Novità dal mondo del turismo, Viaggi; Travel Tips

Assassinio sull’Orient Express!

VR_escapetrain_Train_highres_engSiete appassionati di Agatha Christie, come me? Avete adorato la (quasi) totalità dei suoi romanzi? Per tutti noi, allora, c’è una grossa novità in arrivo: un’esperienza che vorremmo provare! La storia di Assassinio sull’Orient Express sarà ricreata dal vivo, il 13 dicembre, a bordo dell’Escape Train, convoglio che partirà dalla capitale finlandese e che raggiungerà, 13 ore dopo, Rovaniemi. Durante il viaggio i passeggeri saranno chiusi in una escape room.

I partecipanti saranno coinvolti in difficili quiz da risolvere, tutti legati al famoso romanzo: più di dodici scompartimenti da analizzare ed esplorare per arrivare alla soluzione del caso. Chi è l’assassino?

Questa è, senza dubbio, un’opportunità rara, cui potranno avere accesso però giocatori selezionati. Sarà, infatti, lanciato un concorso online in concomitanza con l’uscita del film al cinema (in Italia uscirà domani, 30 novembre) che sceglierà un gruppo ristretto di moderni Hercule Poirot. Divisi in due squadre, ognuna guidata da un team leader, gli investigatori si sfideranno nella risoluzione del caso, percorrendo circa 1000 km da sud a nord della Finlandia.

Pronti a sfidare l’assassino?

 

 

 

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Focus sui bimbi

Mani, bocca, piedi

No, non è una canzoncina. E no, non è nemmeno una filastrocca. Molto più semplicemente è il nome della malattia esantematica che le Gem si sono beccate la scorsa settimana. Un nome che è tutto un programma, oltre che certamente evocativo.

Secondo mia mamma è la denominazione conferita a caso ad una delle ottocento e più malattie che esistevano già quando ero piccola io. Quinta, sesta, settima, ottava. Ai miei tempi usava così: le malattie venivano elencate per ordine di comparizione. Come nei migliori spettacoli.

Oggi, invece, hanno nomi più esotici o più giocosi, come questa. Vi spiego qui di seguito come fare a riconoscerla e cosa abbiamo fatto noi per sconfiggerla.

COME SI MANIFESTA

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Ecco come si presentano le pustole sulle mani.

In principio fu la febbre. Alta. Presa prima da Ludovica e poi passata per gentilezza e spirito fraterno a Veronica. Subito dopo i 2-3 giorni di febbre, ecco comparire intorno alla bocca alcune macchioline, presto trasformatesi in pustole rosse. “Sarà stato il cioccolato”, pensavo io. Da domani cinghia! Peccato che dalla bocca le macchioline si siano piano piano trasferite alle mani, rendendole dei minuscoli campi di fragole. Disperata (e totalmente ignorante in materia), ho chiesto pareri un po’ ovunque, soprattutto a MaPi che ha provato, cellulare alla mano, a darmi una risposta sensata. Finché non mi ha consigliato di andare al pronto soccorso così da levarmi qualsiasi dubbio.

Va fatta una premessa: in Lombardia nessun medico (o forse qualche rarissima eccezione c’è e io non lo so) fornisce ai propri pazienti il numero di cellulare. Della serie: se stai male, stai morendo o non ce la fai più rivolgiti alla guardia medica o al pronto soccorso.

ALTRI SINTOMI CHE DEVONO FUNGERE DA CAMPANELLO D’ALLARME

Oltre a quelli summenzionati, le Gem soffrivano anche di una fortissima irritazione in bocca e, cosa ancora più strana, di inappetenza. Inoltre, per alcune notti il loro ritmo sonno/risvegli notturni era notevolmente peggiorato rispetto al solito.

TEMPO DI INCUBAZIONE

Di solito, dal momento in cui si viene contagiati, passano circa da 3 a 6 giorni prima dello scatenarsi dei sintomi.

