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Un vasino per due. Parte seconda

uid_135be5b305d.650.340Erano mesi che aspettavo questo momento, davvero. Se ben ricordate, già l’anno scorso trattai l’argomento “spannolinamento“. Se non ve lo ricordate, potete rinfrescarvi la memoria cliccando qui. A giugno di quest’anno mi sono detta “basta, è ora!“. Taluni dicono che l’età giusta è intorno ai due anni, altri invece affermano che allo scoccare dei tre i bambini sono pronti. Io volevo disperatamente che, visto il recente terzo compleanno, fosse arrivato il momento giusto anche per le Gem. Peccato che loro la pensassero diversamente.

Non so quanti figli abbiate voi, miei cari lettori, né se abbiate mai avuto a che fare con Testa di Legno e sua sorella. Di certo è che, per noi, è stato tutto fuorché una passeggiata. I primi due mesi abbondanti ho passato mattine, pomeriggi, pre-cena e dopo cena a lavare pavimenti, sciacquare mutande, pantaloni, scarpe, maglie. Il primo giorno lo ricordo ancora: discorso solenne alle due attile, convinta che avessero recepito. Per mezza giornata è stata una meraviglia. Pipì nel vasino come se piovesse.

Dal pomeriggio di quello stesso giorno, basta. Niente da fare. Era tutto un supplicare, minacciare, sculacciare, profondere castighi, implorare. Niente, ma proprio niente da fare. Il rifiuto più totale, completo e testardo. Ricordo che le ho provate tutte: ho consultato gruppi di mamme su FB, ho fatto carte e acceso incensi, ho pregato e pianto, persino. Possibile che non riuscissero a fare una cosa così semplice? Poi, dal semi-rifiuto si è passati all’idiosincrasia più totale. Rien à faire.

Come ultima ratio (e spiaggia), ho chiamato la pediatra sperando in un assolvimento completo della mia inadeguatezza di mamma. Responso: lasciar perdere per un periodo, rimettere il pannolone, lasciare vasini sparsi per casa e in giardino così che li prendessero come “un bel gioco”. Desistere, insomma. A malincuore ho accettato. La diagnosi era rifiuto assoluto di posare il popò sul vasino, stress congiunto raddoppiato per loro, ma anche per me.

Non succede spesso, ma può succedere. Fortunata come sempre, io. Mai che un passaggio filiale voli via liscio come per centinaia di migliaia di altre mamme. E no! Che gusto ci sarebbe altrimenti? Ora che siamo al mare da circa una decina di giorni, tutte e due controllano in modo adeguato le loro necessità. Certo, qualche incidente di percorso c’è stato, ma prevedibile ed accettabile. Niente a che vedere con l’ultimo, tremendo tentativo di Veronica di nascondere la cacca appena sfornata appiccicandola alle tende della sala… Oh yes, anche questa ci è capitata…

Ora vanno in bagno in quasi totale autonomia. Dobbiamo ancora lavorare un po’ sull’atto “grosso”, ma va decisamente bene. E a me sembra un miracolo più grande della Madonna di Pompei.

Dalla mia esperienza, quindi, ho ricavato i seguenti insegnamenti:

  1. Qualsiasi sito, blog, forum, quotidiano o sensitivo cerchi di spiegarvi come togliere il pannolone ai vostri figli è un ciarlatano. NON esistono regole assolute. NON c’è un unico modo per ottenere un buon risultato. Ma soprattutto, la regola dei 3 giorni è una cagata pazzesca.
  2. L’età giusta è tra i due anni e mezzo e i tre. Balla galattica. Può certamente darsi che sia un punto valido per alcuni, ma non per tutti. Le Gem ce l’hanno fatta alla veneranda età di 3 anni e 3 mesi.
  3. Bisogna premiarli. Altra cagata pazzesca. A nulla sono valsi i cioccolatini, i premi, i dolci, i giochi, le favole. Se ne sono fatte praticamente sempre un bel baffo.
  4. Ogni bambino ha i suoi tempi. Questa è l’unica cosa sensata che mi sia stata detta in mesi di tentativi finiti giù per lo scarico. Ed è proprio il caso di dirlo. Nonostante avessimo la casa e il giardino disseminati di mini-water, gli stessi venivano usati più di frequente come raccoglitori di giochi che per lo scopo per cui sono previsti. Quando le Gem sono state pronte a lasciare per sempre una parte della loro prima infanzia, l’hanno fatto.

Quindi, care mamme alle prese con lo spannolinamento, a voi voglio dire che, nei momenti più bui del vostro (e loro) training, potete pensare a noi e a tutta la fatica fatta. Ed essere certe che a voi andrà meglio o, nel peggiore dei casi, ci metterete tanto ma alla fine sarà un trionfo.

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