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Bambini e cani, amore a prima vista

Ho sempre avuto dei cani. Magari a intervalli non regolari tra uno e il successivo. Ma posso dire che la mia vita è stata punteggiata da amici pelosi di diverse taglie e razze. Quando ero piccolina e vivevo praticamente a casa della mia nonna materna (la generalessa Nonna Pina), avevo non uno, ma ben due guardiani a quattro zampe che si prendevano cura dei miei sogni. Eros (pastore tedesco che nel corso del tempo ha anche svolto la funzione di cavallo, povera bestia…) e Laila (un cane fantastico in grado di imitare un canguro su richiesta) si accucciavano ai piedi della mia culla e vegliavano il mio sonno. Mi dicono che, non appena mi muovevo o accennavo a frignare, Eros zampettava veloce a cercare qualcuno avvisando che mi ero svegliata, mentre Laila rimaneva lì, a controllare che non mi muovessi.

Amavo quei cani. Soprattutto Eros. La povera bestia era il mio unico amico e compagno di giochi. E si faceva fare stoicamente di tutto: dal tiro della coda alla cavalcata e molto altro ancora che mi vergogno di raccontare. Che riposi in pace! Un’unica volta non fu tanto gentile nei miei confronti e ancora ne porto i segni: mio Nonno Andrein (Andrea alla piemontese) gli aveva messo una bella bistecca cruda nella ciotola. Peccato che la bistecca fosse sporca di fili d’erba. Dentro di me ho pensato “meglio che gliela pulisca, mica può mangiarsi anche l’erba, poverino”. Non feci in tempo ad allungare la manina nella ciotola che Eros mi morsicò la mano. La sinistra, un bel morso sul mignolo. Ho ancora la cicatrice. Il povero cane, ovvio, non ne aveva colpa. La sciocca ero io. Ma, essendo bambina, non potevo sapere che sarebbe stato molto meglio che gli avessi lasciato mangiare tutto, ciotola compresa, se lo desiderava.

Poi, nel corso degli anni sono arrivati altri cani: Poldo (un meticcio marroncino tracagnotto), Gin (un pazzo che tentava continuamente di scappare e filava veloce come un jet…non vi dico la fatica di corrergli dietro per recuperarlo), Pechino (Pechi per gli amici, un bellissimo pechinese altezzoso) e Billy.

Per Billy mi sento di spendere alcune parole in più. Mio papà lo portò a casa una sera. Era bellissimo. Un cane fantasia bianco e nero, con tante macchioline qua e là. Tanti punti d’amore. Mi seguiva ovunque e, soprattutto, mi proteggeva. Ricordo ancora una volta che mi recai a fare alcune commissioni nei pressi di casa, con Billy al seguito. Uscita dalla panetteria incontrai il fratello di una mia compagna delle elementari. Questo ragazzone imponente aveva dei problemi seri, poverino. Spesso era violento e manesco. Sempre buttato sul suo motorino sfrecciante per le vie di Bra. Beh, mi si avvicinò e tentò di afferrarmi per un braccio. Io, spaventatissima, gridai. E Billy gli si lanciò contro tentando di azzannarlo. Quello, preso in contropiede, saltò sul suo motorino e, inveendo contro di me e contro il cane, scappò via. Questo era Billy. Un amico vero. Poi, quando mio papà ci lasciò, lui lo seguì a pochi mesi di distanza. Non si era mai ripreso dalla morte di mio papà.

Flash nel suo ruolo preferito: controllore del traffico e navigatore
Flash nel suo ruolo preferito: controllore del traffico e navigatore

Il cane che abbiamo adesso, Flash, è un bassottino testardo e coriaceo come solo i bassotti sanno essere. Principino di casa, tenta invano di comandare e di sottometterci tutti. E’ il suo carattere. Giocherellone e gran mangione, è un cane curioso e attivo. Quando sono arrivate le bambine a casa non avevo avuto modo di prepararlo prima al loro debutto. Mi avevano consigliato di portare a casa pannoloni sporchi, di modo che potesse abituarsi gradualmente al loro odore. Mai fatto. Il sabato che siamo arrivati, noi quattro, Flash ha subito capito che c’era qualcosa di nuovo nell’aria. Puzza di cacchetta a parte…

Si avvicinava continuamente alle culle e, non appena le piccole emettevano i loro versetti, guaiva impazzito girando in tondo e saltando. Mai una volta si è appoggiato con le zampe alle culle! Rimaneva lì, in bilico, tentando di vedere qualcosa. Tentava, insomma, di capire chi ci fosse dentro quelle navicelle. Così, decisa a renderlo partecipe, lo presi in braccio e, dall’alto, gli permisi di vedere dentro. Amore a prima vista, davvero. Da quel momento, ogni volta che Flash sentiva che le bambine emettevano dei versi o degli urletti, cominciava a piangere anche lui, attirando la nostra attenzione. Di notte, poi, periodicamente faceva dei sopralluoghi nella stanza delle piccole. Girava intorno ai lettini, annusava e, nel momento in cui si era rassicurato che tutto era a posto, tornava da dove era venuto. Quanta tenerezza mi ha fatto!

Ora che le bambine gattonano, camminano e interagiscono di più (compreso tirandogli la coda), devo dire che l’amore a prima vista è scemato un pochino… Spesso scappa rintanandosi in luoghi più sicuri per le sue orecchie e per la coda. Ma sempre con un occhio vigile e attento a quello che fanno. Solo per essere sicuro, secondo me, di poter sfrecciare via all’arrivo di Attila Flagello di Dio e di sua sorella.

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