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L’abbraccio di Gerusalemme

Città Santa di tre religioni. Sì, va bene. Meta di milioni di pellegrini ogni anno. Ok, poi? Beh, Gerusalemme è molto di più. Se solo si ha voglia di visitarla e di conoscerla nella sua magia e nel racconto che scaturisce dalle pietre millenarie. Ogni angolo della capitale israeliana ha una storia da raccontare, una leggenda da svelare, un messaggio da dare. Non è un bel periodo quello che sta vivendo attualmente Gerusalemme. Ma non voglio entrare nel merito, lascio la politica a chi dovrebbe saperla fare. Oggi voglio raccontarvi il mio viaggio in terra israeliana, che risale ormai a circa tre anni fa, ad ottobre.

Città Vecchia
Nella Città Vecchia

Ricordo il caldo incredibile. Mentre a Milano si girava già coi cappotti e qualche accenno di cappellini e guanti, a Gerusalemme splendeva un sole rovente, che scaldava l’aria e colorava l’atmosfera di giallo e rosso. Il primo impatto con la capitale è stato di raggiungimento di un’oasi. Gerusalemme sorge su una collina, per cui per arrivarci si percorre una strada che si inerpica tra campi e monti. Si può proprio dire che, arrivati, si è raggiunta una meta. Tralasciando i problemi legati ai controlli aeroportuali, le lunghe discussioni con gli addetti alla sicurezza, le mille e ancora di più domande, a tratti pazzesche e senza un apparente filo logico, quando si arriva a Gerusalemme tutte le fatiche fatte, il volo notturno passato pressoché sveglia, la massa di gente contro cui devi fare attenzione a non scontrarti passano in secondo piano. La città ti abbraccia in uno slancio d’affetto che non pensi sia reale e possibile. Invece lo è.

Vivace, cosmopolita, caotica a tratti, la Città Santa è una destinazione che ti ruba il cuore, da subito. Subito dopo essere arrivata in hotel e dopo aver sonnecchiato per un paio d’ore, alle 8 precise ho deciso di partire alla scoperta delle bellezze della città. Va da sé che, come prima destinazione, ho scelto di visitare la Città Vecchia, nascosta e protetta oltre le mura. Come una vecchia signora un pò reticente che, non appena prende confidenza con i nuovi arrivati, inizia a raccontare storie dalla bellezza disarmante. E la sua voce echeggia anche una volta lasciata la parte vecchia. Dall’hotel, a piedi, passando per Mamilla Street, mi sono recata alla Porta di Jaffa. Qui, ogni luogo, ogni mattone, ogni tratto di selciato mormora un ricordo. E’ incredibile pensare di camminare sulle stesse strette stradine su cui Gesù ha camminato e su cui Re, personaggi storici e personalità hanno lasciato le loro impronte. E parte della magia della Città Vecchia sta proprio in questo: nel poter dire di essere entrata in una storia che, si spera, non avrà mai fine.

Basilica del Santo Sepolcro
Basilica del Santo Sepolcro

Prima tappa, il Santo Sepolcro. Ci si arriva a fatica, tra mille vicoletti che si dipanano in tutte le direzioni. Non ricordo nemmeno più quante volte ho chiesto indicazioni. Ma alla fine, ce l’ho fatta. Per un credente, arrivare nella piazzetta su cui sorge la Basilica del Santo Sepolcro ha un sapore particolare. Che parla di gioia ed emozioni. All’ingresso si trova una colonna con delle scanalature. Dentro, tantissimi bigliettini di ogni colore e forma contengono le preghiere dei fedeli in visita: richieste di aiuto, di guarigione, di felicità. Di tutto un pò. Anche io, ovviamente, ho lasciato il mio. All’interno l’atmosfera è ovattata. Si sentono bisbigli e preghiere, rumore attutito di passi. A tratti il silenzio più completo. Entrare nel Santo Sepolcro non è semplicissimo: l’apertura stretta, l’aria rarefatta, il dover praticamente camminare sulle ginocchia. E poi la possibilità di stare dentro in quattro, cinque persone massimo e per una durata di tempo estremamente limitata. E poi, fuori, a far spazio all’infinita coda di fedeli che attendono silenti il loro turno per entrare. Non posso descrivere l’emozione che mi ha colto. Non saprei quali parole usare. Posso solo dire che mi sono sentita abbracciare. Mi sono sentita bene, felice e gioiosa come poche volte nella mia vita mi è capitato. Potere della suggestione, dicono alcuni. Credano quelle che vogliono.

