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Un vasino per due. Parte prima

Dopo il cazziatone ricevuto in occasione dell’ultima visita di controllo dalla pediatra (ma come?? Ancora i ciucci? E i pannoloni? Ancora non glieli ha tolti??), eccomi qui, supermammadigemelline in action. La sfida dello spannolinamento non è cosa da poco, anzi. Così come levare i ciucci a due tigri arrabbiate abituate ad andare a dormire con l’amico fedele, tutte le notti, da oltre due anni. Non ricordo dove, ma leggevo che togliere il ciuccio ad un bambino lo sottopone al medesimo stress che prova un adulto che sta cercando di smettere di fumare. Con la differenza fondamentale che l’adulto lo sceglie in autonomia, il bambino no. Comunque, se sul fronte ciuccio siamo quasi a cavallo, nel senso che oramai di giorno non sanno nemmeno cosa sia, mentre la sera ancora fatichiamo a farglielo dimenticare, per la seconda problematica siamo molto, ma molto indietro. E lo scoramento mi coglie a ondate, forti e continue. Dopo un piccolo successo, ecco che si torna indietro.

togliere-il-pannolino-300x200Non so voi mamme come avete fatto e quali tecniche abbiate adottato, ma io ho spesso la sensazione che i modus operandi che per molte hanno funzionato alla grande, con le Gem non battano un chiodo. Ma andiamo con ordine. Se dovessi attendere che sia il padre a farlo, sono quasi certa che le ragazze andrebbero in prima elementare con pannoloni e salviettine nello zainetto. E siccome siamo in estate e il momento mi pare favorevole per questo compito ingrato, ho deciso di insistere a piè sospinto per raggiungere l’obiettivo.

Un vasino per due non è, come invece pensavo, un’idea brillante. “Non avranno mai voglia di fare la pipì contemporaneamente”, mi dicevo. “Portiamone solo uno, basta e avanza”. Ah, come mi sbagliavo. Anzitutto, se per puro caso una delle due riesce finalmente a centrare la seduta nel suo goffo tentativo di farci pipì, ecco che l’altra le sfila il vasino da sotto il sedere, millantando una necessità impellente di far la stessa cosa. Salvo poi sedersi, guardarsi intorno, rialzarsi soddisfatta (“fatto!”) e rovesciare il contenuto raccolto con tanta fatica dalla sorella, imbrattando pavimento, letto, gambe delle sedie. A turno, ciò che capita, capita.

Non parliamo, poi, di quando alla centocinquantesima volta che chiedo a Veronica “devi fare pipì? Ti ricordi che c’è il vasino?”, cui ottengo immancabilmente come risposta “no”, ecco che, appena tiratasi su, la pipì la fa eccome, ma fuori. Cosa c’è che sbaglio? Cosa potrei migliorare? Cos’è che le Gem non capiscono del concetto di “fare la pipì nel vasino” e non ovunque le porti lo stimolo? Va da sé che, in spiaggia, è ancora peggio. Se dentro casa, per lo meno, non sono distratte da mille e più stimoli, lì appena accenno alla parola “pipì”, unita a “vasino” scatta l’urlo di Tarzan. Forse pensano che sedersi e fare i propri bisogni davanti a tutti non sia esattamente la cosa più elegante del mondo. E tutti i torti non li hanno. Ma dal pensarla così a manifestare una vera e propria idiosincrasia al WC, bè, questa è tutta un’altra storia. La nostra, purtroppo.

E niente, al “Vasino per due. Parte prima” va aggiunta una seconda appendice relativa all’ “atto” grande. La cacca, questa nemica. Apro una brevissima parentesi con un ricordo di circa 28 anni fa, pannolone già tolto, mare di Sanremo, medesimi problemi di “tenerla”. E ancora rido di gusto. Magari ve ne parlerò in un prossimo post. Comunque, l’altro giorno decisa a tutto pur di raggiungere il mio obiettivo, lascio le Gem senza pannolone, mentre noi pranziamo. Incauta…. E fu così che si scatenò il putiferio. Mentre una era impegnata a far pipì da brava bambina grande nel vasino, l’altra proclamava a gran voce la sua necessità di fare la cacca. Ho pensato “ma che brave, finalmente capiscono lo stimolo e lo associano al vasino!”. Ma, come già ho anticipato prima, il problema di averne uno solo si è concretamente manifestato. Mentre disperata tiravo su Ludovica dal vasino a tutta velocità, piazzandola sul bidet per lavarla, l’altra cominciava comunque la sua fase di evacuazione. Al che, mollata Ludovica sul bidet, sono corsa da Veronica, l’ho portata sul water dei grandi, urlandole nel frattempo “MA CHE BELLOOOOOOOO, FACCIAMO LA CACCA COME I BAMBINI GRANDI!!!!!!”, l’ho piazzata seduta sopra (senza riduttore) e l’ho tenuta lì, in bilico, per farla finire. Niente. Pianto disperato e blocco creativo. Nulla di nulla. Allora l’ho lavata e l’ho lasciata andare. Libera di ribaltare il vasino non ancora svuotato e, successivamente, di finire quello che l’ispirazione mancata le aveva momentaneamente bloccato in camera da letto. E Ludovica? Bè lei, nel frattempo, aveva trovato un posto altrettanto garante della privacy, sotto il tavolo della cucina, e aveva anche lei finito l’operazione.

Non sto a raccontare altro, perché rischierei di cadere nel trash. Tra risate (mie) e improperi di varia natura e non riproducibili qui (del padre), l’avventura si è conclusa con un lavaggio estremo di tutti i pavimenti della casa, in un tripudio di alcool e disinfettante.

Così si è conclusa questa prima parte. Speriamo che con il prossimo episodio le cose vadano meglio. Alla prossima puntata! Abbiate fede.

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