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Giochiamo a “le vite nelle case degli altri”?

E’ un gioco che faccio ormai da anni, da quasi un ventennio per essere precisa. Da quando cioè ho cominciato a sognare una casa mia, una vita autonoma, uno spazio indipendente. Spesso, camminando per le città che ho visitato, quelle in cui ho vissuto, e la mia città attuale di residenza, mi sono divertita ad immaginare chi si cela dietro finestre, balconi, giardini.

SognoIl gioco è ancora più appassionante se le case in questione sono almeno parzialmente celate alla vista. Soprattutto ville. Magari d’epoca. Il mio sogno, sin da bambina, è stato quello di acquistare una grande villa di inizi ‘800, con un ampio viale alberato quale via d’accesso alla residenza. Un’ampia fontana antica zampillante acqua cristallina, paperette e pesciolini che ci nuotano felici, putti alati di marmo o alabastro che guardano severi, ma accoglienti gli ospiti in arrivo. Mi è capitato di incontrare case di questo tipo. Sul lago di Como e sul Lago Maggiore. Residenze un tempo nobiliari che mantengono ancora quell’aura di austerità e triste decadenza. Chissà chi ci abitava quando furono costruite? E chi ci vive adesso? Penso spesso che in case del genere le persone che ci abitano probabilmente conducono un’esistenza lontana dal mondo reale, barricati dietro pesanti cortine di velluto, con la luce del sole a rischiarare appena i pregiati pavimenti di marmo e i mobili antichi. Pallide signore sedute accanto alle grandi finestre ad arco che leggono un libro, annoiandosi a morte, sopraffatte dall’opulenza ormai fuori tempo. Mi sono sempre domandata come mai da queste ville antiche non provenga mai nemmeno il più piccolo dei rumori. Che so, un giardiniere che falcia l’erba? Dei bambini che corrono e ridono e giocano nel parco? Non so per quale motivo ma, sebbene sia stato il mio sogno vivere in posti così, mi sono poi convinta con l’età che le vite vissute in ambienti del genere non siano state tutte incredibilmente felici. Anzi. Spesso la grandiosità e la ricchezza esteriore, secondo me, potevano nascondere disagi e paure e insoddisfazioni tremende.

E, anche se crescendo ho abbassato il tiro (ma non troppo), non ho smesso però di sognare e immaginare. Adesso, pur amando ancora di un amore nostalgico e rassegnato le ville d’epoca, ho spostato l’attenzione verso case diverse. Ricordo quando abitavo a Torino e sfogliavo i giornali con gli annunci immobiliari. Ne trovai uno in cui si vendeva un appartamento in zona Porta Susa, ultimo piano, 250 mq, con salone doppio, tre camere da letto, due bagni, cucina ampia, terrazzo e, udite udite, soffitti affrescati! Il tutto alla modica cifra di 1.500.000 €. La prima cosa che feci fu di andare sul posto a scrutare i palazzi. Palazzi imponenti e severi, facciate annerite dallo smog, ma di un’eleganza senza tempo. Ovviamente non sapevo esattamente dove fosse l’appartamento, per cui cominciai a guardare ovunque e, dove vedevo delle luci accese, pensavo: magari è lì! Chissà perché una famiglia con un appartamento di quel tipo vuole andarsene. Sarà una signora anziana non più autosufficiente che è stata costretta dai figli a trasferirsi in un ricovero? Sarà una coppia in crisi che medita la separazione? Oppure sarà una famiglia che ha deciso di spostarsi in periferia perché va bene la comodità di vivere in pieno centro, ma vuoi mettere avere un giardino come valvola di sfogo? E via discorrendo. Immaginandomi come potenziale acquirente. Pensando a come avrei potuto riorganizzare gli spazi, a come l’avrei arredato, a chi ci avrei invitato.

Anche adesso, che una casa mia ce l’ho, comprata a suon di sacrifici e mutuo, le cose non cambiano. Adesso che ho due bambine, i miei sogni li rivolgo a ville singole, moderne, con facciate in pietra e giardini all’inglese ben curati. Accesso diretto al giardino dal salone e dalla cucina, per mangiare fuori nelle calde sere d’estate. Così da poter anche tenere d’occhio le piccole quando cominceranno a giocare da sole in giardino. Tutto su un unico piano. E chi se ne frega degli insetti. E’ il prezzo da pagare per vivere nella natura. Ecco, quando mi capita, durante le mie passeggiate, di imbattermi in case che incontrano le mie preferenze, non mi chiedo più chi saranno i proprietari, come vivranno e cosa faranno nella vita. Adesso mi chiedo: dove potrei sistemare l’altalena per le piccole? Flash avrebbe abbastanza posto per correre? Dove potrei mettere il tavolo con le sedie da esterno? Ci sarà posto per una piscina sul retro? Avremo abbastanza privacy? I vicini saranno rumorosi? Ma soprattutto, riusciremo ad essere felici nella nuova casa?

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