LA DIAGNOSI FATTA ALLE GEM

La corsa al pronto soccorso di Tradate, la domenica mattina, ci ha regalato la prima gioia dei giorni a seguire: la malattia è infettiva. Durante la visita abbiamo poi scoperto che le pustoline avevano riempito anche i piedi. Non sono mai stata così contenta di andare al pronto soccorso come quella domenica. Se non altro, infatti, abbiamo avuto una risposta a comportamenti anomali ed insofferenti.

COME SI CURA

Cattive notizie, care mamme e cari papà: la malattia esantematica “Bocca, Mani, Piedi” non ha una cura vera e propria. Speravate nell’antibiotico? Scordatevelo. Deve fare il suo naturale decorso. In poche parole, armatevi di santa pazienza che l’esantema deve passare da solo. Gli unici farmaci che si possono somministrare sono: la tachipirina se c’è febbre e antistaminici se i vostri figli si grattano tanto da farsi uscire sangue (cosa che a noi, ovviamente, è successo…).

TEMPI DI GUARIGIONE

 

Anche per questo non esiste una risposta univoca. Diciamo che, in media, ci si rimette in sesto tra i 7 e i 14 giorni dalla comparsa delle pustole.

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E gira, gira l’elica…

Sono passati ormai 33 anni da quando ho visto l’ultima volta mio nonno Andrein. Tanti, troppi. Anni che, dopo essere trascorsi, ti lasciano in bocca il sapore dei ricordi che dopo un po’ sono destinati a svanire. E’ normale, dicono. Fisiologico. Il dolore poco a poco diminuisce fino a diventare più un’idea che una sensazione vera e propria.

hqdefaultNon posso dire che non sia così. Ma alcuni sentimenti li ho ancora ben vividi, impressi nella mente e nei sogni. Come la tenerezza. Sono stata la prima nipote. Un privilegio che nessuno mai potrà togliermi o arrogarsi il diritto di rubarmi. Mio nonno credo che impazzì quando arrivai nella vita della famiglia.

Non solo perché fui la prima, ma anche perché immagino che con me potesse finalmente lasciarsi andare a gesti di dolcezza e tenerezza che, di base, ai tempi non erano “opportuni”. Io me lo ricordo bene, mio nonno. Mi prendeva in braccio, mi raccontava storie, cantava le canzoni di guerra della folgore.

Essendo lui stesso stato uno di loro e avendo perso un fratello in guerra, quelle canzoni avevano un po’ il sapore di un inno di famiglia. E poi faceva magie. No, non scherzo. Le faceva proprio. Immagino fosse solo un abilissimo prestigiatore ma, per una bambina di 4 anni, il trucco se c’era non si vedeva proprio.

La formula magica era sempre quella “fatina, fatina, fai venire una caramella per la mia bambina”, recitata con le mani appoggiate l’una sull’altra sul tavolo. E lì, dove prima non c’era nulla, spuntava di volta in volta un dolce diverso. E io mi sentivo felice in un modo che non è facile da spiegare.

Mio nonno Andrein era, con tutti, un uomo burbero, dai modi schivi e sempre lievemente accigliato. Con me no. Io ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere l’altro lato del nonno. Quello buono, affettuoso, gentile, paziente. Non ricordo una sola volta in cui il nonno mi abbia sgridato.

Probabilmente di occasioni ce ne sono state, eccome. Ma il tempo è un ottimo rimedio anche per questo: più passa, più ti lascia addosso come una calda coperta solo la parte migliore. Qualsiasi essa sia.

Ciao nonno Andrein, oggi voglio ricordarti così, con il viso rugoso a scrutarmi, io seduta sulle tue ginocchia e tu che canti “della Marina ce ne freghiamo, perché dall’alto la bombardiamo! E gira gira l’elica, romba il motor, questa è la bella vita, la vita bella dell’aviator!”.

