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27 gennaio, per non dimenticare, davvero

Il 27 gennaio è universalmente conosciuto come Giornata della Memoria. Un giorno in cui il mondo rimane col fiato sospeso, i volti si fanno tristi, le parole vengono sussurrate, i passi fatti paiono delle danze in punta di piedi. Perché la Giornata della Memoria è dedicata al ricordo di quello che la follia può fare, di quello che la mente umana può concepire, di ciò che il silenzio omertoso può provocare.

olocausto_ricordo_omosessualiPer me, il 27 gennaio deve essere un giorno di ricordo, in primis, delle vittime. Di tutte le vittime. Perché non ci siano più, mai più, morti di serie A e vittime di serie B. Morti che vengono giustamente ricordati, attraverso filmati, documentari, pubblicazioni, post su vari e svariati blog e siti. Attraverso immagini strazianti che nessuno dovrebbe rifiutarsi di guardare. Per riflettere, memorizzare, tentare di capire l’inconcepibile, per non rifare mai più errori simili. Legittimo e giusto. Tutto legittimo e giusto.

E allora io, il 27 gennaio, mi prenderò un pò di tempo per ricordare. Per ricordare le vittime, tutte le vittime, anche quelle quasi non riconosciute della follia nazista. Quelle vittime che non vengono mai citate o di cui, comunque, si parla così, en passant, di striscio. Quasi con il timore di fare qualcosa di sbagliato. Mentre invece, di sbagliato, c’è solo il non-ricordo o il ricordo parziale.

I triangoli rosa: gli omosessuali (anche) di razza ariana. Eh sì, perché i nazisti, nella loro follia, uccidevano anche gli appartenenti al loro stesso gruppo di appartenenza. Questa categoria, sebbene sia stata una delle più colpite dalla furia nazista, non dispone di numeri precisi sulle vittime che furono uccise barbaramente, in quegli stessi campi di sterminio che ospitarono altri caduti. Le stime parlano di un numero che varia da un minimo di 10.000 ad un massimo di 600.000 persone uccise. Poche se si pensa ad altri numeri ben più agghiaccianti, moltissime se si pensa che, in realtà, nessuno mai ci saprà dare un numero effettivo.

I triangoli marroni: gli zingari. I Rom e i Sinti vennero deportati, esattamente come altri, a partire dal 1940. Ma chi di voi lo sapeva? O, anche se la cosa era nota, chi sapeva che, nella mente malata dei nazisti, gli zingari erano considerati ancora meno di altri deportati e facevano una fine, se possibile, ancora più atroce? Qual è il numero finale (o una stima verosimile) di zingari uccisi, gassati, torturati dalle SS? Nessuno, e dico nessuno, lo sa.

I triangoli viola: i Testimoni di Geova. Chi di voi ha idea del fatto che i Testimoni di Geova furono tra i primi ad essere presti di mira dal governo nazionalsocialista? Chi sa che furono tra i primi ad essere deportati nei campi di concentramento? Qual era la loro colpa? I Testimoni di Geova rifiutavano di essere politicamente attivi, negavano la volontà di un loro coinvolgimento nella vita politica, non desideravano entrare a far parte dell’esercito tedesco e, soprattutto, rifiutavano di fare il saluto romano a Hitler o a chicchessia. Quanti di loro sono morti nei campi di sterminio? Nessuno, e dico nessuno, lo sa.

I Pentecostali. Deportati anche loro nei campi di sterminio, nessuno, e dico nessuno, sa quale sia il numero preciso di coloro i quali morirono nei lager. Erano considerati alla pari dei malati di mente e, per questo motivo, indegni di vivere.

Altre confessioni cristiane. Nel progetto delirante e folle di Hitler rientrano a pieno titolo anche i sacerdoti cattolici, i popi ortodossi, i pastori protestanti. Il campo di concentramento a loro riservato era quello di Dachau. Anche in questo caso, i numeri di coloro che persero la vita a seguito della deportazione sono ignoti.

Popoli slavi. Sconosciuto l’ammontare delle vittime per mano nazista di intellettuali, dissidenti, personaggi eminenti e semplici contadini di origine slava barbaramente trucidati, gassati, rinchiusi nei campi di concentramento, che trovarono la morte.

Aktion T4. Malati di mente, persone con disabilità motorie, persone con menomazioni fisiche. Anche, anzi soprattutto, tedeschi. Chi sa quanti di loro persero la vita per mano nazista?

I dissidenti tedeschi. Adolf Hitler non guardò mai e poi mai in faccia nessuno. Nel suo folle percorso incontro ad una grandezza mai raggiunta, eliminò anche, anzi soprattutto i dissidenti politici. Furono proprio loro i primi a diventare vittime poco illustri del campo di concentramento di Dachau. I dissidenti politici vi vennero rinchiusi già a partire dal 1933 e fino al 1944. Quanti morti, tra loro? Nessuno lo sa con certezza.

Le stelle gialle: gli ebrei. Prima rinchiusi nei ghetti, poi deportati, verso la morte, nei campi di concentramento disseminati tra la Germania e la Polonia. Quasi 6 milioni di vittime, tra donne, uomini, bambini. Intere famiglie sterminate, esistenze spezzate anzitempo e nel modo peggiore e più crudele possibile.

Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, io spenderò alcuni minuti per ricordare le vittime, ma proprio tutte le vittime. Perché ogni morto, anche quello sconosciuto, che non viene mai chiamato per nome, deve poter avere, a mio parere, pari dignità e uguale considerazione. Per non dimenticare è necessario conoscere tutto. Ma proprio tutto.

 

 

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