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Buongiorno, amica lontana

C’è un appuntamento che mi dà il buongiorno ogni mattina, in ufficio.

buongiornoAppena arrivo, accendo il computer, tiro su le tapparelle e mi siedo alla mia scrivania. E guardo fuori dalla finestra, alla mia sinistra. Vetro attraverso vetro, immancabile e puntuale come una rondine a primavera, dall’ultimo piano del palazzo di fronte si affaccia una signora anziana. Che poi anziana non so se lo sia davvero, ma a me pare così. Il suo è un avanti e indietro dalla casa al minuscolo balcone affacciato sulla strada. Sistema i cuscini a prendere aria, disfa il letto, piega le lenzuola, le appoggia sul parapetto, liscia qualche piegolina, rientra dentro.

Il suo è un va e vieni incessante, che dura almeno una ventina di minuti. Sempre uguale, sempre alla stessa ora, sempre i medesimi gesti. Non appena finisce di sistemare i rimasugli dei suoi sogni notturni, esce sul balconcino e si appoggia, mani sotto il mento, al parapetto. E guarda giù, fuori, a destra e a sinistra. Sembra che monitori la situazione. Spesso parlotta da sola: un discorso veloce e pragmatico, quasi a fare un elenco delle commissioni da sbrigare, delle attività quotidiane da assolvere, delle telefonate da fare. Ovviamente le mie sono pure e semplici congetture. Nonostante la veda tutti i giorni da quasi un anno, non l’ho mai nemmeno salutata. E qualche volta è capitato che ci fissassimo per un periodo di tempo lunghissimo, nel quale io smetto di respirare e lei mi scruta con sospetto.

Ci credo, penserà che sono matta o magari un’impicciona, a fissarla così, senza un motivo. In realtà, quella signora anziana è il mio buongiorno del mattino. Le poche volte che ho visto le imposte chiuse, mi sono preoccupata. Ho temuto che le fosse successo qualcosa, che si fosse sentita male, che non l’avrei più rivista. Chissà cosa ha fatto, quelle mattine che non si è palesata. Magari era via con figli e nipoti, magari era a letto ammalata. Chissà. Forse, prima o poi, troverò il coraggio di farle un cenno con la mano, o magari solo col capo.

Tutte le mattine il mio buongiorno mi dà sicurezza, ma mi butta addosso tanta tenerezza e tristezza, a tratti. Penso che sia una donna sola, magari vedova, con i figli lontani e i nipotini ancora più distanti. E allora, penso a mia mamma. Anche lei lontana, anche lei sola. Che non fa avanti e indietro sul balcone per far prendere aria alle lenzuola, ma che comunque dalla sua finestra guarda fuori, per vedere chi passa in strada, per scambiare un saluto con i vicini. E allora penso che vorrei essere lì con lei, per darle il buongiorno con un bacio (cosa che mai ho fatto nella mia vita), litigare per qualche futilità e poi uscire per andare al lavoro.

Chissà, magari nel futuro si trasferirà qui da me, in Lombardia, e potremmo ricominciare ad essere figlia-mamma-amica-due cuori e una capanna, come eravamo un tempo.

Mamma, cosa ne dici? Si può fare? 🙂

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