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Aiuto, lo svezzamento!

prima pappaOrmai le piccole hanno 14 mesi (domani) e il problema dello svezzamento è stato ampiamente superato. Tuttavia, le settimane in cui, dal latte, siamo passate al brodino di verdure e poi alle prime pappe le ricordo ancora con angoscia. E una punta di nostalgia. Noi abbiamo cominciato intorno ai 4 mesi. Essendo nate premature, abbiamo fatto tutto un pochino dopo rispetto ai bimbi nati a termine. In quel periodo eravamo a Bra (come ho già detto, ci siamo state, a periodi alterni, per mesi). Io e mia mamma, contro tutti. Il primo brodino (sarebbe più opportuno chiamarla brodaglia schifosa, per essere sinceri), era una sorta di sfida all’ultima verdura. Uno stillicidio: prima la patata, bollita in acqua per un’ora, poi l’aggiunta di una carota il giorno dopo, poi la zucchina, e così via. Con aggiunta di crema di riso o mais e tapioca.

Il primo tentativo è stato tremendo. Provate voi ad abituare due neonate, avvezze al latte, ad un sapore completamente diverso, insipido e dal colore inquietante. E, soprattutto, provate a somministrare il pasto col cucchiaino! Una sorta di tortura, davvero. Beh, il risultato è stato che Ludovica e Veronica, non appena hanno aperto la bocca e hanno assaggiato sua maestà la melmosità, hanno cominciato a urlare. A squarciagola. Come se le stessimo scannando. Vani i tentativi di calmarle. Vana la speranza che, dopo aver tanto gridato, finalmente se ne facessero una ragione e accettassero la sbobba. Per cercare di farle mangiare, abbiamo piazzato tutto il contenuto nei biberon freschi freschi d’acquisto. Ma niente. Nemmeno così. O meglio, Ludovica, qualcosina mangiò in quella circostanza. Veronica, rossa come un peperone per il tanto piangere, si addormentò di botto, stremata.

Ricordo che all’epoca, da brava mamma alle prime armi, mi ero recata in libreria e avevo fatto incetta di tutti i volumi possibili e immaginabili dedicati all’argomento. Anche uno che parlava di auto-svezzamento. Ovvero, in parole povere, abituare il bambino, gradualmente, ai sapori degli adulti. Ecco, questa teoria, mi pare una grande cagata (e passatemi il francesismo del mercoledì). Comunque, ligia ai consigli ricevuti dalla mia pediatra, pian piano ero riuscita ad abituarle alla nuova pappa, per il pranzo. Alla sera, tutto regolare.

Le cose si sono fatte ancora più interessanti e divertenti quando abbiamo cominciato ad introdurre la frutta per merenda. “Mi raccomando signora, cominci con mezza mela a testa, grattugiata“. Questa l’indicazione della pediatra. Ok, ce la posso fare, mi sono detta. Non amo cucinare, non amo sbucciare la frutta, non amo avvicinarmi ai fornelli se non per annusarne i profumi. Ma per le piccole, mi ci sono messa d’impegno. E, insieme alla mela (e poi alla pera e alla banana), non avete idea di quante dita abbia grattugiato. Ogni giorno perdevo parti di me per preparare loro la merenda. Ad un certo punto ero così coperta di cerotti che ho lasciato l’ingrato compito a mia mamma per evitare di aggiungere plastica e tamponi alla frutta. Tanto per farvi capire a che livello di incapacità culinaria io sia…

Comunque, pensavo che la frutta l’avrebbero gradita molto di più rispetto alla pappa insipida. E’ dolce, cremosa, zuccherina, nuova, la mangeranno di gusto, pensavo tra me e me. Mai previsione fu più sbagliata! Incauta e stolta! Non avete idea della capacità di gittata che può avere la bocca di un neonato nello sputare. Crema di mela ovunque! Sul tavolo, sulle seggioline, sul pavimento. Non ho verificato il soffitto, ma penso che qualcosa sia arrivato anche lì. E il cane a far festa. Tutto soddisfatto e scodinzolante, a raccattare quell’insperato ben di Dio che pioveva dall’alto. Come la manna dal cielo.

E’ stata dura, ma con pazienza, scleri, pianti, urla e stravolgimenti astrofici ce l’abbiamo fatta. Adesso le piccole mangiano di tutto e di più (beh, con questo caldo, ora, non mangiano molto, ma in linea generale, sì), con gusto.

Tuttavia, è rimasta loro una traccia di scetticismo e di diffidenza. Prima di assaporare davvero quello che hanno nel piatto vogliono essere sicure di cosa stiamo loro propinando. Potere delle prime esperienze.

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