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18 gennaio 1979

Ed eccolo qui, il giorno che ogni anno attendo con trepidazione. Il giorno degli auguri e dei festeggiamenti. Il giorno dei sorrisi e  dei ricordi. Il giorno delle telefonate e dei messaggi. E, un tempo, il giorno della valanga di regali di ogni colore, foggia, tipo. Quest’ultima parte, da che ci sono le bambine, è passata in cavalleria. Ma non mi importa. Resta comunque un giorno in cui, grazie al pensiero di tanti, di moltissimi amici e conoscenti, mi sento davvero pensata ed importante. Non che sia di fondamentale importanza, ricevere auguri, ma di certo aiuta. Soprattutto oggi, che il tempo passa dai 36 ai 37. Un bel traguardo, non c’è che dire. Un quasi arrivo alla boa successiva, quella dei 40, che un pò mi spaventa e un pò mi mette addosso quella frenesia tipica dei grandi nuovi inizi che sai che, prima o poi, raggiungerai.

io e mamma
Io e mamma, tanto, tantissimo tempo fa!

Mi sono sempre ricordata le parole esatte che mi ripeteva mio papà ogni anno, parlando del giorno della mia nascita e proprio oggi, invece, non me le ricordo più. Sarà l’età? Ad ogni buon conto, il succo del discorso era che il 18 gennaio del 1979 era un giorno freddo, con le strade ghiacciate, la neve che aveva fatto imponente capolino anche a bassa quota. Mia mamma, a pranzo da mia nonna Pina, era in procinto di mangiare un bel fritto misto alla piemontese quando io, impaziente di conoscere questo nostro sporco mondo, decisi che di stare al calduccio ne avevo abbastanza. E così ruppi le acque. La corsa frenetica al Sant’Anna di Torino, il cesareo ed io, che quel lontano giovedì 18 gennaio 1979, vidi la luce alle 15.05, per 2.650 kg di peso e una lunghezza di 45 centimetri. Mamma confermi? Le rotelle del cervello girano all’impazzata per rievocare tutti i dati, ma non sono sicura che girino nel verso giusto. Comunque, poco importa. Mio papà, che era a Rimini per lavoro (mi pare, ma posso sbagliarmi), di gran carriera prese la macchina e si lanciò a tutta velocità dalla sue donne. I suoi “due cuori e una capanna”, come ci chiamava scherzosamente.

E oggi, che è un giorno di festa (per me, ovvio), vorrei che la mia wish-list non fosse così impossibile da realizzare. Vorrei una macchina del tempo, per tornare indietro al momento in cui, dopo la nascita, mia mamma e mio papà mi hanno abbracciata per la prima volta. Sarebbe il regalo più bello.

Vorrei il teletrasporto per andare da mia mamma, anche solo mezz’oretta, per abbracciarla forte, dirle quanto le voglio bene, ringraziarla per tutto quello che ha sempre fatto per me e cullarla, come lei ha fatto con me quand’ero piccola, perché scivoli in un sonno sereno, senza sogni e senza dolore.

Vorrei che i miei cari che non ci sono più si palesassero a me, anche solo per un secondo, per dirmi semplicemente tanti auguri, noi ci siamo.

Vorrei che le bambine cominciassero a dormire, proprio questa notte, in una tirata unica, da sole, nei loro lettini.

Vorrei che chi sai tu, caro Dio, si rimettesse in forze e guarisse.

E poi, banalmente parlando, vorrei che il cellulare la smettesse di funzionare a singhiozzo, quando ha voglia, perché se continua così, è avvisato, lo cambio!

Basta così. La mia wish-list, per oggi, è terminata. Buon compleanno a me!

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