 

Focus sui bimbi

Il lavoro secondo i bambini

Le Gem hanno cominciato la Scuola Materna (guai a chiamarlo asilo!) da circa un paio di mesi. Se all’inizio sembrava che tutto andasse per il peggio, ora posso dire che lo scoglio del distacco l’hanno superato. Alla grande. Un modo per convincerle ad andare a scuola è stato quello di dire loro che la frequenza alla Scuola Materna era il loro lavoro. “Mamma e papà vanno a lavorare tutti i giorni. Anche voi dovete lavorare! E la Scuola Materna è il vostro ufficio”. Sembra che l’abbiano presa bene. E, senza alcun dubbio, si sentono molto importanti.

Che cosa pensano, però, le Gem dei lavori di mamma e papà non è dato saperlo. In compenso, però, ci sono bambini che, sottoposti ad un’indagine carinissima, hanno dato delle risposte altrettanto carine.

La mente dei bambini è meravigliosa e crea delle connessioni tra realtà e fantasia che noi grandi, ahimè, non siamo più in grado di elaborare.

La Viking ha condotto questa indagine per celebrare in modo simpatico la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si terrà il 20 novembre. Tra i diritti di cui ogni bambino dovrebbe poter godere ci sono il gioco e l’espressione della creatività. Sappiamo bene che, purtroppo, così non è per tutti.

Il sondaggio condotto su un panel di 226 genitori e relativi figli, di età compresa tra i 2 e i 6 anni, ha focalizzato l’attenzione su “cosa fanno mamma e papà al lavoro“.

La realtà si è dimostrata qualcosa di totalmente distaccata dalla fantasia creativa dei bimbi! Alcune delle risposte che sono state date sono, in effetti, davvero esilaranti. Eccone alcuni esempi.

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Se volete vedere alcuni degli altri divertenti risultati, cliccate qui.

Come mai la visione dei bimbi si discosta così tanto dalla realtà?  La domanda, girata a due psicologhe infantili, ha dato una risposta tutto sommato abbastanza ovvia: i bambini in età prescolare non distinguono nettamente tra fantasia e realtà. Queste, per loro, sono due facce della medesima medaglia.

Il così detto “controllo della realtà” si sviluppa solo in un’età successiva. Quando si smette di sognare, aggiungo io.

 

Proverò a spiegare alle Gem che cosa fanno mamma e papà e, poi, ammirerò con gli occhi della fantasia quello che loro avranno elaborato. Sicuramente la visione delle Gem sarà infinitamente più poetica della effettiva realtà.

Focus sui bimbi

17 novembre: Giornata Mondiale della Prematurità

1245115incubatriceTu lo sai com’è un bimbo prematuro? Sai quanto può arrivare a pesare? Lo sai che molti bimbi pre-termine non riescono nemmeno a respirare da soli, ma hanno bisogno dell’ossigeno? Lo sai che l’ossigeno terapia può renderli ciechi?

Per una mamma che vive una gravidanza nella norma, il termine prematurità è un’eco remota. Una parola che sa esistere, ma non comprende appieno. La prematurità affligge indifferentemente le gravidanze singole e quelle gemellari. Quelle gemellari un po’ di più perché i gemelli non nascono mai a termine, ma vengono sempre accompagnati nel mondo con alcune settimane di anticipo. Io le mie Gem le ho partorite alla 31esima settimana + 2 giorni. Che tradotto significa di 7 mesi giusti giusti.

Questa, comunque, non è una gara a chi ha visto di peggio. Non è una competizione a chi ha sofferto di più, patito di più, pianto di più. Non lo è. Ribadisco e ripeterò fino alla nausea: fortunate quelle donne che hanno sfornato figli alla quarantesima settimana, giorno più giorno meno, senza nemmeno accorgersene. Fortunate quelle mamme che in mezzora hanno dato alla luce i loro piccolini, grassottelli al punto giusto, capaci di respirare, muoversi, vedere, mangiare.

