Senza categoria

Sono una “morning person”

Tradotto: sono una persona mattiniera. Dó il meglio di me al mattino, anche molto presto, mentre intorno alle 17 la mia mente comincia inesorabilmente a perdere colpi. Sono sempre stata così. Ricordo ancora i tempi dell’università, nel periodo degli esami: mi alzavo alle 7.30, massimo alle 8 e cominciavo subito a studiare. Quando invece frequentavo i corsi, non avevo problemi a prendere il treno delle 6.30 per Torino. Anzi! Mentre i miei compagni di viaggio intorno a me tentavano di sonnecchiare e recuperare le ore perdute di sonno, io no. Io leggevo o studiavo o ripassavo. Oppure tentavo di intavolare delle conversazioni cui, al massimo della partecipazione, ricevevo dei grugniti per risposta. Se ne riparlava all’arrivo a Torino Porta Nuova. Se tutto andava bene. Per contro, i corsi serali erano uno strazio. Le esercitazioni di Statistica, dalle 18 alle 20, erano una stilettata in fronte. Un supplizio cui cercavo sempre di scappare. Se poi ci mettete la voce monocorde soporifera del professore, beh, tempo 20 minuti e rischiavo seriamente di addormentarmi. 

 Anche ora che non studio più, i momenti più proficui per me sono quelli del mattino. Ora come allora non mi importa di svegliarmi presto, prendere il treno stracarico, leggermi un libro o chiacchierare con le amiche del treno. Sono vigile e ricettiva. In ufficio vale la medesima cosa: ciò che devo fare, scrivere, elaborare, mi viene meglio prima della digestione. Dopo, i miei riflessi si assopiscono. Non che mi addormenti, per carità. Ma il calo fisiologico di attenzione mi coglie sempre impreparata. Quello sì. Inutili i caffè. Inutili il caldo (anzi, è peggio), il freddo (è soporifero), i telefoni che squillano impazienti. Il mio rendimento cala. È normale. Ognuno di noi è fatto a modo suo, no? Quindi, perché tentare di imporre un modello unico alla collettività? Perché chiedere a due rette parallele di incontrarsi, quando ben si sa che è impossibile? 

Perché rendere la civetta un animale attivisti giorno, quando in realtà la sua natura è di essere un animale notturno? La verità, secondo me, sta nel mezzo. Ovvero che, escludendo assiomi dimostrati, la bellezza del genere umano è nella compenetrazione e nell’accettare l’altro da sé. Ché se fossimo tutti uguali, sai che noia? E se fossimo tutti animali notturni, chi si occuperebbe delle mattine? Rispettiamoci e apprezziamoci così, per quello che siamo. E giochiamo sulla flessibilità. Che non vuol dire chiudere un occhio, ma valutare i punti di forza di ognuno, sfruttandoli positivamente al meglio. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...