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Noi e le passeggiate lunghissime

In questi giorni penso spesso ai chilometri infiniti macinati quando le piccole erano piccoline davvero. Mattina, dopo pranzo, pomeriggio, ogni momento era buono per uscire e camminare, camminare, camminare ancora. Per tenerle buone, per farle dormire, per placare la mia ansia di inadeguatezza. Mi sembrava che il solo fatto di faticare e tenerle fuori di casa, all’aria aperta, potesse in qualche modo agevolarmi la vita di mamma, da mamma. La fatica di raggiungere il semaforo alla fine della salita, spingendo con tutte e due le braccia ben distese in avanti, i muscoli che ultimamente urlavano per l’acido lattico, che tra i chili del passeggino e quelli delle Gem, era un esercizio mica da ridere!

10414861_770530896399013_4621224155237492825_nPartivamo, noi tre insieme, alla scoperta di quartieri inesplorati, di stradine senza via d’uscita, col dietro front incorporato e il sorriso sulle labbra. A salutare i nostri amici cagnolini che col tempo avevano imparato a conoscerci e ci aspettavano: Asso al mattino, Topolino al pomeriggio. E poi via, dentro al parco, la sosta sotto le chiome frondose degli alberi, la fontana a fare da ninna nanna, un giornale per scacciare via le zanzare in attacco. Quanto era bello vedervi dormire serene, con il segno del porta ciuccio ben stampato sulle guanciotte grassottelle, una manina appoggiata sul mento, i piedini a scalciare a destra e a sinistra. Ogni tanto, una moto passava rombante a disturbare il vostro sonno e allora, di corsa a nascondermi, nascondervi in qualche via laterale, nella speranza che dietro i portoni grigi non ci fossero cani da guardia pronti a latrare. Che se no la mia fatica di preservarvi il sonno sarebbe stata vana. Un paio di occhietti cisposi che si aprivano appena, controllavano che ci fossi ancora, per poi richiudersi sul sonno dei giusti. Sul sonno degli angeli.

Ormai quelle passeggiate fiume sono solo un ricordo. Beh, le facciamo ancora. Di chilometri ne maciniamo noi tre insieme. Ma la bellezza di quei pisolini, la serenità dei vostri respiri lievi e l’acido lattico a urlarmi nelle gambe non ci sono più. Sono rimasti un ricordo. Dolcissimo e lontano. Siete cresciute, piccole Gem. Quasi vi addormentate da sole, ora. Il passeggino è diventato uno strumento da usare il meno possibile, visto che non ci volete più stare. O ci state giusto il minimo indispensabile per arrivare da A a B. E io penso a quanto mi mancano quei mesi. Mesi difficili, intensi, di sonno scarsissimo, di fatica, di spaesamento, di non conoscenza. Mesi in cui mi lamentavo, non vedevo l’ora che cresceste, che foste più autonome, che tutto non fosse sempre e comunque un problema enorme da scavalcare a fatica. E invece, oggi, guardando indietro, non posso far altro che chiamarmi stupida. Per non aver saputo cogliere la meraviglia di crescere insieme. Per non aver capito quanto belli fossero quei momenti di noi tre. E ora che tutto sta per cambiare di nuovo, ora che vi vedrò ancora meno di prima, non posso far altro che riflettere su come io sia strana: mai soddisfatta e sempre rivolta al passato. Mai contenta del presente e sempre pervasa da una punta di dolce-amara nostalgia per quello che è stato e non sarà più. Cercherò di far tesoro di ogni momento che passerò con voi, d’ora innanzi, senza pensare a ciò che non c’è più, ma godendo di ciò che è qui. Ora. Vi voglio bene. Aspettatemi!

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