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La felicità è…

felicita8Svegliarsi al mattino, prima del suono martellante della sveglia, e accarezzare i capelli fini e morbidi della Gem di turno. Annusarla per bene, abbracciarla mentre ancora dorme. E tentare di ricordare, mentre gli ultimi scampoli di sogno svaniscono, quale delle due hai tirato fuori dal suo lettino nel pieno della notte. Per farne la tua compagna stretta stretta di riposo notturno.

Salutarle entrambe prima di uscire di casa, guardando bene i loro sorrisi non più sdentati che si aprono a ventaglio mentre tu, tra uno stivale da calzare e la ricerca disperata delle chiavi della macchina, pensi a quanta gioia possono dare due scimmie urlatrici di quasi 18 mesi.

Percorrere la strada che da casa porta alla stazione senza incontrare guidatori delle 6 del mattino ancora insonnoliti. Trovare i semafori tutti verdi (o quasi), scivolare lungo i chilometri che ti separano dalla stazione di Busto Arsizio ascoltando musica che ti piace, senza interruzioni pubblicitarie.

Dare il buongiorno a Franco e Massimo del bar della stazione che ti accolgono, sempre e comunque, con un sorriso sulle labbra e qualche aneddoto divertente del giorno prima.

Salire sul treno delle 7.09 e trovare posto senza alcun problema, giacché le porte del treno si sono fermate proprio davanti a te. Salire con tutta calma, sistemarsi per bene e leggere un giornale o il libro di turno, senza rompiscatole seduti a fianco che vogliono fare conversazione per forza.

Incontrare, per caso, una coppia bellissima, papà e figlia quattrenne, che si abbracciano e si scrutano, occhi negli occhi, tra bacini rubati e coccole dell’ultimo minuto. E pensare, con un misto di rimpianto, a quando anche tu avevi il tuo papà che ti coccolava.

Vedere che finalmente il negozio di abbigliamento nei pressi dell’ufficio ha cambiato le vetrine. Dato che sì, eri proprio stufa di vedere sempre le solite casacche e bluse e vestiti. E finalmente sono comparsi articoli nuovi, tutti da scoprire in una visione fugace mentre sfrecci verso la porta d’ingresso.

Sorbire il caffè con calma, tra una chiacchiera e l’altra, al bar sotto l’ufficio. Parlare con Francesco della sua Sicilia e chiedergli consigli su dove sarebbe meglio portare le Gem, visto che sia io e che il loro papà, come primo viaggio in assoluto, siamo stati in Sicilia.

Sognare del tuo prossimo viaggio e della destinazione che hai tanto ambito, il Kenya. Immaginare gli animali, la savana, le distese infinite, gli elefanti e i big five in generale. E pensare ai magnifici eco-lodge dove sarai ospitata, alla natura selvaggia, ma allo stesso tempo ospitale. Ma provare un pochino di paura e tristezza all’idea di lasciare le bimbe a casa.

Guardare l’orologio e vedere che quasi è giunta l’ora di spegnere il computer, per tornare a casa, dalle Gem. Godere degli ultimi attimi di pace, pronta ad affrontare le piccole iene che, una volta a casa, reclameranno tutta la tua attenzione e le tue ultime forze.

Arrivare a casa e accoglierle appena rientrare dal pomeriggio ai giardinetti. Due piccole che ti si lanciano addosso, ti abbracciano, ti mordono anche (eh sì, è la novità del momento). E tu, tra solletico e volteggi e baci e abbracci pensi che, se qualcosa di giusto hai fatto nella tua vita, ce l’hai di fronte.

Cominciare il rituale di addormentamento delle bambine, mettendole insieme nello stesso lettino. E guardarle nella penombra prendersi a calci, tirarsi i piedini, girarsi e rigirarsi, in una girandola di su e giù condita di tantissime risate. E non puoi fare a meno di ridere anche tu, sotto i baffi. Pensando a quanto è bello avere quasi 18 mesi. Con la mente e il cuore liberi di volare dove più si preferisce. Senza troppe pretese, senza rimpianti né rancori né problemi. Con l’unica cosa che conta, vivere attimo per attimo.

Capire che, nonostante tutto, anche noi possiamo, di tanto in tanto, tirare fuori il fanciullino di pascoliana memoria e apprezzare le piccole, ma grandi cose che la vita ci riserva. A partire dal sorriso dei bambini e dalla loro spontaneità disarmante.

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