparare a loro volta a conoscere me. Nonostante i momenti trascorsi insieme nel reparto prematuri, non avevamo avuto modo di equilibrare tra loro le necessità di ognuna di noi. Le bambine hanno sempre avuto la priorità, senza dubbio. Però è stata dura (e lo è tuttora) svegliarsi in piena notte per soddisfare la loro fame, cambiare loro i pannoloni, rassicurarle se erano agitate, ninnarle per farle riaddormentare. Penso che si normale. Di più, credo che sia umano. E ci sono stati momenti in cui le ho considerate delle disturbatrici del sonno. Erano solo attimi fuggenti, per carità. Però l’ho pensato. Sfido qualsiasi mamma a dirmi che il fatto di svegliarsi ripetutamente di notte l’ha resa felice. Probabilmente qualcuna c’è. Ma la maggioranza, sono sicura, è d’accordo.

La mancanza di sonno rende tutto più pesante e spiacevole. Fa vedere le cose in un’ottica grigia. Con questo non voglio dire che per me siano state un peso. Assolutamente no. Però è stato il primo, vero scoglio da mamma che ho dovuto superare e col quale ho dovuto imparare a convivere.

C’erano poi i pianti incontrollati. Le urla ripetute fino a perdere quasi la voce. Se avessi avuto il così tanto decantato istinto materno, allora avrei saputo perchè piangevano e avrei saputo cosa fare per placarle. Le prendevo in braccio e le cullavo. parlavo loro dolcemente. A volte, lo confesso, gridavo anche io. Più forte di loro. Per vedere quale sarebbe stata la loro reazione. Niente. Continuavano come se nulla fosse. Dov’era allora il mio istinto materno? Quando l’avevano distribuito, forse, ero assente.

Non per questo mi sono sentita una cattiva madre. Ci sono stati i momenti di sconforto, ovvio. I pianti di disperazione e di spossatezza. Il sonno continuo che mi accompagnava come un amico perduto al quale avessi chiuso la porta in faccia.

L’istinto materno, se mai si è palesato, è un puro e semplice esercizio di convivenza, durante il quale giorno dopo giorno si impara a conoscersi, a capirsi, a rispondere alle richieste. Ancora adesso mi capita di non sapere che pesci pigliare quando una delle due piange o urla apparentemente senza motivo. Il problema della comunicazione è senz’altro il gradino più alto da scalare. Quando parleranno, la strada sarà in discesa. Ma fino ad allora, in barba al decantato istinto materno, sarà una mera questione di tentativi e prove. Oggi faccio così e domani faccio in un altro modo. Vediamo cosa funziona.

L’unico caso in cui ammetto la pseudo-esistenza dell’istinto materno è quando mi rendo conto che le piccole sono in situazioni di pericolo. Ecco, solo in quel caso scatta in me una forza e una spinta propulsiva che mi permette di smuovere montagne e dividere le acque. Senza voler essere blasfema. Ma credo che una madre in odore di guai per i propri figli non abbia davvero nulla da invidiare a Mosè. Senza stendere il bastone sulle acque del Mar Rosso, penso che potrei aprire gli oceani solo con un’occhiata.

Per il resto, ripeto, l’unica cosa da fare è conoscersi a fondo, convivendo, cercando di capirsi, giorno dopo giorno.

Ancora oggi, devo essere sincera, sto imparando a conoscere e capire le mie bambine. Chissà se loro hanno capito me?

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