Nella Città Vecchia c’è tanto da scoprire: dalla Via Dolorosa, che Gesù percorse con la croce sulle spalle, ai negozietti di souvenir, dai locali di street food alle bancarelle di pane appena sfornato. Qui, il sacro si mescola col profano, i cristiani vivono gomito a gomito con i musulmani, gli ebrei, gli armeni. Divisi in quartieri, ma vicini tra loro, in un intreccio di vite e di fedi che si può ammirare solo qui, a Gerusalemme.

Torre di Davide
Torre di Davide

Dalla Basilica del Santo Sepolcro, via verso il Muro del Pianto. Anche qui, come per la Basilica del Santo Sepolcro, si trovano infilati tra le pietre migliaia di preghiere. E anche qui, anche io ho infilato la mia. Gli ebrei che vengono tutti i giorni a pregare, appoggiano la fronte sul muro, la Torah aperta in mano, un mormorio incessante. Ha un che di magico e fuori dal tempo, il Muro del Pianto. Come tutti i luoghi all’interno della Città Vecchia, a dire il vero. A due passi si trova la Spianata delle Moschee, cui però non mi è stato possibile accedere.

Sulla via dell’uscita, sono passata di nuovo per la Porta di Jaffa, non prima di aver ammirato la Torre di Davide: costruita nel II secolo a.C., al suo interno sono conservati pregevoli reperti archeologici, che risalgono a circa 2.000 anni fa. La visita l’ho posticipata alla sera avendo in programma di assistere all’esibizione Night Spectacular (Notte Spettacolare). E’ un tripudio di luci e suoni che colorano le mura della Torre di Davide con immagini che ripercorrono la storia millenaria di Gerusalemme. Un viaggio virtuale nel passato, di un fascino incredibile. Grazie alla tecnologia trompe l’oeil si ha la possibilità di assistere, in prima persona, a scene e fatti storici realmente accaduti, comodamente seduti.

Mahane Yehuda
Mercato di Mahane Yehuda

Ma Gerusalemme non è solo pellegrinaggi e preghiere. E’ davvero molto di più. Durante il mio viaggio, ho avuto la fortuna di visitare alcuni posti davvero caratteristici. Tra questi, quello che voglio raccontare qui è il Mercato di Mahane Yehuda, molto spesso chiamato anche The Shuk. Originariamente era un mercato all’aperto, ora invece è parzialmente coperto. Tripudio di locali, bar, ristorantini, al suo interno si trovano oltre 250 bancarelle in cui si possono acquistare frutta fresca, ortaggi, formaggi, carne, pesce, fiori e molto altro ancora. Ma soprattutto, nei localini adibiti al servizio, si possono assaporare gustosissimi falafel, hummus, verdure piccantissime, kebab, piatti kosher, frullati, drink. Ma soprattutto, i dintorni del mercato si animano, quasi ogni sera, di musica live, dj set, artisti di strada.

Inoltre, forse nessuno sa che a Gerusalemme ci sono oltre 60 musei.

Tra questi, vi consiglio di visitare l’Israel Museum in cui è possibile perdersi tra reperti archeologici, manufatti di arte ebraica, arte moderna e contemporanea, i rotoli del Mar Morto e il Codice di Aleppo, per citare alcuni must-have.

Vista di Gerusalemme
Vista di Gerusalemme dall’alto

E ancora, il Memoriale dell’Olocausto Yed Vashem, inserito da Tripadvisor tra i 25 migliori musei al mondo da visitare. Un museo che racconta la follia umana tramite stanze in cui ascoltare le testimonianze, osservare oggetti personali e rivivere un orrore che non può e non deve essere dimenticato.

Ma ce ne sono moltissimi altri. Scopriteli tutti qui: www.itraveljerusalem.com/it/placecategory/attraction_museums_it/

Dove dormire. Io ho pernottato all’Inbal Hotel, sito nei pressi del Liberty Bell Park e in posizione strategica rispetto alla Città Vecchia. E’ un cinque stelle ed uno dei migliori di Gerusalemme. Costo della camera, a notte, occupazione doppia da 320 €.

Dove mangiare. Dipende da cosa cercate. A Gerusalemme si trova di tutto, dalla cucina francese alla kosher, dalla cucina italiana a quella giapponese. Io vi consiglio l’Eucalyptus, un ristorante kosher situato nel quartiere degli artisti e uno dei migliori in assoluto della città. Propone piatti della tradizione biblica rivisti e reinterpretati in chiave moderna dallo chef Moshe Basson. Ogni piatto trova la sua origine nei racconti biblici e tutte le spezie e le erbe che lo chef utilizza venivano utilizzate anche nei tempi antichi. Prezzi a persona a partire da 67 €, bevande escluse, per menu degustazione.

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