Focus sui bimbi

Finalmente c’è Solly… e per voi lettrici è scontato!

SOLLY SCATOLA BUSTINELe mamme lo sanno, eccome se lo sanno: quando si vive il periodo dello spannolinamento, ma anche prima, quando si è in giro e si spera di poter fare due passi in tutta tranquillità, capita che ai bambini scappi nel momento meno opportuno. O quando proprio meno te lo aspetti. Supponiamo, per esempio, che abbiate deciso di fare un giro per negozi. Supponiamo, anche, che abbiate implorato i vostri figli di fare la pipì prima di uscire di casa o che li abbiate cambiati prima di mettervi in auto, se ancora portano il pannolone.

Bene, ciò premesso, statene certe, accadrà sempre qualcosa prima o poi. Sempre. Che un po’ di pipì esca dal pannolone o, peggio, che un po’ di pupù faccia disastri su body e canottiere. Ricordo ancora quella volta che le portai al parco in un caldo, afoso pomeriggio d’estate. Ad un certo punto, mentre stavamo giocando a raccogliere le ghiande, Ludo urlo “mamma, mi scappa!”. E no, care mie, non era la pipì. Fu una corsa rocambolesca per riuscire a trovare un angolino appartato. Tutto un cercare fazzolettini di carta e salviettine detergenti. L’angolino appartato non lo trovammo. E i fazzolettini a supporto finirono presto.

Ripeto: suppongo sia successo a tutte voi. Completato il disastro, che fare? Mutandine inutilizzabili, oltre che sporche e super-puzzolenti. Poco male, si lavano, pensai. Ma come riportarle a casa senza combinare guai ulteriori? La soluzione più democratica per il mio olfatto fu di buttarle nel bagagliaio dell’auto, spingendo sull’acceleratore a tutta velocità. Ma i miasmi trovarono il modo di raggiungermi comunque.

All’epoca non esisteva Solly. Se ci fosse stato, quei problemi non li avrei sperimentati. E ora vi spiego perché.

Solly è un alleato tanto piccolo quanto potente. Si tratta di una bustina idrosolubile, ideale per riporvi gli indumenti sporchi che, una volta arrivate a casa, caccerete direttamente in lavatrice. Sì, avete capito bene, tutta la busta è adatta ad essere messa direttamente nella lavabiancheria proprio perché, durante il ciclo di lavaggio, si scioglie senza lasciare traccia. Nonostante ciò, però, grazie alla sua formula e all’affetto barriera, gli odori rimangono proprio lì dove li vorreste: dentro il sacchetto.

Solly, lanciata dall’azienda italiana GM sas – Milano, funziona benissimo per bambini da 0 a 6 anni d’età, è antibatterica, atossica e anallergica. E assicura un effetto anti-odore. Le fuoriuscite di pupù e pipì non sono più una minaccia.

Le buste-involucro Solly sono solubili e bio-degradabili in ambiente umido e quindi, a tutti gli effetti, possono essere definite eco-sostenibili. 

Una scatola costa 30 € e contiene 20 pezzi. Per le lettrici e i lettori del mio blog, però, l’azienda mette a disposizione uno sconto del 3%.

Ottenerlo è semplice: basta cliccare sul seguente link Solly sacchetti idrosolubili per biancheria e inserire il codice sconto 01SUPERMAMMA

 

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Weekend sul Lago di Garda

Complici il 2 giugno, una SmartBox in attesa di prenotazione e il marito che finalmente decide di prendersi un giorno di ferie, abbiamo scelto come meta per un weekend fuori porta il Lago di Garda. A me basta che ci sia acqua. Poi, che sia fiume, mare o lago, poco mi importa. E di bellezze architettoniche, culturali e storiche ce ne sono davvero tantissime. Se viaggi con due bambine di 4 anni, però, devi mettere in conto che tutto quello che vorresti visitare non è fattibile, ovviamente. Quindi devi scegliere accuratamente le attrazioni che maggiormente possono incontrare i gusti tuoi e quelli delle piccole.

Tenendo conto che siamo partiti sabato intorno alle 10 e che il viaggio è durato poco più di 2 ore (nonostante le varianti suggerite da Waze per velocizzare i tempi di percorrenza), la mattinata è sfumata su quattro ruote. Giusto il tempo di parcheggiare, per risederci di nuovo, al ristorante.