Le mamme che hanno avuto figli pre-termine certe cose non sanno proprio cosa siano. E forse non lo sapranno mai. La tua gravidanza è una prigione: sei incinta, a casa, a riposo. Non puoi uscire, non puoi fare le scale, non puoi fare sforzi, figuriamoci farti un weekend fuori. Sei una specie di mummia imbalsamata che niente può, tranne leggere e guardare la TV. E, ve lo assicuro, dopo mesi e mesi che fai solo quello daresti qualsiasi cosa per correre! Lo sport più estremo che fai è quello di alzarti dal divano per passare al letto o, tutt’al più, andare in bagno.

Sei ligia alle specifiche del tuo ginecologo.

Poi, però, succede. Succede che alzandoti da un giaciglio per andare verso l’altro le membrane si rompano. Un fiume di sangue cancella in un attimo ogni tua speranza di farcela, nonostante tutto, ad arrivare alla fine. Qui vince chi arriva per ultima e tu, invece, hai perso.

La corsa in ospedale, il cesareo d’urgenza, l’anestesia spinale che ti paralizza dalla vita in giù. Le bimbe che ti sfrecciano davanti alla faccia per pochi secondi.

Non fai nemmeno in tempo a scrutarle bene, a distinguerle l’una dall’altra, che già te le hanno portate via. E poi le settimane d’ospedale, tu da una parte, loro in TIN. Tu al tiralatte, loro nelle casette a vetri del reparto immaturi. Tu che vedi mamme arrivate alla quarantesima settimana che sfilano allegre verso casa, dimesse tre giorni dopo il parto. E tu che rimani lì. E pensi che forse, a casa, non ci tornerai mai.

I bimbi prematuri sono speciali. Non solo perché nascono prima del termine previsto dalla natura. Ma soprattutto perché sono guerrieri. Aggrappati alla vita con le loro manine esili, le gambine sottili, gli occhi stretti forte forte, come in preghiera. I bimbi prematuri sono speciali. Perché imparano da subito ad essere indipendenti. Il contatto con la mamma ce l’hanno col contagocce. A ritmi cadenzati decisi da altri.

Imparano a fatica a respirare, a deglutire, a superare la loro prematurità. Ma, quando ce la fanno, capisci che sono speciali. Sì, lo capisci.

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Com’erano belli i bei tempi…

reflexiones-para-suspirar_Ieri pomeriggio a casa è passato il Parroco del paese per la benedizione natalizia. E’ un qualcosa che, dove abitavo prima, non succedeva più da decenni. E ha scatenato in me mille ricordi di quando ero piccola. Chissà se anche a voi capitava, di quando in quando, di sentire la voce dell’arrotino o del vetraio che, ogni sabato mattina, passava nelle vie della città proclamando a gran voce i propri servizi? Io ricordo molto bene sia l’uno che l’altro, ma ho anche un’immagine vivissima nella mia mente dell’impagliatore: un signore bassetto e tozzo che, sedia con sedile di paglia a tracolla come una borsa, passava su e giù per la strada proponendo di aggiustare le sedute.

Che c’entrano con la benedizione natalizia? In effetti nulla, ma sono ricordi della mia infanzia che mi hanno regalato alcuni minuti di dolcezza amara, ripensando ai bei tempi andati che non torneranno mai più. Per rimanere in tema, però, ho poi vissuto un flashback in linea con il periodo pre-natalizio. Suppongo che sia un ricordo comune a tutti noi quello dello zampognaro che, nelle settimane precedenti l’Avvento, si piazzava nella via centrale del paese riempiendo l’aria di motivi come Tu scendi dalle stelle…

Non so a voi, ma a me faceva tanta tenerezza. Ricordo il signore che suonava in Via Cavour a Bra, vestito nel costume tipico. Le dita intirizzite per il freddo (allora sì che a dicembre il clima era rigido!), lo strumento che suonava senza sosta, il piattino di latta appoggiato ai piedi per raccogliere le sporadiche offerte che i passanti gli lasciavano, spesso malvolentieri. Poi, ad un certo punto, non è venuto più. E il Natale non è più stato così bello come un tempo.

