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8 marzo, festa della donna

Keep calm e respira a fondo, Annalisa. Non puoi scrivere tutto quello che pensi su questa festa, molte non capirebbero e non apprezzerebbero il tuo esercizio di sincerità. Odio la festa dell’8 marzo. Ecco, l’ho detto. Non mi è mai e poi mai piaciuta. E’ una festa sessista. E’ la celebrazione di una favoletta mai accaduta. La celebrazione di un evento fantasma terribile come ce ne sono stati tanti altri. Anche peggiori. L’8 marzo andrebbe festeggiato tutto l’anno, ogni singolo giorno, per dare voce ai diritti delle donne non ancora universalmente riconosciuti. Per quelle donne che non possono uscire di casa se non accompagnate dai mariti o da un parente maschio. Per quelle donne che non sono libere di guidare. Per quelle donne che non possono studiare, ma sono costrette a rimanere nell’ignoranza. Per quelle donne che sono abusate, maltrattate, vessate in qualsiasi modo possibile, salvo poi ricevere dal loro aguzzino proprio l’8 marzo un bel mazzetto di mimose, magari condito con un tralcio di orchidea. Che così si lava la coscienza e si pulisce l’anima.

suffragette-votes-for-women2L’8 marzo non ha più quel connotato storico-politico-sociale-sociologico che aveva un tempo. Un tempo in cui si festeggiava il traguardo del suffragio universale (in Italia le donne hanno ottenuto il diritto al voto solo nel 1946, ci pensate?), il femminismo come diritto della donna ad essere entità a sé stante, la liberazione dal giogo maschile (destinazione non ancora raggiunta). E quello che più mi fa sorridere è che le amanti della festa dell’8 marzo citano a mò di bandiera un evento storico del tutto fantasioso, ovvero quel fantomatico incendio in una fabbrica assolutamente non esistente in cui morirono, secondo la leggenda, centinaia di donne chiuse a chiave all’interno dal titolare. Mentre invece la storia reale insegna che ci fu, sì, un episodio del genere in America. Una fabbrica prese effettivamente fuoco a New York. Ma nella tragedia morirono 146 lavoratori: 123 donne e 23 uomini. Forse che i 23 maschietti morti valgono meno delle 146 donne? E’ questo il messaggio che deve e vogliamo far passare?

 

Adesso poi, con il baluardo sempre vivo di questo evento mai accaduto nella realtà, la festa della donna è una scusa per ubriacarsi, tenere comportamenti ben oltre il limite della decenza, assistere come furie scatenate a striptease maschili. Donne urlanti che perdono la loro dignità per una sera, felici poi di rientrare in modo ordinato nei ranghi, il giorno dopo. Di tornare ad abbassare la testa. Di essere brave madri e mogli. Zitte all’occorrenza. Parlanti a richiesta. Questa è libertà? Questa è conquista? Se amate gli spogliarelli, perché non cercarli tutto l’anno? Perché solo l’8 marzo? Ve lo dico io. Perché l’8 marzo vi sentite in diritto di poter fare tutto quello che volete. Con compagni, mariti, amanti che, benevoli, chiudono un occhio. O magari tutti e due. E il resto dell’anno, mentre voi state a casa, lavorate, producete e faticate a ritagliarvi uno spazio di svago tutto vostro, non appena provate a rivendicare un pò di autonomia venite tacciate di egoismo. E rientrate saldamente nei ruoli imposti da questa società maschilista. E vi va bene così.

Ma sì, alziamo la testa solo l’8 marzo! Viva la festa della donna! Se questa è emancipazione, ne faccio a meno. Grazie. Sarò una donna anomala, ma senza alcun dubbio preferisco così.

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