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L’abbandono della scuola

Ho letto un articolo che mi ha fatta rabbrividire: in Italia, ad oggi, si stima che circa 1 studente su 4 lasci la scuola secondaria addirittura nel biennio. Le superiori, per intenderci. L’abbandono è tanto più frequente nel caso in cui si tratti di istituti tecnici o comunque di preparazione professionale. Circa 2 milioni e 900 mila alunni non sono mai, e dico mai, arrivati al diploma negli ultimi 3 lustri. Una cifra, secondo me, davvero esorbitante. Le cause, sempre secondo questo articolo, sono molteplici. Prima tra tutte, la voglia di rendersi “indipendenti” economicamente. Nel senso che, questi ragazzi che lasciano la scuola, vogliono molto semplicemente riuscire a pagarsi le ricariche del cellulare e avere qualche soldo da spendere durante i weekend. Spesso in discoteche e cocktail. Mai per una mostra o anche solo un film al cinema.

Attimo-Fuggente_980x571I dati mi hanno abbastanza scioccata. Non è tanto il desiderio in sé di lavorare ed essere indipendenti. Legittimo. Quanto piuttosto il background che sta alla base della decisione di mollare tutto. Soldi a parte, spesso e volentieri si tratta di una scelta legata all’insegnamento e agli insegnanti stessi. Una delle prime motivazioni, dopo i soldi, è legata alle bocciature. Secondo questa indagine compiuta da Tuttoscuola, i ragazzi di oggi vivono la bocciatura come un semplice incidente di percorso che li sprona, anziché a buttarsi a capofitto sui libri per rimediare, a lasciare tutto e a tentare strade alternative. Che spesso vengono considerate più semplici. Il lavoro, appunto. E non si rendono certamente conto di quanto il loro abbandono prematuro (cioè subito dopo lo scadere dell’età dell’obbligo, a 16 anni) li renda un esercito di “scomparsi” senza grandi chance per il loro futuro.

Molto, infine, è anche dettato dagli insegnanti stessi. Secondo l’indagine, i ragazzi ritengono di essere poco motivati dal corpo docente. Sono perplessa. Certo, la bravura e la capacità di coinvolgimento degli insegnanti è fondamentale. Se il lavoro fatto in classe è una semplice rimessa diretta, una pura e noiosa lezione frontale, capisco che si possa essere demotivati. Ma tutta la colpa non può e non deve essere affibbiata ai docenti. Che fanno, quasi sempre, del loro meglio col poco che hanno. E con gli scarsissimi incentivi che ricevono. Insegnare è una passione, ma anche avere il desiderio di apprendere lo è.

E spesso e volentieri, questi ragazzi figli del futuro facile (senza sapere che così non è) sono educati, in primis, da genitori che non sanno dare la giusta spinta propulsiva e le giuste motivazioni. A questi genitori, ahimè, spesso l’unica cosa che importa è avere un figlio o una figlia con voti eccellenti, senza tener in reale considerazione le attitudini e le velleità dei ragazzi. Scegliere il proprio percorso di studi, quello che influenzerà tutta la vita di persona adulta, a soli 13 anni non è semplice. E una scelta sbagliata può costare cara. Può davvero influenzare il futuro. Ed è qui che, signori genitori, sarebbe il caso di non latitare, ma di svolgere quella funzione indispensabile di guida che i ragazzi apparentemente non gradiscono, ma che in cuor loro desiderano. E di cui hanno un disperato bisogno.

Nel corso della mia carriera da studentessa ho avuto modo di conoscere insegnanti straordinari. Che amavano il loro lavoro, perché per loro era una missione. Insegnanti che mi hanno trasmesso passione e nozioni, interessi e cultura. Nel senso più vero e pieno di ogni termine. Sono stata fortunata. Io, al pari di Todd, posso e potrò sempre dire, con passione ed affetto, Oh capitani, miei capitani!

Spero che anche per le mie Gem possa essere così, nel futuro prossimo.

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