Viaggi; Travel Tips

Destinazione Rotterdam: cosa vedere

La prima e unica volta che sono stata a Rotterdam dovevo avere circa undici anni, se non ricordo male. Uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto con i miei genitori, quando ancora c’erano entrambi. Le uniche immagini che mi tornavano in mente erano strade circondate da acqua, casette coi tetti a punta e tulipani. Tutti gli stereotipi più duri a morire sull’Olanda, insomma. Ora che ci sono tornata posso dire con certezza che i ricordi che riaffioravano erano sì dell’Olanda, ma non di Rotterdam. La mia prima domanda quando ho ricevuto l’invito a visitarla è stata “Sarà a misura d’uomo tanto da visitarla anche con le Gem?”.

Italo Calvino direbbe che d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. E la mia risposta è super-positiva. Prima di tutto perché, nonostante sia abbastanza grande da sembrare immensa, dispone però di una rete di mezzi pubblici davvero ben strutturata. Non solo, ma sia treni, che metro, che autobus o taxi acquatici sono sempre, immancabilmente in orario. Una novità per chi, come me, è abituato a viaggiare in Italia.

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Il panorama nei pressi dell’Hotel New York ©Annalisa Costantino

Inoltre, facilità di spostamenti a parte, le sue attrattive sono davvero uniche. Rotterdam è una sorta di moderna fenice, rinata dalle ceneri dei bombardamenti ancora più bella e sfavillante di prima. Certo, oggi è una città dallo charme contemporaneo, con grandi grattacieli svettanti, e di attrazioni “storiche” ne sono rimaste poche. Tuttavia questa sua sfacciata modernità, simbolo di una rinascita fortemente voluta, le danno un appeal tutto suo, indimenticabile. Scopriamo insieme quali sono i siti must-have da inserire nell’itinerario di viaggio.

Cosa vedere

Torre di Babele
La riproduzione della Torre di Babele

Se ami l’arte | Il Museo Boijmans Van Beuningen è uno scrigno di creatività, immaginazione e ispirazione che deve essere visitato. Ricco di opere provenienti da collezioni private, qui ho ammirato Van Gogh, Picasso, Degas, Jheronymus Bosch, per citarne alcuni. Il Museo, però, raccoglie anche esposizioni pregevoli di arte contemporanea e moderna e, attualmente, ospita una strepitosa mostra dedicata alla Torre di Babele di Bruegel. Il dipinto è stato rielaborato in diverse varianti da un team di lavoro giapponese che lo ha ricreato alla perfezione. L’excursus museale dedicato alla Torre di Babele consente ai visitatori di entrare letteralmente nella profondità dell’opera tramite punti di vista e angolazioni inedite. La mostra sarà visitabile fino al 21 maggio.
Il Museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 11 alle ore 17. Il biglietto costa 17,50 € per gli adulti, 15 € per i possessori del Rotterdam Pass, gratuito per i visitatori sotto i 18 anni d’età. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Eendrachtsplein.

Museum Rotterdam
Ingresso al Museo Rotterdam Van de Stad ©Annalisa Costantino

Il Museo Rotterdam Van de Stad, invece, racconta la storia della città com’era prima del bombardamento e come è diventata oggi. Il tutto attraverso storie, foto, video e testimonianze raccolte dalla gente che la abita. La mostra permanente “History of the City” è il modo migliore per fare un tuffo nel passato. Il Museo è aperto dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 17, mentre la domenica l’orario va dalle 11 alle 17. I biglietti d’ingresso costano 7,50 € per gli adulti, per i visitatori tra i 4 e i 17 anni il biglietto costa 2,50 €, gratuito per i piccolini al di sotto dei 4 anni. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Rotterdam, Stadhuis.

