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Torneresti indietro?

In questi giorni spulciando Facebook e, nello specifico, seguendo numerosi gruppi di mamme di gemelli e affini, guardo con nostalgia e tenerezza la miriade di foto che vengono postate di piccoletti appena nati o di pochi mesi. E mi sciolgo. Letteralmente, mi sciolgo. Quelle guanciotte paffute, le manine minuscole strette a pugno, i piccoli guerrieri chiusi nelle loro scatole di plastica in TIN. Sono tutte immagini che mi riportano di slancio a quasi due anni fa, quando le mie piccole decisero di venire al mondo molto prima del termine naturale della gravidanza. E non posso fare a meno di pensare a come sono stati, i nostri primi tempi insieme. Non erano a casa, ma in ospedale. Non potevano ricevere visite, se non la mia e quella del padre bardato come un chirurgo al prossimo intervento. Non potevo portarmele in camera, perché la mia camera di nutrice non era attrezzata con monitor, tubi, elementi di prima necessità propri della Terapia Intensiva Neonatale.

donna clessidra tempo specchio orologio aE mi chiedo: torneresti indietro, Annalisa? Le rivorresti piccole piccole? Rugose e magrettine? Con il piedino chiuso in un giro di scotch a tenere fermo il sensore per la misurazione dell’ossigeno? Sì, lo ammetto. Tornerei indietro, eccome. Non ho vissuto appieno quei momenti come avrei dovuto. E adesso nessuno me li può ridare. Se potessi tornare indietro, rivivrei tutto con più calma, con più gioia, con più serenità. Ma è facile dirlo ora, che la tempesta è passata da un pezzo. Che gli ormoni hanno ripreso il loro canale naturale e non piango più per qualsiasi cosa. E’ facile dirlo ora che le Gem camminano, sono state svezzate, cominciano a ripetere tutto a pappagallo. E’ semplice pensarlo ora. Ora che il periodo più difficile per una mamma di gemelle/i è quasi passato. Dicono tutti (i gemellitori) che il primo anno è il più duro. Ora che l’abbiamo superato, posso dire che in effetti è vero. Anche se ciò non toglie che più crescono, più i problemi diventano diversi. Non scompaiono, semplicemente ne nascono di nuovi. Nuove sfide, nuovi passi da fare. Una crescita costante e ininterrotta. Che io e le Gem facciamo insieme, giorno dopo giorno. Loro crescono come bambine sempre più indipendenti. Io cresco come mamma.

Il lavoro di mamma e l’identità che ne sta dietro non si fossilizza mai, ma evolve nel corso del tempo. Solo ora me ne rendo conto. Non si è mai pronti per ciò che di nuovo può accadere. Tutto diviene, tutto cambia, tutto insegna. Ma, ritornando alla domanda di poc’anzi, posso dire che, nonostante tutto, sì, tornerei indietro. Ricordo con nostalgia le nottate in bianco per dar loro la poppata, per far loro fare il fantomatico ruttino (che a volte prendeva lo slancio di decibel da scaricatori di porto!), per farle riaddormentare. Tornerei a preoccuparmi per i rigurgiti. Tornerei a riscoprire i loro primi sorrisi, i loro primi sgambettamenti. Il loro primo incontro con la frutta grattugiata. Me lo dicevano, di godermi ogni attimo, sempre. Ma siccome sono una testona e il mio carattere va sempre all’opposto di ciò che mi viene detto, non ho seguito in toto questo prezioso consiglio. Pazienza, lo sto facendo ora e lo farò.

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