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Il dehor esterno del ristorante, in una piccola piazzetta pedonale, circondato da alberi secolari che paiono sculture @AnnalisaCostantino

Un’ottima soluzione per chi viaggia con i figli è l’Osteria Caffè Amaro di Garda, a due passi dal lungolago, che propone piatti tipici veneti, a prezzi tutto sommato contenuti. Potrete scegliere tra i classici bigoli, con diverse varietà di intingoli, o ordinare tagliatelle fatte in casa, magari ai funghi porcini. Assolutamente sublimi. Il personale è molto gentile e veloce, soprattutto nel servire i piatti ai bambini (cosa che ho molto apprezzato). Buonissimo il vino della zona (un Valpolicella classico), servito anche a calice e perfetto, infine, il dolce, una torta di cioccolato senza farina, gustosa e morbida al punto giusto. In quattro abbiamo speso 50 €, acqua, vino e caffè compresi.

Dopo il pranzo ci siamo diretti verso il resort prescelto per il weekend, sito su una collina che domina il Lago di Garda, immerso nel verde di ulivi ed eleganti cipressi. Il Poiano Resort Hotel è la scelta vincente se si viaggia con figli al seguito. Non solo per gli ampi spazi dedicati al gioco e al relax (la Spa è da brividi!), ma anche per le due piscine, di cui una pensata solo per i più piccini, e per la possibilità di prenotare un appartamento tutto per sé. E che appartamento! Con un’incredibile vista sulla vallata circostante, sedie, sdraio e ombrelloni a disposizione, tre camere da letto, una cucina super-attrezzata e due bagni. Il paradiso delle mamme sull’orlo di una crisi di nervi che non riescono a dire quanto sono felici di avere, finalmente, un bagno tutto per loro. Se già così non fosse più che sufficiente, ad aggiungersi ai pregi di questo resort c’è il Poiano Ristorante, che propone ottime soluzioni a buffet, con un’ampia scelta di antipasti, primi e secondi, senza menzionare l’area dedicata ai dolci. Non solo ottimo cibo, ma anche e soprattutto personale di sala gentile, professionale e piacevole. Un plus da non dare mai per scontato! Nel pomeriggio, quindi, io e le Gem ci siamo rilassate a bordo piscina mentre il marito provava uno dei massaggi della Spa, quello Schiena e Collo (30 min. per 45 €). Con ottimi risultati. E se lo dice lui, potete crederci…

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L’ingresso al Castello con le #Gem in azione ©AnnalisaCostantino

Le visite hanno avuto la meglio il giorno successivo, la domenica, quando siamo partiti alla volta del Castello Scaligero di Malcesine, le cui origini risalirebbero alla fine del primo millennio d.C. e il cui attuale splendore è strettamente legato al Medioevo. Qui, tra sali-scendi lungo ripide scalinate, punti panoramici, affreschi medievali e un mastio alto ben 70 metri (in cui è custodita una campana risalente al 1442 e un fucile di epoca sconosciuta) abbiamo avuto modo di macinare chilometri e rifarci gli occhi con la bellezza di questa costruzione antica, dalla quale lo sguardo si perde a 360° sul lago sottostante. Nel Castello si trovano, inoltre, un Museo di Storia Naturale, una sala dedicata a Goethe. L’ingresso al Castello Scaligero di Malcesine costa 6 € per gli adulti, mentre i bambini sotto i 6 anni entrano gratis.

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Panorama del Castello dal mastio ©AnnalisaCostantino

Lasciato il castello abbiamo pranzato in una tipica osteria veneta, l’Osteria alla Rosa, che serve come da tradizione piatti della gastronomia locale: dal pescato di lago alla pasta rigorosamente fatta in casa, accolti in un ambiente casalingo, caldo e accogliente, sotto un tetto di viti. Anche qui, il pranzo per 4 persone è costato 50 € (4 primi piatti, acqua, vino, caffè e 2 dessert). Più che onesti, direi.