Cube Houses
Cube Houses ©Annalisa Costantino

Se ti piacciono architettura, design e mercati stravaganti | Le Cube Houses sono un must della città di Rotterdam. Progettate dall’architetto Piet Blom, si trovano nel Distretto Laurenskwartier. La visione dell’architetto è quella di case che sembrano alberi (stilizzati, ovviamente) e che hanno un’esistenza quasi a parte rispetto alla città, come se si trovassero all’interno di un villaggio. E’ possibile visitare la casa-Museo Kijk-Kubus che riproduce la vita all’interno delle Cube House, arredate con pezzi su misura, pareti oblique e dalle forme bizzarre. Aperta tutti i giorni dalle 11 alle 17, l’ingresso alla casa-Museo costa 3 € per gli adulti, 2 € per studenti e over 65, 1,50 € per bambini fino ai 12 anni d’età. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Rotterdam, Blaak.

Mercato
Uno dei locali dove fermarsi per pranzo o per una colazione veloce ©Annalisa Costantino

Il De Markthal è uno strepitoso mercato indoor. Non un mercato qualunque, però, ma un’esposizione golosa di oltre 100 stand dove acquistare spezie, formaggi tipici, carne iberica, fiori, caffè italiano, dolci. Vi si trovano anche ristoranti etnici e una mostra di reperti archeologici (ad ingresso gratuito!) trovati in loco durante gli scavi di costruzione del mercato. Il mercato, dalla caratteristica forma a ferro di cavallo verticale, si trova proprio di fronte alle Cube House. Aperto tutti i giorni fino alle ore 20, si può anche visitarlo tramite tour organizzati che spiegano il design, la costruzione e la storia dell’edificio, garantendo così una visione preferenziale su una delle icone della città.

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Bancarella con vendita di formaggi tipici olandesi al De Markthal ©Annalisa Costantino
 Dove mangiare

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L’interno del Ristorante-Shop Posse ©Annalisa Costantino

Per un pranzo goloso e insolito, sia per la scelta dei piatti che per la location, ti consiglio di provare il Ristorante-Shop Posse, sulla riva opposta rispetto all’ubicazione dell’Hotel New York. Il locale non è solo un ristorante, ma anche un negozio in cui acquistare di tutto e di più (letteralmente), sostare per un cappuccino, partecipare ad un laboratorio artistico o ammirare una mostra. Un posto eclettico, insomma, ma dove ci si sente immediatamente a proprio agio. Altamente raccomandato! I prezzi, poi, sono davvero contenuti: con circa 25 € si possono ordinare un antipasto, un piatto caldo e un secondo. Bevande escluse.
A cena, invece, optate per una delle seguenti due soluzioni. Entrambe accoglienti, propongono piatti gourmand l’una, sostanziosi e tipici l’altra.

Cena con vista nella Brasserie dell’Euromast: a 100 metri di altezza, abbracciati da migliaia di luci che rendono unico lo skyline di Rotterdam, questo ristorante è estremamente chic. E si mangia benissimo. Nonostante l’ambiente raffinato, la vista eccezionale e l’esclusività del locale, i costi non sono poi così proibitivi: per esempio, la cena a sorpresa dello chef, composta da 3 portate, costa 36,50 € a persona. Bevande escluse. Unica pecca: la Brasserie chiude alle 23. Considerate che: al costo va aggiunto anche il prezzo della salita in ascensore (9,75 € a persona). Ma ne vale la pena.
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La facciata dell’Hotel New York ©Annalisa Costantino
Location apprezzatissima dagli abitanti, celebra quest’anno il suo 25° anniversario. Sto parlando dell’Hotel New York, inaugurato nel 1872 col nome New Waterweg e sottoposto a diversi interventi di rimodernizzazione. Una scalinata arricchita da antiche valigie e immagini d’epoca dà accesso alla lobby, arredata con mobili vissuti e oggetti di design moderno. Il ristorante, aperto sia agli ospiti che agli esterni, si propone come un luogo ampio ed accogliente, dai soffitti altissimi. Il personale, poi, è super-gentile. I piatti tra cui scegliere sono davvero vari e ricchi, dal pesce alla carne, dai menu vegetariani a quelli vegani. Se non rientrate in queste ultime due categorie, vi consiglio di ordinare il piatto unico e sostanzioso Sauerkraut (maiale, salsicciotto gigante, purè di patate, cipolle dorate), da abbinare ad un buon bicchiere di vino rosso. E, per dessert, la selezione di pasticcini della casa. Il costo, a persona, è di 31,50 €.
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Il Sauerkraut ©Annalisa Costantino
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La selezione di pasticcini ©Annalisa Costantino
Dove dormire: il nhow Rotterdam è un elegante e curato 4 stelle sul lungofiume Maas, zona Wilhelmina, che sorge in un’area riqualificata della città, ricca di caffè, negozi e ristoranti (e si trova a due passi dall’Hotel New York). Le camere sono ampie e molto luminose, grazie alle finestre a tutta altezza dalle quali la luce entra prepotente e la vista di cui si gode è mozzafiato. Il costo della camera, a notte, parte da 118 € (la colazione non è compresa). Come arrivare: con la metro linee D e E, fermata Wilhelminaplein.
Per la colazione, potete scegliere di farla nel bar che si trova sul marciapiede opposto a quello dell’hotel. Servizio veloce e cortese, ampia selezione di dolcetti, brioche, corn flakes, diversi aromi di caffè, cappuccini e tanto altro ancora.
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L’interno del bar dove fare colazione ©Annalisa Costantino

