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Breve (ed esilarante) stupidario del paziente medio

Francesco Testa
Il Dott. Francesco Testa

Conosco Francesco Testa da….boh, non saprei nemmeno più da quanto. Dai tempi del catechismo in Bescurone (Bra, per gli “stranieri”) prima e a Sant’Andrea poi. Nel corso degli anni, insieme a lui e ad una simpatica combriccola di adolescenti vivaci e sprezzanti delle regole (non tutti però!), ho avuto modo di conoscerlo abbastanza, sia in occasione dei campeggi estivi a Sampeyre o a Pian del Re, sia nei pomeriggio di “gita” alle piscine di Bra. Anzi, prima di farvi sorridere un pò, vorrei raccontarvi un episodio che ci coinvolse entrambi. Eravamo alle piscine di Bra, appunto. Tutti in acqua, a rinfrescarci dalla canicola estiva (doveva essere il mese di luglio, ma la mia memoria può far cilecca. Ad un certo punto, mi tuffo dove l’acqua è alta, mi spingo sempre più in fondo ma, al momento di tornare in superficie, mi manca l’ossigeno. Riemergo a fatica e sto quasi per svenire. Anzi, forse svengo proprio, non lo so. Ma di certo mi sento mancare. Francesco, che era a bordo piscina, si accorge subito che qualcosa non va, si butta in acqua e mi recupera a suon di bracciate, riportandomi sul bordo della vasca. Eh sì, perché Francesco per quel che mi ricordo, è sempre stato così: altruista, buono, gentile e super-intelligente. Avrei altri aneddoti su di lui, ma magari ve li racconto la prossima volta.

Leggo spesso i suoi fraseggi su Facebook ed ho imparato ad apprezzare sempre più la sua arguzia, lo stile elegante e mai scurrile e le stoccate al vetriolo (in senso buono, eh?), che lancia periodicamente raccontando dei suoi incontri con i pazienti. Ah, già, dimenticavo di dirvelo: Francesco è medico chirurgo specializzato in Radiodiagnostica. Quindi, tramite le sue dirette parole, lascio che sia lui a raccontarvi alcune delle perle più degne di inserimento nello stupidario dei pazienti, raccolte in 10 anni di carriera e sapientemente rimesse a nuovo per noi. Buona lettura.

Cominciamo da te, puoi dirci qualcosa di più su chi è Francesco? Mi chiamo Francesco Testa, ho 38 anni, sono medico chirurgo specializzato in Radiodiagnostica e bazzico nel mondo radiologico ormai da circa 15. Ho studiato a Torino, ma la mia formazione pratica la devo all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo dove ho lavorato poi per due anni prima di scegliere un ospedale di provincia (a Bra, capitale dello Slow Food) più consono alla gestione della vita familiare. Da alcuni anni mi occupo anche dell’insegnamento della diagnostica per immagini nei corsi di laurea triennali delle professioni sanitarie dell’Università di Torino.

Come mai hai scelto proprio questa specializzazione? La scelta della radiologia come specialità è stato un amore a prima vista al quinto anno di università, un po’ controcorrente rispetto ad iniziali aspettative non solo mie. Ma è una scelta che ho difeso e che difendo tutt’ora, specie di fronte a chi si ostina a sostenere che il Radiologo non sia un medico o che lo sia “meno” di altri colleghi. Quello del Radiologo è un mestiere lontano dalle luci della ribalta, ma come quello del medico di laboratorio è una professione alla base di tutto quello che è il castello di carte della medicina ospedaliera e territoriale. Se si fermassero radiologia e laboratorio analisi, si fermerebbe l’intero ospedale, venendo a mancare i pilastri del moderno ragionamento clinico.