Dopo il pranzo abbiamo deciso di recarci all’Eremo di San Giorgio, gestito dai Monaci Benedettini Camaldolesi, nei pressi del Resort. Peccato che, una volta arrivati lì, abbiamo scoperto che non è aperto al pubblico, se non come ospiti soggiornanti del Monastero… Ho quindi avuto la possibilità fugace di scorgere, da lontano, la bellissima chiesa con il suo campanile del XVII secolo. In compenso, però, mentre le Gem dormivano in macchina, sfinite dalla stanchezza, io ho potuto fare alcuni scatti panoramici dal belvedere davvero notevoli. Un consiglio: non entrate se non siete stati invitati o se non avete avvisato in anticipo. Potrebbero guardarvi con molto sospetto…

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Peppa Pig Land

 

Il giorno successivo, dopo il check-out, abbiamo deciso di fare un bellissimo regalo alle Gem: una giornata a Gardaland! Paradiso dei piccolini, ma anche dei grandi, abbiamo provato tutti insieme alcune attrazioni (la giostra dei cavalli, il volaplano, il Prezzemolo Land, il Colorado Boat…), ma la parte più interessante e apprezzata dalle Gem è stata la nuovissima area Peppa Pig Land, tripudio di giostrine e divertenti per gli appassionati della maialina più famosa del piccolo schermo: dal trenino di Nonno Pig alle mongolfiere, dalle barche dei pirati alla casa di Peppa, dove i bambini sono stati coinvolti in una simpatica caccia al tesoro. E, per finire in bellezza, non abbiamo mancato di farci fare la foto insieme alla loro beniamina! L’ingresso a Gardaland costa 138 € per una famiglia di 4 persone, due adulti e due bambini sotto i 10 anni.

Informazioni utiliPoiano ResortCastello scaligero di MalcesineEremo di San GiorgioGardaland

 

 

 

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Mamme, attenzione alle scarpe!

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Secondo un sondaggio condotto da BlitzResults, il 65% dei bambini (i due terzi del totale degli intervistati!) non indossa scarpe della misura corretta. Ciò può portare, sul lungo termine, a danni irreversibili ai piedini dei bimbi, come la deformità. Nel documento ufficiale, tra l’altro, si fa riferimento diretto ad alcuni importanti brand, tra cui Adidas. Sono bellissime, all’ultima moda e supercolorate, ma vanno bene per i nostri figli? Calzano correttamente? Quali sono i problemi che possono sorgere?

Oltre alla deformazione del piede (la problematica più evidente), calzare scarpe che non siano della misura giusta può causare anche seri problemi di salute, come l’alluce valgo. La maggioranza dei bimbi indossa scarpe troppo strette (quel famoso e già citato 65%) e, di queste, il 47% sono di una misura troppo piccola, il 18% addirittura di due.

Da quanto emerge dallo studio, solo il 35% dei bambini calza scarpe della giusta misura, mentre solo l’11% ha a disposizione uno spazio di crescita sufficiente. Ecco che, quindi, è necessario tenere sempre bene a mente alcune indicazioni utili.

  1. I piedi non hanno la stessa lunghezza! Tra destro e sinistro ci sono delle differenze ed è dunque utile regolarsi, nell’acquisto delle scarpe, in base al piede più lungo.
  2. La misura delle scarpe può essere fuorviante. Nonostante le misure indicate siano standard, ogni produttore di scarpe ha un suo proprio punto di riferimento. Attenzione, quindi, a misurare le calzature ogni volta.
  3. I piedini hanno bisogno di spazio! Certamente è qualcosa che si sa, ma dalla teoria alla pratica c’è spesso di mezzo un mare infinito. Perché una scarpa sia comoda (e non danneggi il piede), ci deve essere almeno 1 cm di spazio che consenta ai bimbi di muovere il piedino agevolmente e correttamente quando camminano.
  4. Controllate le scarpe regolarmente. Il piede andrebbe misurato, secondo l’esperto, ogni due mesi. Per maggiori informazioni e linee guida utili su come misurare le scarpe e scegliere quelle più adatta, potete usare la guida alla seguente pagina

Ci sono, infine, alcuni falsi miti che devono essere sfatati…e che purtroppo fino all’altro ieri ho seguito anche io.