Come arrivare a Rotterdam
Non esistono voli diretti sulla città ed è quindi necessario atterrare all’aeroporto di Amsterdam Schiphol. Il volo con easyJet costa a partire da 200 €. Una volta atterrati, per raggiungere Rotterdam potete prendere il treno veloce che collega l’aeroporto con il centro città. Il biglietto costa 12,40 € a tratta e si può acquistare comodamente alle macchinette prima di accedere ai binari.

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Focus sui bimbi

Tutta la verità sulle malattie dei bambini

Cara mamma, so che l’hai pensato anche tu almeno un milione di volte. Non sto quindi proponendo nessuna verità suprema, ma solo mettendo nero su bianco quello che tu, come me, hai già elaborato.

influenza-termometro-bambiniLe malattie dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono pestilenziali, virulente, appiccicose. Se hai dei gemelli, poi, sai bene che il decorso naturale della malattia non è mai quello auspicato.

La prende una che la trasmette all’altra che la passa a tutta la famiglia. E quando la prima sembra stare meglio, come da copione, ecco che l’ultimo della famiglia ancora impestato di catarro, febbre, vomito e quant’altro le ripassa il tutto. Rielaborato e corretto. Più pestilenziale di prima. E così si ricomincia, in una danza continua che fa ripartire dal via, come nel gioco del Monopoli.

Non c’è modo di scamparla. Mi spiace. Bisogna solo armarsi di santa pazienza e tenere duro. Fino a quando non ce la fai più e implori la pediatra di darti qualsiasi bomba chimica ci sia in commercio per far finire la tortura prolungata.

La loro tosse, secca o grassa, non è semplice manifestazione di irritazione. No. E’ molto peggio. E’ una reminiscenza di manzoniana memoria degli untori che spargevano la peste ovunque. E noi genitori, sì proprio noi!, siamo dei moderni monatti che cercano di scampare al contagio. Inevitabilmente senza successo.

Se poi, per disgrazia, la gastroenterite riesce a varcare la soglia di casa, allora corri ai ripari. Non bastano bancali di asciugamani né confezioni giganti di antiemetici. Niente da fare. Fattene una ragione, cara mamma: i conati vissuti insieme sono infinitamente più poetici che ognuno per conto proprio.

Hai mai pensato, inoltre, che se i bambini vengono chiamati mocciosi una ragione ci sarà? I loro nasini, d’inverno, sono come un rubinetto rotto, sempre a stillare nuove gocce. Colano di continuo, senza sosta. E gli starnuti poderosi che fanno sprigionano tutto intorno a loro centinaia di migliaia di goccioline virulente che hanno la potenza infettiva di una bomba al napalm. Se ti colpiscono, sei fregata. Punto.

Ti rendo conto, cara mamma, che non sono solo i primi anni di vita a portare il dovuto scompiglio? Eh no, cara. Perché dopo le malattie esantematiche (mai provato la mani-bocca-piedi? Se non sai cos’è – e non è un ritornello – leggi qui), possono arrivare come una valanga varicella, morbillo, Quarta, Quinta e Sesta malattia. Ed è tutto un rincorrere dizionari per capire cosa sono le macule, gli esantemi, i ponfi.

