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Mamma, cos’è l’invidia?

Ottima domanda, ma fatta alla persona sbagliata. Sia chiaro, tutti proviamo invidia per qualcuno o per qualcosa. Tuttavia ne esistono di due tipi: quella tutto sommato “buona” e quella “cattiva”. Un po’ come il colesterolo.

downloadIo spesso ho provato invidia del primo tipo. Per un’amica che aveva trovato un capo super-griffato al 70% di sconto. Per una coppia di amici sempre in giro per il mondo, tra tavole da snowboard e mari turchesi. Per una ragazza che, dopo essersi fatta un mazzo tanto, ha ottenuto la carta verde e, ora, entra ed esce dall’America come le pare. E potrei farne altri mille, di esempi come questo.

Perché parlo di invidia, piuttosto che di gioia? Ottima domanda. Perché, in casi come questo, per me i due sentimenti sono inscindibili e funzionano un po’ come se fossero dei sinonimi. Quando penso a quelle persone e a ciò che in quel momento hanno, sono felice per loro, gioisco della loro fortuna, partecipo delle loro esperienze, magari seguendo le foto pubblicate su Facebook o scatenando i like su Instagram.

L’invidia cattiva, quella no, sinceramente non l’ho mai provata. E non perché sia una santa, ma perché provo altri sentimenti negativi e questo non ne fa parte.

Perché dovrei rosicare se qualcuno ha più di me?

Per esempio, perché dovrei provare invidia rancorosa verso qualcuno che ha ottenuto un aumento di stipendio? O una promozione? Le due cose, a me, cosa tolgono? Assolutamente niente.

Se conosco una persona che ha successo nel lavoro, magari facendosi un mazzo grande quanto un oceano, barcamenandosi tra famiglia, lavoro numero uno, lavoro numero due, collaborazioni esterne e via discorrendo, perché dovrei scatenare commenti negativi?

Perché dovrei sputtanarlo/a parlandone male?

Perché dovrei sminuirlo/a tacciandolo/a di mediocrità, ma poi spiare la sua vita in ogni modo possibile?

Quale sarebbe lo scopo di cercare di coglierlo/a in fallo?

Siamo tutti umani, non divini. Possiamo sbagliare. Sia quelli che fanno una cosa sola, sia, a maggior ragione, quelli che, magari per necessità magari per passione, ne tengono in piedi parecchie. E così, siccome il mondo va alla rovescia, anziché lodarlo/a, gli si buttano addosso carichi giganteschi di merda.

Proprio così, care Ludo e Vero, l’invidia “cattiva” è quella che predomina. Sempre. Io spero che, giorno dopo giorno, camminando insieme, riuscirò ad insegnarvi a provare solo quella “buona”. Che poi sfocia irrimediabilmente nel gioire. Della fortuna altrui. Del successo altrui. Del raggiungimento degli obiettivi da parte di altri.

Sì, perché in fin dei conti la domanda è sempre quella: il suo successo, la sua fortuna, il suo raggiungere gli obiettivi, a me, a noi, cosa ha tolto? Se non avesse avuto tutto ciò, la mia esistenza sarebbe cambiata? La maggior parte delle volte, la risposta è no.

Ecco quindi che gioire delle gioie altrui è bello.

Nella vita, io lo so bene, c’è spazio in abbondanza per rabbia, frustrazione, senso di impotenza, sconfitta e anche tradimento. Mi sembrano abbastanza, senza dover per forza anche provare invidia.

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