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-3 giorni al Natale

Poco, anzi, pochissimo. Il Natale si avvicina e con esso un sacco di bei regali in più. A partire dallo stress di dover preparare le valigie tentando di non dimenticare nulla (bambine in primis), alla corsa a raccattare tutti, ma proprio tutti i regali acquistati per le Gem, per i parenti e per il marito, alla necessità impellente di stilare una dieta rigorosa e approfondita, da cominciare a seguire subito dopo Natale. Che poi, a dire la verità, su quest’ultimo punto non ci crede più nessuno, io per prima. E sì, perché i regali più belli e duraturi che ricevo ogni anno sono, nell’ordine, un conto in banca taglia 38 e almeno 2/3 chili in più. Ben distribuiti su fianchi e pancia. Un inno all’equa distribuzione, davvero.

come-apparecchiare-tavola-di-natale-piegare-tovagliolo-2Il Natale, a casa Grosso-Berrino-Lora è il momento del dare. Dare libero sfogo alle ricette più succulente e pantagrueliche che un comune mortale possa immaginare. A partire dagli antipasti, che non sono mai meno di quattro, ai primi (sì, primi, al plurale), ai secondi (anche qui, uno solo potrebbe soffrire di solitudine, perciò facciamone almeno due), ai dolci. Ricordo ancora il Natale a casa di mia nonna Pina: un’abbondanza e una storia di gusti e colori davvero incredibile. Ma, su tutti, era la sua pasta al forno il piatto che preferivo. E che lei cucinava sempre, per Natale. Non che nelle altre occasioni non la facesse. Anzi.

Per mia nonna un pasto non era tale se non era composto, come da tradizione, da antipasto, primo, secondo con contorno e frutta. I dolci, lei, non li ha mai amati particolarmente. Al massimo poteva proporre le pesche ripiene al cioccolato. Che, a dirla tutta, non è che fossero meno buone di una torta o di altri dessert.

Adesso che lei non c’è più, ci riuniamo comunque a casa sua (o meglio, casa di mia zia) e continuiamo a rimpinzarci come tacchini pre-giorno del Ringraziamento, con tutto quello che, da noi, fa tradizione. Una cosa su tutte: la pasta fatta in casa. Sì, assolutamente home made. Ed è bello pensare che il Natale sia festa di condivisione, ma condivisione per davvero. Un momento in cui, tutti insieme, seduti alla stessa tavola, assaggiamo i piatti che qualcuno ha amorevolmente preparato per tutti. Con le proprie mani. Che poi, durante la preparazione, vuoi per la stanchezza, vuoi per il mal di schiena, siano volati improperi degni di uno scaricatore di porto (o forse peggio), poco importa. Quello che conta è (l’ottimo) risultato finale.

E poi quest’anno le Gem capiranno forse qualcosina in più rispetto all’anno scorso. Avremo così modo di condividere questo momento magico e unico anche con loro.

So che mia zia ha già preparato la casa, facendo spazio, allestendo albero di Natale e presepe (un miracolo già di per sé, se si pensa che erano anni che non li faceva più). Bello, anzi bellissimo. Ma, devo avvisarti cara Anna Maria: fa attenzione perché le piccole furie sono velocissime a distruggere, eliminare, mangiare e rompere qualsiasi cosa si pari sul loro cammino. E poi non dire che non ti avevo avvisata.

Che il Natale abbia inizio!

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