  1. Appoggiare la scarpa sul piede. NON si deve appoggiare la suola della scarpa sul piede dei piccolini. La misura interna della calzatura non è MAI uguale a quella esterna. Spesso, infatti, l’interno è più piccolo dell’esterno, per la presenza di cuciture, rivestimenti, imbottiture, ecc.
  2. Provare a tastare col pollice. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha usato questo metodo… In realtà, secondo gli esperti, appoggiare il pollice sulla punta delle scarpe fa scattare nei bambini, spesso, una reazione che porta a “rannicchiare” le dita dei piedi, falsando così la misurazione. Anche se a noi sembra che di spazio ce ne sia, in realtà è molto facile che le scarpe siano, poi, troppo piccole.
  3. Confronto con una sagoma. NON si può usare una sagoma (come per esempio un sottopiede) per verificare che le scarpe che vogliamo comprare siano quelle più giuste. Il confronto è, infatti, solitamente impreciso. OK solo se la suoletta che si usa è quella interna alla scarpa che si vuole acquistare. Lo spazio corretto per il piede vede circa mezzo centimetro libero dietro al tallone e circa un centimetro davanti alle dita dei piedini.
  4. Chiedere ai bimbi. E’ inutile chiedere ai bambini, specie quelli piccoli come le mie, se le scarpe sono comode e calzano bene. Loro guardano solo l’estetica (e molto spesso nemmeno quella, vogliono solo fare un fretta). Avrete, quasi certamente, una risposta errata.

Attenzione, quindi, al prossimo acquisto!

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Famiglie in cantina: appuntamenti per adulti e idee per bambini

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Il vino e i suoi segreti, per tutta la famiglia. Il progetto (eccellente) nasce da cantine, produttori e strutture ricettive di Langhe, Roero e Monferrato che hanno pensato di trovare una soluzione al “problema” degli adulti che, viaggiando coi bambini, hanno spesso difficoltà a godersi appieno le degustazioni. Ciò non significa, però, che i piccoli vengono chiusi in aree delimitate, anzi!

I partner del progetto, infatti, mettono a loro disposizione un angolo ad hoc in cui conoscere il vino e il ciclo di produzione. Tramite kit di gioco realizzati in legno. Perché la produzione del vino è non solo tradizione, ma anche uno degli elementi portanti (e più famosi) della cultura e della storia piemontese. Bando dunque alla noia (inevitabile nei più piccini), sì alla scoperta creativa e al gioco formativo.

Così, mentre i genitori visitano, degustano e partecipano alle iniziative per adulti, i bambini hanno modo di divertirsi scoprendo, passo dopo passo, come l’acino si trasforma in vino, come vengono realizzati i vigneti, quanto lavoro (e fatica) stanno dietro alla produzione. Non solo ciclo del vino, però, ma anche giochi legati al territorio e alle sue peculiarità: dalle nocciole alla frutta, dalla verdura al tartufo…

 

Per le famiglie che saranno in visita tra Langhe, Roero e Monferrato, sabato 19 maggio l’appuntamento con Le Cantine dei Bambini si svolge presso la Cantina Josetta Saffirio a Monforte d’Alba, mentre sabato 26 maggio protagonista è la Cantina Demarie di Vezza d’Alba, in cui degustare (e acquistare) Roero Arneis DOCG, Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Dolcetto, accompagnati da eccellenze gastronomiche del territorio… La Cantina, inoltre, permetterà ai bambini di creare la loro personale etichetta e portarsi a casa la propria bottiglia personalizzata. Un’opportunità unica di scoprire e apprezzare grandi vini che hanno reso il Piemonte famoso e apprezzato a livello mondiale. Il costo dell’attività, presso la Cantina Demarie, è di da 12 € a persona (i bambini sotto i 3 anni non pagano).

Per qualsiasi ulteriore informazione, contattare la singola Cantina.

 

 

 

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Abiti e scarpe per l’estate. Cosa comprare

Quando si hanno figli si sa che vestiti, abiti, scarpe durano a mala pena una stagione. Soprattutto le scarpe. Mentre per gli abiti faccio in modo che abbiano una vita il più lunga possibile (prendendo, per esempio, taglie “comode” piuttosto che giuste), per le scarpe non c’è proprio niente da fare. Avrei tanto voluto comprare modelli di due/tre numeri più grandi, ma quando ho appurato che camminavano come il più acclamato dei clown, ho dovuto rinunciare.

In vista dell’estate, allora, se come me dovete necessariamente comprare qualcosa, riducendo comunque gli acquisti al minimo sindacale, ecco alcuni brand che propongono soluzioni carinissime, senza dover spendere una fortuna.

