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Chiacchierata con una musulmana

Sembra scontato, ma non lo è. Sedersi un attimo, con la mente libera da qualsiasi altro pensiero, e dare libero spazio all’ascolto. In questi giorni di BIT, complice la mia innata curiosità per qualsiasi cultura altra dalla mia, la disponibilità di una donna molto gentile e il terreno “neutro” della lingua inglese, internazionale, estranea a me e a lei, ma capace di unire comunque due mondi diversi, ho fatto un pò di chiarezza nella mia conoscenza approssimativa dell’Islam.

god_is_too_big_to_fit_into_just_one_religionNon ricordo bene come siamo finite a parlarne, so solo che dopo la sensazione di pace e di tranquillità che mi ha pervasa mi ha lasciato un ricordo dolcissimo. Shazallina è una donna malese, chiaramente musulmana. Lo si capisce evidentemente dal velo che porta, sempre e comunque, a copertura del capo. Solo il capo, sia chiaro. Il viso è scoperto. Ed è un visto tondo, dolce, con un sorriso che si apre come un abbraccio. Ritrosa all’inizio, Shazallina si apre a poco a poco, come un fiore dopo una pioggia di primavera. La sua parlata è tipica degli asiatici, le consonanti sono arrotondate, le vocali sono armoniose. D’istinto, dopo aver parlato di lavoro, le chiedo della sua religione. E cosa ne pensa dell’ISIS. Vedo che il suo sguardo si incupisce appena quando nomino lo Stato Islamico. “Non c’entra niente con noi. Nel Corano non è scritto da alcuna parte che gli infedeli devono essere uccisi. L’Islam è una religione di pace e di amore. Di fratellanza e di unione”. Tutte cose che, dentro di me, sapevo già. Ma che avevo dimenticato. Complici gli orrori che accadono quasi quotidianamente e che vengono riportati a ritmi martellanti dai media. Che, invece di informare, svolgono la funzione, a mio parere, di sostenitori di barbari senza gloria.

Discutiamo di tante cose, io e Shazallina: delle differenze tra la mia e la sua religione, dei principi fondamentali alla base dei nostri credo, della condizione della donna, di libertà di pensiero e di culto. Lei è curiosa di capire il Mistero della Trinità. E qui, nonostante anni e anni a parlare inglese, la mia tracotanza vacilla. E’ difficile spiegarlo in italiano, figuriamoci in un altro idioma! Ma ci provo lo stesso. E, dai suoi occhi, capisco che non ho fugato tutti i suoi dubbi (ne ho tanti anch’io, nonostante tutto), ma che ha compreso il messaggio d’amore che sta alla base della religione Cristiana. Lei mi parla dei pellegrinaggi alla Mecca, della necessità di seguire il Ramadan coscienziosamente, dell’assioma che ne sta alla base, di Gesù e di Maometto. E mi dice che l’Islam crede nell’Antico Testamento, ma non nel Nuovo. Che per loro il Nuovo Testamento, scritto dagli uomini, non può essere considerato parola di Dio. Mi chiede anche di Gesù e di come Dio possa aver avuto un figlio, visto che è pura essenza. Mi domanda della Madonna, del battesimo e di mille altre cose. Spero di essere stata all’altezza.

E’ una discussione pacata, avvincente e molto, molto istruttiva. Nessun tono sopra le righe, nessuna rivendicazione. Entrambe, parlando, sappiamo che l’unica cosa importante è ridurre le distanze tra me e lei, tra una religione e l’altra, per meglio comprenderci e per vivere in armonia, senza rivendicazioni né tentativi di convertire alcuno.

“Io ho la mia fede, tu hai la tua. Io ti rispetto e tu rispetti me. E’ così semplice, in fin dei conti” mi dice alla fine della nostra chiacchierata. Sì, è così semplice. Chissà perché le soluzioni più semplici sono anche, spesso, quelle meno battute.

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