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La storia di Gaia

Gaia (nome di fantasia, ma persona realissima) è una mamma speciale. Una mamma che personalmente non conosco, ma grazie alla realtà virtuale di Facebook ho avuto il piacere e l’onore di leggere quasi tutti i giorni su una delle pagina dedicate ai gemellitori (genitori o futuri tali, di gemelli). Gaia è alla 12^ settimana di una gravidanza monocoriale biamniotica. Una gravidanza cercata intensamente, fortemente, per anni. Una gravidanza attesa, voluta, desiderata fino allo stremo. Una maternità quasi negata, visto che dopo tanti tentativi l’esito era sempre negativo. Gaia è giovane, ha poco più di trent’anni. Piacevole nell’aspetto, dolcissima, forte e determinata come solo le donne che desiderano spasmodicamente un figlio sanno essere.

mother and her baby silhouette, isolated vector symbol

Gaia non è una donna qualunque: si barcamena tra lavoro e casa, tra amici (pochi) e altre attività quotidiane. Scopre di essere incinta e la felicità è doppia nel momento in cui le dicono che sono due! Due bambine. Gaia posta quotidianamente le sue sensazioni, i suoi timori, la gioia dopo ogni ecografia. Dice di tenere un diario, per poter ricordare in futuro tutte le emozioni fortissime che prova oggi e che ha timore di non ricordare appieno a distanza di anni. Fa tanta tenerezza, Gaia. Sembra una bambina alle sue prime, vere esperienze con la vita.

Poi, ad un certo punto, una mattina scrive sul gruppo di Facebook che ci sono dei valori sballati, che l’ultima ecografia ha mostrato delle disparità importanti tra una bambina e l’altra. Chiede a noi ragazze cosa significhi, se ne sappiamo di più, se abbiamo testimonianze che possano esserle utili. Non ho cuore di mandarle la mia, di testimonianza. Ho paura per lei e per le piccole. Il suo viso non lo vedo, ma lo immagino benissimo. Le sue percezioni mi arrivano dritte come un pugno nello stomaco sferrato a tutta forza. La sua angoscia diventa anche un pò la mia. La capisco, Gaia. E vorrei urlarle la mia vicinanza, il mio appoggio, la mia amicizia. Ma so bene che sarebbe tutto inutile. Non ha scritto quale sia la patologia che affligge la sua gravidanza e le sue gemelline e io non faccio ipotesi. Ce ne sono tre tipi, nella gravidanza come la nostra. Tre mostri striscianti che si insinuano nella parte più intima di una mamma e dei suoi piccoli, tra la placenta e le sacche, e tentano di distruggere ciò che di più bello una donna possa fare. Ciò che una futura mamma può generare.

Per alcuni giorni più nessun accenno. Nessun post a nome di Gaia. E io quasi mi dimentico di questa giovane donna che sta sicuramente vivendo uno tsunami di emozioni contrastanti, tra la voglia di prendere a calci il mondo e lo sfinimento dettato dalle ore passate a piangere. “Non fa bene alle bambine, loro lo sentono che non sei serena“. Parole facili a pronunciarsi, difficilissime da mettere in pratica. Poi, qualche giorno fa, eccola ricomparire su Facebook. Vorrei che ci fosse un lieto fine, ma nella vita purtroppo spesso non è così. Vorrei che, essendo un blog e queste delle semplici parole scritte, si potesse scrivere un finale diverso, più gioioso. E invece no. Gaia scrive un commento di una brutalità assordante: “Amiche, vi ringrazio del sostegno e dell’affetto che mi avete dimostrato, ma devo lasciare il gruppo. Da ieri non sono più una mamma di gemelle. Un cuoricino ha smesso di battere, l’altro invece lotta ferocemente per la vita. Buona fortuna a tutte“.

E io, per un secondo, rivivo la mia esperienza, l’attimo in cui la disgrazia ti piomba addosso, lo scoramento che ti avvolge, l’abisso di follia in cui rischi di cadere. E piango per lei. E ringrazio invece della mia fortuna. Per come le cose, a me, siano andate nel verso giusto. Forza Gaia, tieni duro. Per te e per la tua bambina. Ve lo meritate tutte e due. E pensa, anche, che la tua gravidanza da ora in poi sarà seguita da un occhio attento d’eccezione: la tua bambina che non c’è più, il vostro angelo custode.

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