Quindi, secondo te, la professione di Radiologo è considerata di “serie B” dai pazienti? Perché? Il pubblico vede ben poco il Radiologo, ma c’è un motivo: il suo compito è principalmente quello di interpretare le immagini. Immagini che nella stragrande maggioranza dei casi vengono però “prodotte” per ragioni di praticità dal Tecnico Sanitario di Radiologia Medica. Mentre il Radiologo è medico (6 anni di studio) e specialista (+4 o +5 anni di specializzazione = 10 o 11 anni di università), il Tecnico, figura che personalmente ritengo fondamentale e insostituibile, si forma sui libri e nei tirocini per “soli” 3 anni. Quella del Tecnico è una professione sanitaria di supporto: si potrebbe scrivere la proporzione secondo cui Tecnico sta a Radiologo come Infermiere sta a Medico, o come Ortottista sta ad Oculista o come Fisioterapista sta a Fisiatra. Ed è il Tecnico quello più a contatto con il paziente, che spesso lo confonde con il medico. Poco male, per carità, ma è giusto dare a Cesare quello che è di Cesare. Purtroppo la meritata considerazione sfugge non solo al pubblico, ma anche agli operatori interni dell’ospedale; un giorno la frettolosa barelliera che accompagnava l’ennesimo paziente per un esame mi ha apostrofato: – Su dottore, non perda tempo a scrivere e non stia a darmi il referto, tanto su in reparto manco le guardano le cose che scrivete voi! – Ecco. Grazie per l’iniezione di fiducia.

Raccontaci qualche chicca divertente che sicuramente ti è capitata durante il tuo percorso professionale. Sicuramente per un Radiologo il maggior contatto con il paziente avviene nella sezione di Ecografia, dove l’intermediazione del Tecnico di Radiologia viene a mancare. Ed è lì che è possibile raccogliere di prima mano i migliori florilegi, anche solo sul confort dell’esame, spaziando da persone pienamente collaboranti (Dottore, si accomodi sulla mia pancia come se fosse a casa sua) o addirittura entusiaste (Sarebbe bello fare una bella videocassetta di questo esame, eh, dottore? O un CD. Così poi uno la sera se lo può guardare. Ma almeno mi fa due foto?), a chi invece non vuol saperne di farsi esaminare (Dottore, ma la pancia devo proprio fargliela vedere? No, da quella parte non mi giro, a sinistra non mi piace).

C’è chi non ha una grande percezione di sé (Ma, mi dica, dottore: lì dove sta toccando è anche roba mia?), chi dell’ottimismo ha fatto una filosofia di vita (Io sono sempre allegro: ad arrabbiarmi ho tempo domani) e chi invece è sensibile allo stremo al minimo dettaglio (Dottore, lei è troppo gentile e mi tratta troppo bene: allora vuol dire che sto per morire). Poi uno si toglie anche certe soddisfazioni, ad esempio annunciare a una signora di mezza età che la sua non è una comune colica renale, e che a causarle la dilatazione del rene ed il conseguente dolore è un coso di due o tre mesi comodamente seduto sul suo uretere mentre si ciuccia avidamente il pollice. O si verificano eventi strani, ad esempio quella volta che ho chiesto gentilmente ad una signora di voltarsi sul fianco sinistro ed è partito uno strano balletto in cui la madama prima puntava i gomiti, poi sollevava il collo, poi con la forza delle mani si tirava su a sedere, poi si voltava, poi metteva giù le gambe dal lettino, poi si rivoltava, ritirava su una gamba, l’altra, allungava un braccio e dopo un paio di ancheggiamenti si assestava; allibito le chiedevo scusa perché non credevo avesse un tale mal di schiena. E lei: No no, dottore, è che non voglio disfarmi la piega!

Di sicuro avrai anche sentito tante, simpatiche storpiature nel corso degli anni? Ne ricordi qualcuna particolarmente degna di menzione? Parlando con i pazienti del più e del meno, il linguaggio medico si conferma un’insidia per il pubblico, ed è inevitabile che malattie comuni vengano storpiate spesso in modo piuttosto ilare. Negli anni ho incontrato diverse sfumature sul tema “ernia iatale” (patologia dello stomaco piuttosto diffusa), diventata via via ernia TOTALE, DOGANALE, GATTALE, GODANALE, RETTALE, e financo LETALE. D’altronde capita che l’helicobacter, che spesso all’ernia iatale si associa, diventi il “terribile Killer Bacter”. E che per curarlo si vada dal Gastroentomologo.

Inutile sottolineare come tante persone ritengano le proprie patologie sicuramente peggiori di quelle di ogni altro individuo. Solo che poi si vacilla sui termini tecnici, impunemente stravolti (in Piemonte i diverticoli sono i verticoli; l’isterannessiectomia laparotomia, ovvero l’asportazione di utero e ovaie tramite un taglio sull’addome, viene per qualche strano motivo condensata nel termine “paratomia”, che già erroneo di per sé diventa anche panettomia, pantomima, e persino panetteria).

