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L’amante giapponese

coverSono una divoratrice di libri. In realtà leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro, compreso l’elenco del telefono e le istruzioni sui prodotti di pulizia della casa, in mancanza d’altro. Oggi ho finito l’ultimo libro di Isabel Allende, una delle scrittrici sudamericane che preferisco. Della sua immensa produzione ho letto praticamente tutto, tranne alcuni volumi che per pigrizia o per scarsa considerazione ho lasciato ad impolverarsi sugli scaffali delle librerie. Che visito come un affamato frequenta le panetterie.

Questo libro, in realtà, all’inizio mi ha delusa. E parecchio. Lontano dallo stile classico con cui sono solita identificare la Allende, i primi capitoli mi hanno lasciata perplessa. Tanto che ero quasi tentata di lasciar perdere e riporre il volume tra i libri letti. Cosa che, per onor di cronaca, faccio molto raramente e solo in casi eccezionali.

Certo, è capitato. Per la precisione con due volumi: Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e La lingua perduta delle Gru di David Leavitt. Il primo per noia mortale che mi colse dopo appena tre pagine. Il secondo per il disgusto provato nel leggere di acrobazie sessuali una pagina sì e l’altra pure. E non sono una puritana, ve lo assicuro.

Questo, invece, a dispetto della prima impressione che evidentemente non è sempre quella che conta, mi ha stupita e impressionata. Bastava, a quanto pare, avere pazienza.

E’ la storia di una famiglia ebrea che ripercorre i passi di uno dei suoi componenti, una donna forte ed anticonformista, che passa dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale alla salvezza, almeno fisica, del trasferimento d’urgenza a San Francisco. A questa storia, si intrecciano le vicissitudini di una ragazza che diventerà, per questa donna, una figlia, una nipote, un’amica e una confidente, e degli altri componenti della famiglia.

Ho apprezzato lo stile scorrevole (come sempre) dell’autrice, la narrazione elastica e mai banale. La bellezza dei personaggi raccontati. Che sono diventati quasi come degli amici lontani, ma anche come dei vecchi parenti mai conosciuti.

E’ un libro che consiglio. Da divorare tutto d’un fiato, pagina dopo pagina. Un vero e proprio aperitivo per la mente.

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