Per giocare? iDo 100% bambini
allegro-completo-maxi-tshirt-e-pantalon-bianco-fronte-01-1874u43300-8043Ho comprato spesso completi di questo marchio, soprattutto quando le Gem erano più piccoline. L’ottima scelta dei tessuti (naturali), le fantasie accattivanti e i colori rendono i capi di questo brand adatti ai bambini. Bambini che vestono da bambini, insomma.
La storia dell’azienda (Miniconf) che produce i capi, poi, è tutta italiana e racconta di un’eccellenza indiscussa in ambito bimbo-bimba. Fanno parte del gruppo, tra l’altro, anche i marchi Sarabanda e Dodipetto.
Uno dei completi che preferisco è questo: colorato e simpatico, maglietta maxi, preziosa, e pantaloncini modello ciclista che non ingoffano, ma che permettono di giocare in tutta libertà! E poi il prezzo… piccolo piccolo: 19,90 €.

Per il mare? Mayoral
28-03994-048-800-1Altro marchio storico di abbigliamento per bambini (spagnolo questa volta), Mayoral è sul mercato da più di 70 anni. Nata come azienda famigliare, nel tempo si è sparso a macchia d’olio e, ora, è diventato un brand leader di settore. Coloratissimo, funzionale, chic e divertente, l’abbigliamento Mayoral è uno dei miei preferiti. Per il mare, quest’anno, mi piacerebbe comprare i copricostume della nuova collezione. Come questo abitino in jersey, con intreccio sulla schiena. Carino no? Il prezzo: 26,95 €.

Per principesse che fuggono in auto (da sole)? Petit Bateau
4318690_PRIÉ un brand che ha fatto la storia, in tutti i sensi. Nato Saint Joseph di Troyes 124 anni fa (mica pochi, eh?), oggi è sinonimo di qualità, capi in cotone (per la maggior parte a costine) e righine marinarette. Per le Gem ho comprato diverse cose di Petit Bateau, dai body alle canottiere, dalle mutande alle maglie, fino ai completi per il mare. Quest’anno mi sono innamorata di questo adorabile vestitino a righe marinière, a maniche corte, con lo scollo a barchetta. Perfetto per l’estate, ma soprattutto per le loro scorribande sulle macchinine elettriche. Perché anche se si gioca, non si rinuncia allo stile. Il prezzo: 33 €.

Calzature per giocare? I sabot Crocs
Schermata 2018-04-16 alle 14.36.26Già provate, sperimentate, testate. Per giocare in cortile a casa o per camminare sui sassi al mare, i sabot della Crocs sono perfetti! E praticamente indistruttibili. Unico neo: le Gem hanno la pelle dei piedini molto delicata, perciò quando fa davvero caldo e il piede suda (nonostante le “prese d’aria” suda comunque), è capitato che si formassero vesciche sul tallone e sulle dita dei piedi. Per rimediare basta alternare le Crocs con scarpe da ginnastica chiuse o con pantofoline sportive, da indossare però rigorosamente con calze leggere. Il prezzo: da 29,90 €.

Cappellini e bandane per il sole? Chicco

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Lotta continua e durissima. Le Gem odiano qualsiasi tipo di copricapo, tranne nel periodo invernale, quando portano volentieri cappelli, cuffie, cappucci. Tuttavia, in un modo o nell’altro, la testa dei bambini va riparata dal sole, soprattutto nei mesi estivi più caldi. Ecco che, allora, da quando sono nate mi sono affidata soprattutto alla Chicco. Quest’anno, la nuova collezione propone cappellini e bandane davvero molto carini, in cotone. Il prezzo delle bandane: 9,99 €.

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14,99 €
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12,99 €

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Focus sui bimbi

Cose da non dire MAI ad una mamma di prematuri

Una gravidanza normale non so cosa sia. L’unica che ho vissuto, gemellare, è durata poco più di 30 settimane. Ovvero 7 mesi. Le mie piccole Gem hanno deciso che nella pancia non ci stavano più, o che ci stavano male. O semplicemente dopo tutte le peripezie cui le ho sottoposte, hanno pensato che, forse, fuori sarebbero state meglio.

o-huggies-570.jpgCerto, ci sono prematuri molto più gravi. Bimbi e bimbe che nascono a 16, 17 settimane di gestazione, anche meno. Pesano talvolta poco più di 500 grammi. Di sicuro, però, c’è che anche le Gem hanno passato l’inizio della loro esistenza in una scatola di vetro che mi ha sostituita in (quasi) tutto.

