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20 giugno 2014, venerdì

Sono passati due anni. Due anni da quelle lunghissime, cinque settimane di ospedale. Due anni fa, oggi, era venerdì. Eravamo in procinto di essere dimesse, noi tre. Finalmente saremmo andate a casa, come una vera famiglia. E io avrei potuto, finalmente, cominciare ad essere mamma per davvero. Niente più su e giù con l’ascensore per raggiungervi nel reparto TIN. Niente più suoni di campanello per vedervi quando c’erano le visite in corso agli altri bambini. Più nessuna porta a far da barriera tra me e voi, piccole pesti.

2777507003307610115Due anni fa sapevo già che il 21 giugno sarebbe stato il gran giorno. Io e Lucia eravamo così felici! Lei e Marvi sarebbero state dimesse proprio il venerdì pomeriggio. Ci siamo trovate insieme nella sala degli “immaturi” al mattino, come al solito. Le nostre piccole non più in incubatrice, ma nelle culle dei bimbi normali. Ma erano tutte e tre ancora così piccole rispetto ai vitellini che venivano sfornati quotidianamente da mamme “normali”! Ma poco importava. Per noi, quel venerdì 20 giugno 2014 era un giorno magnifico, un giorno che penso non dimenticheremo mai più. Il giorno della rinascita. Il giorno della nostra nascita a mamme a tutti gli effetti.

Ricordo ancora quel pomeriggio euforico quando, alle 16, Davide è arrivato emozionatissimo con la culletta luccicante. Lucia e Davide ci hanno appoggiato dentro Marvi, mi hanno abbracciata e si sono spinti verso l’ascensore che li avrebbe portati, finalmente, a casa. Tutti e tre insieme. Mi si è stretto un pochino il cuore a guardarli andare via. Rimanevo io, da sola, così come avevo cominciato. Da sola. Ma ancora per poco. Perché grazie al cielo il giorno dopo sarebbe toccato a noi, di sistemarle negli ovetti, copertine ad avvolgerle, cuffiette a coprire le testoline quasi calve, babbucce ai piedini per scaldarle.

Ricordo l’ultima notte nella mia stanzetta da nutrice, con quelle orrende pareti verde pisello e i quadri fatti di puzzle alle pareti. La gioia di sistemare le mie cose nelle valigie, la felicità di non dover più percorrere tutti i giorni il corridoio asettico del reparto di Pediatria, prendere l’ascensore, schiacciare il bottone 4. Per vedervi. Per stare con voi. Per abbracciarvi e baciarvi.

Finalmente sarei stata mamma anche io. Senza più filtri. Senza più barriere. Senza più dover chiedere il permesso per fare qualsiasi cosa. Due anni fa è cominciata la mia avventura, la nostra avventura. E non la dimenticherò mai.

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