Ma poi passa, eh, stai tranquilla. Io, al momento, non vedo la luce in fondo al tunnel. Dopo i dentini, le coliche gassose e la rimozione forzata del ciuccio pensavo di aver passato la fase critica. Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo. Ad ogni modo, cara mamma, tieni duro, così come facciamo tutte noi. Supermamme moderne, alle prese con febbre, tosse, catarro, vomito, dissenteria, macchioline impertinenti che spuntano là dove non dovrebbero esserci.

Con buona pace delle previsioni e dei tentativi vani di tenere tutto sotto controllo. Solo una mascherina ci salverà! Dal contagio…

 

 

Viaggi; Travel Tips

La Casa di Anne Frank, toccare con mano il male nella sua banalità

Ho fatto una corsa rocambolesca per poterla visitare. La prima volta che ho visitato Amsterdam non ci ero stata e, quindi, ho colto l’occasione del mio recente viaggio a Rotterdam per poter aggiungere un tassello importante alle mie conoscenze storiche.

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L’ingresso della Casa di Anne Frank ©Annalisa Costantino

Nevicava, un misto di acqua e ghiaccio pungente che mi colpiva senza possibilità di riparo. In fila lungo la strada per accedere al Museo e alla Casa eravamo tutti infreddoliti. Pochi parlavano. Quasi tutti avevano lo sguardo fisso. Penso che ognuno di noi riandasse con la memoria alle vittime del nazismo, costrette a stare in piedi per ore, con qualsiasi condizione atmosferica, prima di salire sui carri bestiame o in occasione degli infiniti appelli mattutini nei campi di concentramento.

E credo che ognuno di noi abbia pensato che, per poche manciate di minuti, non avevamo il diritto di lamentarci per qualche spillo di neve.

Non sapevo bene cosa aspettarmi, nonostante avessi letto il Diario di Anne Frank almeno una decina di volte (e lo rileggerò con calma, ora, dopo averne visitato la casa). Avevo un’idea tutta mia di come avrebbe potuto essere, ma niente mi aveva portato a pensare che sarebbe stata mille volte peggio di come la immaginavo.

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La “finta” libreria girevole dalla quale si accedeva all’alloggio segreto ©Annalisa Costantino

Tre famiglie, otto persone, due anni di reclusione nell’alloggio segreto. Nessuna possibilità di uscire, né di guardare fuori dalle finestre. Attenti a camminare, a far scorrere l’acqua, a parlare. Una libreria a nasconderne l’accesso. Curioso come proprio i libri, materiale da ardere per i nazisti, abbiano protetto almeno per un po’ Anne e le altre persone a lei care.

La visita si fa in silenzio, accompagnati da audio-guide che raccontano, stanza dopo stanza, la vita dei prigionieri. Sin dal primo momento mi assale la nausea. Una nausea che mi è passata solo molto dopo esserne uscita. E un senso di soffocamento.

Vedo persone intorno a me piangere in silenzio. Altre sono completamente annichilite. Nelle orecchie rimbomba una voce femminile, quella che dovrebbe essere la voce di Anne, che racconta la quotidianità e gli orrori. Le frustrazioni e la noia.

“Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà. Gli ebrei devono portare la stella di David; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche di privati; gli ebrei possono fare la spesa solo tra le 15 e le 17; gli ebrei possono andare solo da parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono frequentare teatri, cinema e altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono andare in piscina né sui campi da tennis e di hockey né in altro tipo di campi sportivi; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all’aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei non ebrei; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e così via”.

L’accesso al piano in cui le famiglie si nascosero è difficile: una scala ripidissima conduce al sottotetto. E’ una sorta di viaggio nel viaggio. Un percorso complicato che fa meglio comprendere ciò che la piccola Anne, la sua famiglia e i suoi coinquilini hanno dovuto passare prima di essere beffati dalla sorte. Catturati. Deportati.

