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Adesso comprendo meglio l’importanza della socializzazione

festaSono fortunata. E’ indubbio che io sia fortunata. Ho avuto due bambine che, speriamo continui così, sono sane, vivaci oltre ogni misura, gioiose e chiacchierine. A modo loro, visto che ancora non articolano bene parole di senso compiuto per noi adulti, ma comunque si fanno intendere benissimo. E tra di loro si comprendono ancora meglio.

Ieri siamo stati alla festa di compleanno delle figlie di una coppia di amici. Come ogni anno, a ottobre, Jessica organizza la festa per le sue due principesse a fine mese, così da festeggiarle entrambe in un colpo solo. Nel corso degli anni abbiamo partecipato prima in coppia e poi in coppia più due, da genitori. L’anno scorso le Gem avevano solo cinque mesi, per cui non hanno interagito molto con i partecipanti (per non dire che non hanno interagito affatto, essendosela dormita per tutto il tempo). Quest’anno è stato diverso. Ieri hanno vissuto in prima persona la loro prima festa di compleanno da invitate. Giocando, insinuandosi in ogni luogo possibile, tentando di arraffare ogni oggetto alla loro portata, pulendo pavimenti e tentando di raccattare tutte le briciole e i rimasugli di cibo sparsi per terra. Facendo addirittura concorrenza a Leo, il cane della nostra amica. Sembravano tre cuccioli in cerca di cibo, in lotta per la sopravvivenza. Tranne per il fatto che Leo, conoscendo meglio la casa, aveva sempre la meglio. O quasi. E per fortuna. Devo ringraziare tutti gli adulti presenti, in particolar modo Jessica e Stefania, che ci hanno dato una mano a tenerle d’occhio. Così come la mamma di Jessica, che puntualmente veniva visitata da Ludovica, attratta dal suo meraviglioso cellulare. Ah, il potere della tecnologia sui più piccoli. Robe che, quando io avevo la loro età, mi sognavo proprio. Comunque, tornando a noi, ieri ho visto come per le mie piccole la socializzazione con gli altri, siano essi adulti o bambini, sia una delle cose più naturali del mondo.

Mi ero posta dei problemi sul fatto di aver scelto di non mandarle al nido. Mi sono sempre detta che in fondo c’è tempo. Che essendo due posso rimandare il momento in cui saranno catapultate in un ambiente non loro, pieno sì di altri bambini, ma comunque estraneo. Le manderò all’asilo, senza ombra di dubbio lo farò. Ma per ora preferisco tenerle a casa, con la loro magica tata. E poi accadono cose che ti danno da pensare. Sono stata ripresa più volte da alcune altre mamme che mi hanno guardata con tanto d’occhi quando dicevo loro che, non appena rientrate a casa dall’ospedale, le avevo lasciate a mia mamma per uscire un pomeriggio con Andrea. Poche ore di libertà dopo cinque settimane in ospedale. E mi ero sentita dire “ma come, le lasci già da sole?”. Con un misto di terrore e disprezzo e disgusto. Primo: non erano da sole. Secondo: se non volevo imbruttirmi peggio di quello che ero già, meglio lasciarle nelle mani sapienti della nonna e prendermi una boccata d’aria, piuttosto che vomitare loro addosso tutte le mie frustrazioni. Ed è successo ancora, nel corso dei mesi. Non me ne vanto né me ne vergogno. Penso solo che sia qualcosa di naturale.

Non sono una mamma chioccia. Non ho mai negato ad alcuno di prenderle in braccio. Avendone due, poi, ben venga chi mi dà una mano a gestirle. Non sono parossisticamente attaccata alle mie figlie. Le penso ogni istante che non sono con me, ovvio. Voglio il meglio per loro. Altrettanto lapalissiano. Ma non credo che loro debbano vivere in funzione mia e viceversa. Incoraggio la socializzazione. Le spingo naturalmente verso gli altri. Siano essi parenti o amici. Preferisco che imparino a rapportarsi con tutti, piuttosto che crescano chiuse nel loro piccolo mondo di gemelle (che a volte, l’esperienza e i casi insegnano, può trasformarsi in una gabbia dorata con tutti gli altri chiusi fuori). Credo che tutti i bimbi debbano essere così. Aperti e socievoli, non creduloni e ingenui, per carità. I pericoli ci sono e vanno segnalati. Affinché i figli crescano forti, certo, ma camminando sulle loro gambe. Non tollererei di avere due bambine che stanno sempre attaccate alle mie gonne. Piagnucolanti quando qualcuno si avvicina. Scostanti e piangenti quando la mamma si allontana. Sia per un attimo o per periodi di tempo più lunghi. Vorrei che le Gem crescessero come adulte consapevoli e indipendenti.

Nel caos calmo della festa ho notato con piacere che, a dispetto dell’età per cui non sono ancora propense ai giochi di gruppo, Ludovica ha tentato di rapportarsi con tutti i bimbi presenti. Salvo poi essere spintonata via malamente. Eh sì. Spintonata. Ho guardato il suo faccino. Un’espressione incredula che stava a significare “ma perché mi cacci via? Che cosa ti ho fatto?”. Non ha pianto. Non ce n’era bisogno, non si era fatta male. Però ha tentato a più riprese di giocare con un piccolo partecipante e il risultato è stato sempre lo stesso. Un rifiuto e una non sopportazione nemmeno più di tanto celata.

Ho osservato questa scena e altre similari, sempre tra i medesimi due contendenti, da lontano. Da adulta, credo che le beghe tra bambini debbano essere risolte tra loro. Non si deve intervenire salvo in casi estremi. Mi è spiaciuto però per la mia piccola. Che ha tentato di socializzare ed è stata scansata via in malo modo. Una, due, tre volte. Forse anche di più.

Penso, però, che anche episodi di questo genere saranno all’ordine del giorno, da oggi in poi. Magari non succederà più, ma molto probabilmente sì. E allora, se mi chiederà spiegazioni, le dirò di andare avanti per la sua strada. Di essere comunque gentile con tutti, ma ferma. Se non ti vuole come amica, chissenefrega. Ci sono altre decine di bambini e bambine che invece saranno felici di giocare con te, Ludibella.

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