E poi ancora il venditore di caldarroste col suo fornelletto acceso, gli scoppiettii allegri, i cartocci di fianco dove infilare le castagne pronte per essere sgranocchiate. La faccia truce di chi adempie un compito che vorrebbe evitare, il saluto asciutto, mai un sorriso. Non era facile, allora, essere un venditore di sogni ed emozioni e delizie per strada. Come non lo è ora. E infatti queste figure, fatta eccezione per chi vende caldarroste e te le spaccia per veri Marroni di Cuneo anche quando non lo sono, non esistono più.

O per lo meno io non mi ci sono più imbattuta. Eh sì, com’erano belli i bei tempi per chi, come me, guarda all’oggi con un velo di malinconia.

Focus sui bimbi, Viaggi; Travel Tips

Caravaggio come lo spiegherei alle Gem

Adoro Caravaggio. Semplicemente lo adoro. Non solo per la tecnica del chiaroscuro di cui era Maestro inimitabile, ma anche per la vita scapestrata e rocambolesca che visse. Senza dimenticare, poi, che nella sua fuga dall’Italia Michelangelo Merisi trovò rifugio e accoglienza a Malta, destinazione che amo e che, a tutti gli effetti, considero da sempre come una seconda patria.

caravaggio_luce_dipinta_370.jpgMi sono ancora di più innamorata di Caravaggio quando, anni fa, ebbi la fortuna di ammirare spesso due delle sue tele più belle: la Decollazione di San Giovanni Battista (la sua più grande opera in termini di dimensioni) e il San Girolamo Scrivente. Entrambe custodite all’interno della Co-Cattedrale di San Giovanni a Malta. La forza delle pennellate, il gioco di ombre e luci, la vividezza dei volti e delle emozioni in essi rappresentate sono semplicemente divine. Pur nella loro incredibile umanità.

Ecco perché mi piacerebbe trasmettere alle Gem questa mia passione sfrenata. Ed è per questo che ho deciso di parlare di un’iniziativa davvero carina proposta dal Comune di Milano: Caravaggio e la luce dipinta; un percorso didattico per bambini.

Purtroppo il limite di età non ci permette di esserne protagoniste, ma l’appuntamento può essere interessante per una (o più) di voi mamme con figli dai 5 ai 16 anni d’età. Presso il Palazzo Reale di Milano, il 13 e 27 novembre e l’11 e il 15 gennaio, alle ore 17, si potrà approfittare di un percorso didattico specificatamente allestito all’interno della mostra. Non un semplice itinerario, però, ma un ingresso privilegiato nello studio del Maestro. Una fonte di luce, un cavalletto, i pennelli e un paramento rosso sono la scenografia realistica del laboratorio di Caravaggio.

Qui si potranno scoprire i segreti dell’artista, studiarne la genialità, comprenderne le diverse tecniche. Una su tutte, ovviamente, il chiaroscuro. Per poter partecipare è necessario prenotare telefonando allo 02 88448046. L’attività è totalmente gratuita mentre l’ingresso alla mostra costa 6 € per i bambini dai 6 anni in poi e, per gli adulti, è stata prevista la tariffa ridotta. Maggiori informazioni sul sito Palazzorealemilano.it

Cibo per la mente, Focus sui bimbi

3 libri educativi per bambini che vi consiglio

Che io sia un’appassionata di qualsiasi supporto cartaceo porti con sé delle parole è cosa nota. Altrettanto evidente è che io stia cercando, da anni oramai, di abituare le Gem alla lettura. Un piccolo assaggio di quanto dico, lo trovate in questo vecchio post, cliccando qui. Nel tempo la scelta dei libri per le bambine si è evoluta. Parecchio.