Degli inquilini del nascondiglio segreto solo Otto Frank si salva. Anne Frank muore nel campo di concentramento di Bergen Belsen all’età di 15 anni.

Non è una visita divertente. Non tutte le visite devono esserlo.

La casa di Anne Frank è un luogo della memoria. Un posto che ognuno di noi, prima o poi, dovrebbe visitare. Per rendersi conto di quanto il male sia banale e, soprattutto, per non dimenticare. Mai.

Informazioni utili: siccome le visite sono richiestissime, è necessario prenotare in anticipo o sperare nell’eventualità fortunata (come è accaduto a me) di riuscire a comprare il biglietto online all’ultimo minuto. Fino a maggio 2018 i ticket si possono acquistare solo online attraverso il sito Anne Frank House. Bisogna selezionare il giorno e l’orario preferito.
Il biglietto costa 9 € per gli adulti, 4,50 € per i ragazzini tra i 10 e i 17 anni d’età ed è gratuito per i bambini dai 9 anni in giù. Acquistando online, al prezzo del biglietto viene aggiunto un supplemento di 0,50 €.

Indirizzo: La Casa di Anne Frank si trova nel cuore di Amsterdam, all’indirizzo Prinsengracht 263-267

Sito ufficialewww.annefrank.org/it

 

 

Focus sui bimbi

Arriva il carnevale… che ansia!

Non mi piace il carnevale, così come non amo il Capodanno. Me ne scuseranno i sostenitori accaniti. Sono entrambe feste dove la gente, non si sa per quale strano motivo, deve divertirsi. Per forza.

Io ricordo ancora con angoscia i miei primi carnevali e i costumi che mi infilavano, pensando che non aspettassi altro.

PuffoBrontoloneSono stata, negli anni, una Pierrot, una fatina e non so che altro ancora. Di certo, però, l’unica maschera che mi si addicesse davvero era quella di Pierrot… Un Pierrot obeso, perché sotto il costume venivo imbottita di maglioni, maglie, pantaloni, calze. Uno sull’altro, per non prendere freddo. E così somigliavo più a Robocop che non al personaggio della commedia francese. E le lacrime finte si potevano evitare perché poco ci mancava che cadessero reali.

Ho una foto che mi ritrae all’asilo vestita da carnevale. Odio quella foto. Indosso il vestito azzurro da fata, tempestato di piccolissime stelline argento. In mano la bacchetta magica grigia, con una grande stella sulla punta e tanti fili argentati. Mi piaceva quel costume, mi faceva sentire magica. Se non fosse, però, che nella foto sono ritratta con gli occhialoni enormi. E con all’occhio sinistro l’immancabile occlusore. Mi vergognavo di quell’accessorio gommoso sempre appiccicato sulla lente. Mi sentivo una sorta di pirata, ma di quelli sfigati.

Nonostante tutto, nella foto sorrido. Non ricordo se perché volessi davvero sorridere o se perché avevo di fianco la maestra e dunque, forse, mi sentivo obbligata a farlo. Sono più propensa a credere che la risposta giusta sia la prima. Si sorride comunque, quando si è bambini.

Ciò detto, per i primi due anni le Gem non le ho travestite per carnevale. Il primo anno erano troppo piccole, l’anno scorso anche, quest’anno, invece, ho dovuto cedere alle pressioni. Non da parte loro, ma da parte di altri che mi hanno tacciata di “scarsa democrazia”. In poche parole, avrei dovuto lasciare che fossero loro a decidere se travestirsi e amare il carnevale o meno.

Detto, fatto. Ho comprato due costumi da Cappuccetto Rosso. Non perché le Gem la amino né perché fossero particolarmente belli. Semplicemente perché mi sono capitati tra le mani e, volendoli uguali per non scatenare risse, era l’unico modello della giusta misura in doppia copia.

L’esperimento l’ho già fatto: le ho vestite e, dopo un primo momento di euforia, hanno voluto toglierselo. Forse perché, indossato il costume sopra altri abiti, si sentivano anche loro più Robocop che Cappuccetto Rosso.

