Senza categoria

Io sono. Punto

La strage di Orlando ha lasciato una traccia di sangue che corre lungo tutto il globo. E va oltre. Perché, in mezzo a quelle cinquanta persone uccise e alle decine di feriti potevo esserci io, potevate esserci voi. Poteva esserci vostro figlio, vostra nipote, la vostra migliore amica. Magari anche vostro padre o vostra madre. Una scia di sangue che imbratta me, voi, la commessa di New York, il bancario di Singapore, il barista di Cape Town. Poteva capitare a tutti. Di trovarsi nel posto scelto, al momento sbagliato. E tutto per una categoria. Quello è gay, quell’altra è lesbica, questo è nero, quella è gialla. 

Le maledette, stupide categorie. Create a beneficio di coloro i quali non sanno e non vogliono vedere oltre il loro naso. Che non comprendono quanto l’umanità sia ricca di sfaccettature. Che non vedono la bellezza della non omologazione. Non siamo tutti uguali. Non abbiamo tutti le medesime preferenze. Io non amo l’arte contemporanea (purtroppo non la so apprezzare) allora che faccio? Uccido forse coloro che la adorano? 

Ho letto i titoli dei giornali in questi giorni. Ma ce n’è uno in particolare che mi ha colpito. “Strage nel club gay” recitava. Ah, ecco. Condanniamo l’accadimenti. Piangiamo lacrime di coccodrillo per le vittime. Però poi, come prima cosa, sottolineiamo che era un club gay. Non un locale. Non una discoteca. Non una location. Ma un club di genere. Un club gay. 

Che bisogno c’era di sottolinearlo? Che necessità c’era di inserirlo in una categoria specifica? C’è stata una strage. Punto. In un locale notturno di Orlando. Punto. Sì, frequentato da gay. Ma dove avrei potuto esserci anche io. Per caso. E allora cosa avrebbero fatto? Avrebbero detto che vi si trovava anche un’italiana lesbica, pur non sapendo nulla di me? O si sarebbero arrabattati a cercare informazioni per escludermi dal “gruppo dei gay”? 

La tolleranza e il riconoscimento che siamo esseri umani prima che etero, gay, lesbo e quant’altro arriva solo all’abbattimento dei cliché, delle categorizzazioni. È difficile? Forse. Ma ci si può e ci si deve provare. Perché certe aberrazioni non si ripetano più. 

1 thought on “Io sono. Punto”

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