Il loro rapporto con la carta stampata rimane comunque sempre parecchio conflittuale. Il libro viene aperto, guardato con sospetto, talvolta sfogliato. Molto spesso, però, viene distrutto…soprattutto quelli sonori. Chissà, forse è un loro modo di scoprire il congegno che sta dentro un contenitore che, oltre ai sogni, produce anche suoni di varia natura.

Non so se sia così, ma lo spero. Ad ogni modo, se non altro, finalmente non li usano più per farne variopinti ed alternativi trenini… Qui di seguito vi consiglio 3 libricini che in loro hanno suscitato un interesse maggiore rispetto agli altri. Educativi e interattivi allo stesso tempo.

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Giunti Kids editore. Costo 8,90 € in libreria

I primi due ci furono regalati dalla nostra mitica ex-tata MagicAnto.

Il titolo del primo è tutto un programma: Le Principesse vanno all’asilo. Quando hai figli che non hanno frequentato l’asilo nido cominciare ad abituarli all’idea di dover trascorrere la giornata in mezzo a perfetti estranei ma soprattutto fuori casa può essere molto complicato. Molto. E’ proprio un concetto che non sai da che parte prendere. Almeno per me è stato così. Con questo libro ad aiutarmi le cose sono state un po’ meno difficili. Certo che un libro di per sé non può fare la differenza né sostituirsi all’educazione genitoriale, però può essere un buon modo per percorrere insieme la strada della spiegazione. Le Principesse vanno all’asilo parla del Big Day di Lilly, una bimba che sta per entrare nel mondo dei bimbi “grandi”. Tra mille cose nuove da fare, amici da conoscere, ambienti nuovi da esplorare e…nuove regole da seguire! Oltre ad essere educativo, questo libricino è anche interattivo: schiacciando un pulsante si sentono infatti voci felici di bambini che si divertono. Tutti assieme. Proprio come all’asilo.

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Giunti Kids editore. Costo 8,90 € in libreria

Il secondo libello vede come protagonista sempre la nostra amica-principessa Lilly che in questo caso, però, deve imparare a usare il vasino! Ecco, Il vasino della Principessa ha avuto un po’ di problemi in più ad essere accettato tra i giochi quotidiani. Semplicemente perché le Gem hanno attraversato una prima fase piuttosto lunga di totale rifiuto del vasino. Perciò le prime settimane questo libro ha svolto la funzione di vassoio, fionda, monopattino. Finché, un bel giorno, ha trovato la strada per fare breccia nel cuore delle ragazze. Quale principessa può continuare a farsi la pipì addosso? Premendo il pulsante, poi, le Gem venivano incoraggiate da un tifo da stadio a supporto di Lilly, ma anche loro. Bando al pannolino, viva il vasino!

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Gribaudo Editore. Costo 10 € in libreria

Infine, un libro che dovrebbe diventare un grande classico. Intramontabile. Forse non solo per le Gem e i bambini, ma anche per tanti, tantissimi adulti. Sto parlando de Le sei storie delle paroline magiche. Grazie, prego, scusa, ti voglio bene, per piacere ed altre, vengono inserite in simpatiche storie in rima, arricchite da illustrazioni colorate. L’importante, più che il contenitore, è il contenuto. Mai così vero come in questo caso. Educare le Gem al rispetto e alla necessità di rapportarsi agli altri con l’uso delle “paroline magiche” è qualcosa che deve essere incoraggiato. Da subito. Certo, sui risultati effettivi ci stiamo ancora lavorando. Ma pian piano ce la faremo!

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Focus sui bimbi, Novità dal mondo del turismo, Viaggi; Travel Tips

La spiaggia anche in inverno

Credo che siano pochi i bambini che non amano giocare con la sabbia, impiastricciarsi le dita fino a farle diventare nere, costruire castelli e tunnel. Io sono, credo, una delle rarissime eccezioni. Le Gem, dal canto loro, la sabbia la adorano. Ma andrebbe bene anche della terra bagnata se è per questo! L’importante è sporcarsi fino a diventare un tutt’uno con l’ambiente circostante.

