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La matematica delle probabilità

Fateci caso: la legge di Murphy non è poi così una cavolata come si può pensare. A torto o a ragione. Perché il paradosso è sempre dietro l’angolo. Avete appena comprato un paio di scarpe nuove di zecca alle vostre figlie? Meravigliose, bianchissime e morbide scarpe con fiocchetti soavi dappertutto? Se per caso decidete che sì, potete lasciarle ai loro piedini, state certe che, appena uscite dal negozio, troverete sulla vostra strada non una, non due, bensì una fila disordinata di cacche accuratamente spiaccicate nel raggio di un chilometro quadrato.

Sarà impossibile scansarle. O meglio: voi ci riuscirete senza dubbio, ballonzolando stile Mowgli ne Il Libro della Giungla, braccia a penzoloni nella perfetta imitazione di uno scimpanzé. Le vostre figlie no. Siatene certe. Le vostre figlie strascicheranno sicuramente i piedi nella massa appiccicosa. E non ci sarà nessuna, nessuna!, fontanella d’acqua nei paraggi. A quel punto, potrete fare una cosa sola: invocare la forza delle salviettine profumate per il cambio del pannolone.

Facciamo un balzo in avanti e immaginiamo che sia già estate. Non vesto quasi mai le Gem di bianco. Tanto meno d’estate. Il bianco attira il sudiciume come il miele le mosche. Provate: vestite i vostri bambini di nero o marrone scuro. Torneranno a casa lindi che più lindi non si può. Appena uno sbaffo di sporco sulle mani. Maglie, pantaloni, scarpe intonsi. Provate invece questo: vestiteli di bianco. Magari non tutto bianco, solo un pezzo. Meglio la maglia. Non farete in tempo a uscire di casa che saranno già ruzzolati per terra a faccia in giù, nell’unica, minuscola pozzanghera disponibile rimasta viva nonostante la siccità. Un centimetro quadrato di area melmosa, rimasuglio dell’inverno appena trascorso che, chissà come, è rimasta lì. Ad aspettare voi. E le maglie bianche dei vostri figli. A quel punto, dopo il doppio tuffo carpiato dentro il francobollo d’acqua, comprate pure un cono gelato al cioccolato. Tanto ormai è fatta.

Diverso il discorso per la stagione invernale. Dovrebbe fare freddo. Supponete che farà freddo. Ragion per cui vestite le vostre figlie come se fossero in partenza per un viaggio siderale. Giacca super-imbottita tipo RoboCop, elmetto tutto pelo comprato direttamente al banco dell’eschimese che espone al mercato rionale, stivaloni modello Lady Gaga in finto pelo, così tanto sintetico che solo a guardarlo troppo rischia di prendere fuoco. Uscite di casa con aria baldanzosa, pronte a sfidare i rigori dell’inverno. E invece no. Il cacchio di cambiamento climatico vi ha fregate. In pieno gennaio, al posto dei 2-3°C trovate una piacevole brezza primaverile, con minime intorno ai 15°. Un caldo allucinante per una sudata altrettanto allucinante. Cui farà seguito, inevitabilmente, raffreddore, febbre e tosse. Tutto ciò come se piovesse.

Sempre per la famosa e summenzionata matematica delle probabilità. Amen.

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