Vedremo come andrà quando le porterò alla loro prima sfilata dei carri allegorici. Se somigliano almeno in parte a me sentiranno un groppone salire in gola e vorranno scappare. A gambe levate. Fino al prossimo carnevale.

Viaggi; Travel Tips

Dove andare a San Valentino

Non c’è destinazione più romantica, secondo me, del lago. Qualsiasi lago. Prendete il Lago d’Orta, per esempio. E’ un piccolo specchio d’acqua e l’atmosfera antica e vagamente retrò che vi si respira rimanda la memoria a costumi interi a righine bianche e blu, cappelloni di paglia, vestiti alla marinara. Tempi in cui le signore non si esponevano al sole, ma stavano protette sotto enormi ombrelloni, gli uomini erano galanti e le riviste non parlavano di gossip.

Il viaggio romantico dal sapore antico

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Isola di San Giulio ©Annalisa Costantino

Perché non scegliere per una ricorrenza così romantica un piccolo borgo tra i borghi più belli d’Italia, accoccolato sulle sponde di un lago, dove il tempo sembra essersi fermato? Orta San Giulio (in Piemonte) è la destinazione perfetta per un weekend romantico in cui abbinare hotel esclusivi, coccole a cinque stelle, ristoranti gourmand e visite storico-culturali. Le strette stradine del centro storico sono ricche di atelier d’arte, botteghe artigiane, bar e locande e conducono a Piazza Motta sulla quale si trova, quasi come capitato lì per caso, il Palazzo della Comunità, risalente al XV secolo e anticamente sede del potere esecutivo. Decorato con dipinti di pregio che riproducono stemmi di vescovi di Novara, il Palazzo è oggi uno dei punti di interesse più belli e ben conservati del borgo.

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Palazzo della Comunità ©Annalisa Costantino

Dalla piazza principale (Piazza Motta) si può salire a bordo dei comodi taxi-acquatici che, con cadenza ogni quindici minuti, collegano la terraferma con l’Isola di San Giulio (costo del servizio a/r 4,50 €, cinque minuti di viaggio). Una volta sbarcati vi sembrerà di essere entrati in una dimensione parallela.

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Il benvenuto all’Isola di San Giulio ©Annalisa Costantino

Il silenzio, qui, domina e pervade l’atmosfera. Non è una meta di divertimento, quanto di ascolto e introspezione. Una destinazione, quindi, utile per ristorare la mente dal caos quotidiano. Sull’isola sorgono, imponenti, il Seminario e la Basilica di San Giulio, che conserva le spoglie mortali del santo. Dove dormire? Di soluzioni ce ne sono molte, tutte validissime. Io vi consiglio l’Hotel San Rocco 4* le cui fondamenta sono lambite dalle acque del lago. Delimitato dalle mura di un remoto monastero, antico e moderno si fondono in perfetta sintonia. Per San Valentino l’ideale sarebbe prenotare la Suite “Natura”, con superba vista sul lago e sull’Isola di San Giulio, dotata di camino ecologico, arredamento minimal-chic e una grande vasca idromassaggio con cromoterapia, dalla quale godere in tutto relax della spettacolare vista sul panorama antistante. Completano la camera una doccia-bagno turco e una ampia terrazza.

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Ingresso Alla Locanda ©Annalisa Costantino

Dove mangiare? Al Ristorante Gourmet della Locanda di Orta dove lo chef stellato Fabrizio Tesse propone un giusto mix tra piatti della tradizione e innovazioni culinarie.

Lo sapevate che…

c-era-due-volte-il-barone-lamberto-ovvero-i-misteri-dell-isola-di-san-giulio-gianni-rodariMolte delle fiabe e dei racconti scritti da Gianni Rodari sono ambientati proprio in questi luoghi, essendo egli originario di Omegna, un piccolo paesino a pochi chilometri da Orta San Giulio. Un esempio? C’era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio, novella per ragazzi ambientata proprio sull’isoletta, capolavoro tradotto in ben 11 lingue.

 

Per maggiori informazioni, consigli pratici, storia e leggende sulla destinazione visitare il sito ufficiale alla pagina del Comune di Orta San Giulio – sezione turismo