22449746_1680302981981458_6781426021227872512_nD’inverno, però, questa passione può essere un problema. O forse no… Esiste, infatti, una struttura a Riccione che ha pensato a come risolvere il problema. L’Atlantic Hotel dà, infatti, la possibilità ai suoi piccoli ospiti di giocare con la sabbia anche in inverno. Come? Con la Winter Beach, super spiaggia riscaldata all’interno dell’hotel! Fuori nevica, tira vento o piove? Nessun problema, la spiaggia c’è ed è al coperto. Di fianco, poi, si trovano una piscina a profondità baby (40 cm) con acqua riscaldata a 37°, ideale per i piccini, una vasca idromassaggio per gli adulti (dalla quale possono tranquillamente tenere d’occhio i figli, rilassandosi, e una piscina più grande, l’Atlantjde, con acqua di mare purificata e riscaldata.

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Così, nonostante l’inverno sia oramai alle porte, potrete comunque godere dell’illusione di essere ancora in estate. Se pensate che, però, l’ambiente circostante non abbia comunque la temperatura giusta, dovrete ricredervi. Sì, perché il riscaldamento viene garantito sia dal basso che dall’alto. Il soffitto è stato ricoperto di pannelli ad infrarossi che scaldano la pelle in maniera assolutamente naturale. Garantendo, così, un piacevole tepore.

Altro plus di questo hotel è la sua bellissima Atlantic Spa, specializzata in talassoterapia. Per noi mamme che aneliamo ad un momento di relax tutto per noi, qui potremo scegliere tra sauna, bagno turco, emotional shower e la superba vasca idrogeyser. Dotata di acqua ad una temperatura costante di 30°, qui saremo massaggiate da potenti getti di acqua… Tanti, infine, i trattamenti proposti dal menu della Spa: dai massaggi shiatsu alla riflessologia plantare ai trattamenti ayurveda.

Perché sceglierlo?
Schermata 2017-11-02 alle 11.41.31Oltre che per tutti i motivi menzionati prima, questo hotel è adatto alle famiglie con bimbi piccoli perché si trova in posizione centrale, sul Lungomare della Libertà, ricco di locali, negozi, ristoranti e bar. Le camere sono ampie ed accoglienti ma, sopra ogni cosa, qui sono abituati a ricevere famiglie con bimbi al seguito, molto spesso inserite nella categoria degli ospiti non propriamente silenziosi. Un ulteriore, accattivante incentivo è il costo: la family room superior (adatta ad ospitare 4 persone), vista mare, costa a partire da 190 € al giorno, con colazione inclusa.

Io un pensierino lo farei…

Viaggi; Travel Tips

3 hotel in cui non porterò le Gem. Per ora.

Sembrerebbe un controsenso, ma così non è. Per il momento non abbiamo ancora lasciato a casa le Gem per regalarci un weekend da soli, ma prima o poi succederà. Più poi che prima, ma tant’è… Ad ogni modo, mentre aspetto che ciò accada, ho riflettuto sui posti in cui vorrei tornare e che decisamente non sono a misura di bambino. Men che meno di gemelle treenni e un po’.

Quindi se siete ancora sprovvisti di pargoli al seguito, questi hotel possono fare al caso vostro. Se avete un solo figlio così adorabile che pare un peluche (e infatti dove lo mettete sta, senza verbo proferire), anche per voi possono essere una soluzione. Se, al contrario, di figli ne avete due o più e fanno parte della categoria merceologica del brand “Attila e i suoi fratelli (o sorelle)”, niente, lasciate stare.

Che se per caso vi ci avventurate lo stesso può darsi che vi presentino un incremento di conto a fine soggiorno per i decibel in più che i vostri figli, magari, avranno osato imporre.