Oppure si scambia la patologia con il farmaco: (Ho una brutta malattia, dotto’: sono soggetta a guttalax. Sono sempre agitata, dottore: sono veramente ansiolitica). Cosa ci sia poi e cosa succeda all’interno di certi addomi è veramente un mistero (Ho avuto la rivoluzione nella pancia. Ho sentito saltare il calcolo da un rene all’altro. Ho avuto la sabbia sotto la milza.

Quando ho finito di fare pipì devo stare lì un po’ e poi ricomincio: è come se prima svuotassi prima la vescica destra e poi la sinistra. Ho avuto calcoli, ma solo sul sedere. Quando bevo un bicchiere d’acqua, subito mi si gonfiano le caviglie. Mi hanno tolto l’utero e anche tre o quattro ovaieMi hanno operato all’ernia da tutte e tre le parti. Mi hanno tolto tutte le colecisti).

C’è stata una paziente felicissima da quando le avevano messo il PUNTO J (ma era solo il doppio J, un tubicino per risolvere una colica renale, nulla di orgasmico). Ma anche il signore convinto di avere problemi di prostata da quando era andato in menopausa. Un giorno un ragazzo, che aveva studiato la sua supponenda grave patologia su Google, è venuto a farsi fare un’ecografia alla nuca per controllare “l’integrità della barriera emato-encefalica”; un’entità che esiste, ma a livello microscopico, non a livello del collo e soprattutto non indagabile con un’ecografia. E poi, se vi serve sapere se un uomo di mezz’età sente lo stimolo ad urinare e provate a chiederglielo, prima di lui sarà la moglie a dirvi di sì o di no e noterete il di lui sguardo rassegnato ai limiti dell’impotenza.

Ahinoi la sfera sessuale è un argomento spesso oggetto di scivoloni. Ma a parte chi confonde l’ascesso con il sesso (Mi hanno tolto IL SESSO da sotto un dente), sono proprio le questioni più intime a generare strane confessioni, per lo più maschili (E’ un bel problema: ho il pene e i testicoli che son sempre freddi gelati. Dottore, faccio questo esame perché non mi si alza più, né con mia moglie, né con le altre signorine. Sa, ieri sera con la mia donna sono stato indisposto, ma tanto tra noi uomini ci capiamo, vero? Sono stato operato ai testicoli per un giramento di balle).

Le donne di certe cose parlano per fortuna di più con le amiche o con il ginecologo, e all’orecchio del Radiologo maschio arrivano quasi solo manipolazioni linguistiche sul ciclo mestruale, che viene definito in modi coloriti più o meno diffusi (le mie cose, le mie faccende, lo spurgo, le cascate) e con le più varie storpiature del lemma “mestruazioni” (che diventano ad esempio MEREZIONI, MESTAZIONI, MESTOLAZIONI, MESCOLAZIONI). Ma poi occorre annotare anche certi effetti collaterali del mezzo di contrasto alla TAC, che la maggior parte delle persone descrivono come una generica ondata di calore diffuso, ma che un’arzilla novantenne raccontò entusiasta alla figlia come “una roba bella là sotto che non sentivo più dai tempi della buonanima di tuo padre!”.

Anche i Colleghi medici ci si mettono, e ognuno di noi, nel proprio cassetto, serba qualche fotocopia di ricette con richieste quantomeno originali, frutto di sviste o proprio di eventi paradossali. Da chi si lussava il polso a Pasquetta rivoltando una costata (senz’altro di dimensioni colossali) a chi, dopo visione ripetuta nella notte dello stesso film, accusava intensa pulsante cefalea; o da chi si presentava in DEA per essere stato trovato in casa dal fratello nudo senza peraltro ricordare l’accaduto a chi riferiva dolore alla radice del naso dopo uno scontro con un’ape (specificando poi nel retro trattarsi non di un insetto ma di un mezzo a tre ruote); da quello che arrivava perché una mucca gli si era coricata addosso a quello che giungeva per bastonata inferta dalla moglie adirata.

Nella speranza che questo post di oggi vi abbia fatto ridere o per lo meno sorridere, cari lettori, anche se non sono medico vi prescrivo un toccasana per risollevarvi il morale: rileggete l’intervista tre volte al dì, per una settimana. Dovrebbe essere sufficiente a farvi dimenticare, per qualche minuto, la banalità della routine quotidiana.

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