Ora stanno bene, ma le prime settimane avevo il terrore che peggiorassero, che non avrebbero mai respirato bene, che non avrebbero mai ripreso i grammi persi durante il calo fisiologico.

Acqua passata, ma che per una parte sedimenta nel cuore e nel cervello. Ecco, quindi, un piccolo suggerimento, per chi è genitore “normale”, su cose da NON dire mai alle mamme di prematuri.

  • Ah, sono in incubatrice? Be’, dai, non è poi così male! Così di notte puoi dormire! Non sai io i primi tempi come facevo fatica… approfittane! Una sola parola: ‘fanculo. Pensa, prima di dare aria alla bocca.
  • Davvero pesavano 1.770 e 1.850 kg? Mamma mia! Adesso si sono riprese alla grande! Guarda che gambe cicciotte! Non sarà il caso di tenerle un po’ a dieta? Ti dò tre secondi, dico tre, per andartene più velocemente che puoi. Dopo di che ti prendo a calci nel culo e ti faccio perdere i presunti chili che dovrebbero perdere loro. Cretina!
  • Non sai come sei fortunata a non averle in camera con te. Guarda qui, io sono assalita da parenti, amici, conoscenti che vengono in massa per vedere la bambina, mentre io vorrei solo stare tranquilla. Certo. Sono proprio fortunata. Ascolto complimenti a raffica su come hai fatto un buon lavoro. Ti vedo coccolare la tua bimba, dormire con lei, parlarle quando e quanto hai voglia. Io, per vedere le mie Gem, ho orari cadenzati e, soprattutto, le posso abbracciare mezz’ora al giorno, per ognuna. Poi le devo rimettere nell’incubatrice e le guardo attraverso un vetro. Sì, sono molto fortunata. In ospedale alcuni non sono nemmeno venuti a trovarmi perché “tanto le bambine non si possono vedere, cosa veniamo a fare?”.
  • Ma come mai le hai partorite prima? Non sei riuscita a tenerle dentro qualche settimana di più? Sai, ero stufa di sembrare più una balenottera azzurra che una donna. E allora le ho cacciate fuori. Ma, secondo te, se avessi potuto portare a termine la gravidanza, non l’avrei fatto?
  • Anche il mio bambino ha fatto tre giorni sotto la lampada perché soffriva di ittero… non sai che pena. Ti capisco benissimo. Ah be’, certo. Tre giorni sotto la lampada per l’ittero è una tragedia peggiore di due settimane dentro un’incubatrice, con fili e aghi che spuntano da ogni dove. 3,8 kg di bambino che, dopo i tre giorni sotto i riflettori, se ne è tornato a casa. Con te. Sì, sì, mi capisci benissimo.
  • Siccome loro sono in ospedale tu puoi andartene a casa? Beata te, che puoi riposarti mentre c’è qualcun altro che te le guarda. Io dopo tre giorni dal parto me la sono dovuta guardare da sola, la mia bimba. No, cretina. Non posso tornare a casa. Non le lascio qui in ospedale. Non torno a fare la vita di prima, sapendo che loro sono in incubatrice e che spesso desaturano. Sai cosa vuol dire desaturare, idiota?
  • Ma quindi, fammi capire, quanto hanno adesso? Conti l’età come per i bambini normali o no? Come funziona? Punto primo: sono premature, non aliene. E sono bambine normali anche loro. Punto secondo: no, per il primo anno non conto i mesi come per gli altri bambini a termine. Detraggo i mesi di anticipo da quelli effettivi. Hai capito? Dubito che tu abbia compreso. La tua mente ristretta gira sul binario di un unico neurone. E per questo, fidati, non si può fare proprio niente.

Potrei procedere, ve lo garantisco. Ma preferisco fermarmi qui. Ci sono alcuni commenti che ancora faccio fatica ad elaborare, tanto sono stati cattivi. Ecco perché penso che, qualsiasi sia l’argomento, prima di parlare sarebbe il caso di tacere.

 

Focus sui bimbi

Tutta la verità sulle malattie dei bambini

Cara mamma, so che l’hai pensato anche tu almeno un milione di volte. Non sto quindi proponendo nessuna verità suprema, ma solo mettendo nero su bianco quello che tu, come me, hai già elaborato.

influenza-termometro-bambiniLe malattie dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono pestilenziali, virulente, appiccicose. Se hai dei gemelli, poi, sai bene che il decorso naturale della malattia non è mai quello auspicato.