Schermata 2017-10-31 alle 17.00.07.pngIl Boscolo Hotel dei Dogi, per esempio, è uno di quegli indirizzi che mi è rimasto nel cuore. Ci siamo stati così tanti anni fa (sette per l’esattezza) che ha persino modificato nome. Ora si chiama Boscolo Venezia e basta, ma lo charme e la bellezza della location sono sempre quelle. Ricordo ancora il viaggio in vaporetto verso l’approdo Chiesa della Madonna dell’Orto. Una volta scesi orientarci non fu semplicissimo. Tra calle e sestieri mi sembrava di essere atterrata in un’oasi fuori dal mondo. Ed era proprio così. Un po’ perché l’hotel si trova in zona Cannareggio, decisamente fuori dalle rotte comuni e di massa, un po’ perché è immerso in uno dei giardini privati più grandi e lussureggianti di tutta Venezia. Una vera rarità! Ricavato all’interno di un antico palazzo nobiliare, le camere sono eleganti ed esclusive, arredate con gusto e dal fascino retrò. In più, l’hotel mette a disposizione degli ospiti un servizio transfer privato verso Piazza San Marco che, ricordo, mi fece sentire davvero importante! La nostra camera (deluxe) era un po’ defilata, con splendida vista sul canale sottostante. Oggi le tariffe partono da 249 € a notte, con colazione. Un prezzo di tutto rispetto che aumenta in modo esponenziale se si pensa di viaggiare con figli al seguito.

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© Annalisa Costantino | Giardino interno del Taj Lake Palace di Udaipur

Un po’ più lontano e decisamente poco fattibile, al momento, è il Taj Lake Palace di Udaipur (India). Un’isoletta privata in mezzo al Lago Pichola, sulla quale si trova questo stupendo palazzo un tempo di proprietà di un maharaja. Portato alla ribalta dal film di James Bond “Octopussy”, l’hotel è davvero molto elegante ed esclusivo. E decisamente inadatto ad ospitare due terremoti di poco più di tre anni. Ricordo ancora l’arrivo su barca privata, accolti dal lancio di petali di rosa rossa, ospitati in una delle suite destinate agli sposi in viaggio di nozze. La vista, via lago, sul City Palace e sulla città di Udaipur era davvero unica ed inimitabile. La squisita accoglienza tipicamente indiana, l’ottima offerta gastronomica dei quattro ristoranti interni e la splendida piscina a sfioro sono pregi difficilissimi da dimenticare. Anche qui, coi costi, non si scherza! A parte che si trova all’altro capo del mondo, ma anche se fosse più facilmente raggiungibile non è certo un indirizzo adatto a bambini piccoli. Prezzo a notte su richiesta 🙂

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Adatto anche ai bambini e forse ci tornerò con loro, non appena dormiranno tutta la notte senza fiatare, è l’Hotel Capriolo Madesimo (che, chissà perché, io mi sono sempre ostinata a chiamare lo Scoiattolo, salvo poi rendermi conto che un hotel con quel nome non esiste!). Ripeto, la struttura è adattissima alle famiglie con bambini, ma i muri sono così sottili che, laddove avessimo dei vicini di camera, questi chiederebbero senza dubbio un risarcimento danni. Causa notti insonni. Meglio quindi aspettare, o tornarci da soli. Ricordo la fatica di arrivare a Madesimo, una decina di anni fa. Era nevicato così tanto che persino i gatti delle nevi avevano faticato a fare il loro lavoro. Penso che, a occhio e croce, la coltre avesse raggiunto almeno il metro d’altezza. Il che, se sei in montagna, va benissimo. Il freddo secco fuori in opposizione al calduccio intimo ed accogliente dentro me lo fanno ricordare come un posto meraviglioso e rilassante. Chissà se sarebbe ancora così, se ci tornassi… I costi, poi, sono abbastanza contenuti. Fuori stagione sciistica, la camera si può prenotare anche per solo due notti e costa 180 € (a notte) con colazione.