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La sicurezza? Quale sicurezza?

Partiamo da un presupposto molto semplice: quando nacquero le città-stato (già a partire dai sumeri, ma ben più famose le polis greche) lo scopo principale per cui questi agglomerati assunsero la denominazione di città-stato, con tutti gli annessi e connessi, era una sola. La sicurezza. La necessità di proteggere i beni, comuni e non, da attacchi esterni. Quasi solo ed unicamente per questo motivo. E, per meglio difendere questi fantomatici beni comuni, si avvertì l’esigenza di creare anche un organismo che potesse assolvere a questo compito: l’esercito.

furti in casaOra, tralasciando qualsiasi considerazione sull’uso delle armi, la reale funzione degli eserciti al giorno d’oggi e mille altri panegirici più o meno interessanti, è palese che la funzione di uno stato, in primis, è la sicurezza dei suoi cittadini. Se questo elemento basilare manca, lo stato non ha ragione di essere. E non svolge nel modo corretto una delle sue funzioni primarie.

Perché mi sono cacciata in questo argomento? Semplice. Perché le notizie di cronaca di quest’ultimo periodo mi hanno lasciata perplessa. E disgustata, anche. Una su tutte, la storia di Ermes Mattielli, derubato non una, non due, ma ben venti volte nel corso degli anni da due rom. Sfinito, sfiduciato, esasperato anche, il robivecchi vicentino (morto pochi mesi fa d’infarto) sparò per difendersi. Sparò per proteggere la sua casa. Sparò per la sua sicurezza. Quella stessa sicurezza che, come dicevo, dovrebbe essere garantita per definizione dallo Stato, ma che invece latita. Sparò e li ferì. Badate bene, li ferì, non li uccise. Dopo varie peripezie giudiziarie note a tutti, venne condannato per tentato omicidio. 5 anni di galera e una condanna pecuniaria esemplare: 135mila euro di risarcimento. Cioè, se non sono stata abbastanza chiara, lui (vittima di reiterate rapine) doveva risarcire i due ladri (la cui nazionalità poco importa, sempre ladri sono), feriti per legittima difesa.

Ora, non sono a favore delle armi, non lo sono mai stata. Non sono nemmeno a favore della legge del taglione. Ma qui c’è qualcosa che non va. C’è uno Stato che non sa fare il suo dovere primario: difendere. Che non si cura dei suoi cittadini e che preferisce salvaguardare i ladri. E siccome il signor Mattielli ha avuto l’indecente idea di morire prima di risarcire le due persone che ripetutamente entravano nella sua proprietà per spogliarlo, piano piano, dei suoi averi, allora lo Stato che fa? Il risarcimento va dato, ovvio. E quindi il patrimonio del defunto, una casa e un magazzino fatiscente, del valore di poche migliaia di euro, sul mercato, ma evidentemente importantissime per il vicentino, vengono assegnate ai ladri, a titolo di risarcimento per essere stati feriti nella proprietà del signor Mattiello. E non mentre, regolarmente invitati, prendevano un caffè con il morto. No.

Venivano feriti mentre per l’ennesima, schifosa volta entravano non invitati in una proprietà privata per appropriarsi indebitamente di oggetti, soldi o quant’altro di proprietà altrui.

Lascio qui brevemente lo stralcio di una delle ultime interviste rilasciate dal signor Mattiello: “Ho una gamba di legno, ma neppure l’invalidità minima. Vivo con l’orto, le galline. Mi hanno messo alla carità. Andavo in giro con l’Ape a raccogliere rottami, sbarcavo il lunario. Adesso devo pagare 135 mila euro. Ma chi li ha mai visti 135 mila euro? Io soldi non ne ho, l’ho detto anche all’avvocato che non posso pagarlo. Vivo con poco più di 100 euro, me li faccio bastare. Oggi ho mangiato quattro patate e du ovi”.

Per mesi, il “carnefice” aveva trovato davanti al cancello del magazzino lavatrici e frigoriferi abbandonati, senza capire che servivano ai ladri per entrare più agevolmente nella sua proprietà (salendoci sopra e scavalcando la rete).

Un giorno “ho visto una luce, ho sparato contro quella. Poi sono sbucati dal buio, erano a due metri da me, ho preso paura. In dieci anni sono venuti 20 volte a rubare. Vengono qui a rubare, da me che ho una gamba di legno. Cosa dovevo fare? Datemi uno stipendio e io lascio spalancate porte e finestre. Dovevano stare a casa loro, quei due. E non sarebbe successo nulla. Ma erano padroni loro, i ladri. A me giudici e avvocati hanno chiesto di patteggiare, ho detto: “neanche morto”. Lo Stato ha pagato il legale ai nomadi che mi hanno derubato, ai ladri”.

Storie come quella del signor Mattiello ce ne sono tante, in Italia. Storie di quotidiana, ordinaria follia. La follia di uno Stato che non sa nemmeno più proteggere i cittadini. Che non sa cosa significhi sicurezza e protezione. Uno Stato che ci fa vivere come nel Far West. Dove ognuno di noi si deve difendere in autonomia, come può. Se dovessero entrare dei ladri in casa mia, al di là di ciò che potrebbero rubare, mettendo a repentaglio la sicurezza delle mie bambine, cosa credete che farei? Mi difenderei! Salvo poi essere punita per non aver accolto i ladri in casa mia a tarallucci e vino. Che schifo! Buongiorno Italia!

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