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Viva la vita! O no?

imagesE, nemmeno a dirlo, si tratta di un tema ancora estremamente caldo, soprattutto il realtà di forte imprinting cattolico. Parlo ovviamente dell’aborto. In alcune comunicazioni ufficiali promulgate dal ADF International in questi giorni si legge che “la sovranità dell’Irlanda del Nord in merito a tematiche riguardanti la Vita non dovrebbe essere indebolita”. Ma che cos’è ADF International? Facendo un passo indietro, va spiegato che questa realtà è partner globale di Alliance Defending Freedom, organizzazione che si batte affinché gli individui possano vivere liberamente la loro fede. Libertà religiosa, dunque, cui viene immediatamente associata la santità della vita, del matrimonio e della famiglia. A questo punto, non entro nel merito, ma suppongo che il loro concetto di famiglia sia quello più classico in assoluto.

L’ultima questione di cui i loro esperti di diritti umani si sono occupati ha riguardato la mancata presa di posizione del Governo inglese in merito alle leggi pro-vita. O meglio, la presa di posizione in termini opposti a quelli da loro auspicati. Il fattaccio si è svolto il 23 ottobre scorso, giorno in cui il Ministro inglese per le Pari Opportunità ha annunciato che il governo avrebbe elargito ulteriori fondi a favore delle procedure abortive. A sostegno, però, non di donne qualunque, ma di persone di sesso femminile dotate di scarsi mezzi economici, in viaggio dall’Irlanda del Nord verso Inghilterra e Galles.

Questo annuncio è piombato come una bomba a seguito del discorso che la Regina ha tenuto appena qualche mese fa, in giugno. Ma si sa, l’Irlanda del Nord fa da sempre realtà a sé. E così continua ad essere.

A sostegno di ciò, basta prendere nota del discorso tenuto da L. Wilkinson, avvocato e consulente legale di ADF International, che ha affermato che “L’associazione, in quanto tale, dovrebbe supportare tutte le donne incinte, specialmente quelle che vivono situazioni difficili. Ogni risorsa possibile deve essere utilizzata per supportare ogni madre e il proprio figlio non ancora nato, perché entrambe le vite hanno un valore”.

Mr. Wilkinson, tuttavia, non tiene conto di alcune considerazioni opportune ed importanti che vanno fatte.

  1. Magari le donne in questione il figlio non lo voglio avere, per tanti motivi. E, tra questi motivi, magari le condizioni economiche non sono nemmeno il primo degli scalini che non intendono superare. Aiutate, o meno.
  2. Alcune di queste donne, forse, possono essere state vittime di abusi sessuali. Esiste probabilmente uno spirito materno che alberga in ognuna di noi, tuttavia penso che sia più che legittimo che ogni donna che viva un’esperienza devastante del genere possa decidere in piena autonomia se portare avanti la gravidanza, o meno.
  3. Terzo, ma non ultimo motivo, Mr. Wilkinson dovrebbe considerare il fatto che è possibile che alcune gravidanze, volute o meno, siano affette da patologie particolari. Anche gravissime. Quale madre vorrebbe veder nascere il proprio figlio sapendo che la sua breve esistenza sulla terra sarebbe costellata di pene, dolori, interventi, sofferenza?

Comunque, tornando al caso, a quanto pare questa decisione presa dal governo britannico ha, secondo i nostri amici dell’ADF International, violato quella sorta di “accordo” di neutralità sulle questioni quali l’aborto. I dati, infatti, parlano chiaro: 100.000 persone, in Irlanda del Nord, sono vive oggi proprio perché (e grazie) l’Assemblea statale ha rifiutato di adottare, nel 1967, l’Abortion Act.

Secondo quanto dichiarato ulteriormente da Mr. Wilkinson “La legge internazionale protegge il diritto alla vita di qualsiasi essere umano. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia fornisce diktat e linee guida precisi per la tutela e la salvaguardia dei bambini, prima e dopo la nascita”.

Sì, è vero, la vita va protetta, ad ogni costo. Sì, è vero, forse il governo dovrebbe aiutare queste donne in un altro modo. Allora perché ADF International, insieme alle istituzioni preposte, non considera in primis la possibilità di fare una campagna di educazione sessuale? Perché non cominciare spiegando a queste donne, evidentemente non solo in difficoltà economica, ma anche scarsamente istruite, che esistono metodi contraccettivi validissimi?

Molti figli, purtroppo, sono frutto dell’ignoranza. E di questo non hanno colpa né le madri, né i figli stessi. Ma solo ed unicamente le istituzioni. Alcune delle quali si trincerano dietro cultura cattolica o di qualsiasi altra fede religiosa. Forse perché è molto più comodo così.

 

 

 

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