La prende una che la trasmette all’altra che la passa a tutta la famiglia. E quando la prima sembra stare meglio, come da copione, ecco che l’ultimo della famiglia ancora impestato di catarro, febbre, vomito e quant’altro le ripassa il tutto. Rielaborato e corretto. Più pestilenziale di prima. E così si ricomincia, in una danza continua che fa ripartire dal via, come nel gioco del Monopoli.

Non c’è modo di scamparla. Mi spiace. Bisogna solo armarsi di santa pazienza e tenere duro. Fino a quando non ce la fai più e implori la pediatra di darti qualsiasi bomba chimica ci sia in commercio per far finire la tortura prolungata.

La loro tosse, secca o grassa, non è semplice manifestazione di irritazione. No. E’ molto peggio. E’ una reminiscenza di manzoniana memoria degli untori che spargevano la peste ovunque. E noi genitori, sì proprio noi!, siamo dei moderni monatti che cercano di scampare al contagio. Inevitabilmente senza successo.

Se poi, per disgrazia, la gastroenterite riesce a varcare la soglia di casa, allora corri ai ripari. Non bastano bancali di asciugamani né confezioni giganti di antiemetici. Niente da fare. Fattene una ragione, cara mamma: i conati vissuti insieme sono infinitamente più poetici che ognuno per conto proprio.

Hai mai pensato, inoltre, che se i bambini vengono chiamati mocciosi una ragione ci sarà? I loro nasini, d’inverno, sono come un rubinetto rotto, sempre a stillare nuove gocce. Colano di continuo, senza sosta. E gli starnuti poderosi che fanno sprigionano tutto intorno a loro centinaia di migliaia di goccioline virulente che hanno la potenza infettiva di una bomba al napalm. Se ti colpiscono, sei fregata. Punto.

Ti rendo conto, cara mamma, che non sono solo i primi anni di vita a portare il dovuto scompiglio? Eh no, cara. Perché dopo le malattie esantematiche (mai provato la mani-bocca-piedi? Se non sai cos’è – e non è un ritornello – leggi qui), possono arrivare come una valanga varicella, morbillo, Quarta, Quinta e Sesta malattia. Ed è tutto un rincorrere dizionari per capire cosa sono le macule, gli esantemi, i ponfi.

Ma poi passa, eh, stai tranquilla. Io, al momento, non vedo la luce in fondo al tunnel. Dopo i dentini, le coliche gassose e la rimozione forzata del ciuccio pensavo di aver passato la fase critica. Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo. Ad ogni modo, cara mamma, tieni duro, così come facciamo tutte noi. Supermamme moderne, alle prese con febbre, tosse, catarro, vomito, dissenteria, macchioline impertinenti che spuntano là dove non dovrebbero esserci.

Con buona pace delle previsioni e dei tentativi vani di tenere tutto sotto controllo. Solo una mascherina ci salverà! Dal contagio…

 

 

Focus sui bimbi

Arriva il carnevale… che ansia!

Non mi piace il carnevale, così come non amo il Capodanno. Me ne scuseranno i sostenitori accaniti. Sono entrambe feste dove la gente, non si sa per quale strano motivo, deve divertirsi. Per forza.

Io ricordo ancora con angoscia i miei primi carnevali e i costumi che mi infilavano, pensando che non aspettassi altro.

PuffoBrontoloneSono stata, negli anni, una Pierrot, una fatina e non so che altro ancora. Di certo, però, l’unica maschera che mi si addicesse davvero era quella di Pierrot… Un Pierrot obeso, perché sotto il costume venivo imbottita di maglioni, maglie, pantaloni, calze. Uno sull’altro, per non prendere freddo. E così somigliavo più a Robocop che non al personaggio della commedia francese. E le lacrime finte si potevano evitare perché poco ci mancava che cadessero reali.

Ho una foto che mi ritrae all’asilo vestita da carnevale. Odio quella foto. Indosso il vestito azzurro da fata, tempestato di piccolissime stelline argento. In mano la bacchetta magica grigia, con una grande stella sulla punta e tanti fili argentati. Mi piaceva quel costume, mi faceva sentire magica. Se non fosse, però, che nella foto sono ritratta con gli occhialoni enormi. E con all’occhio sinistro l’immancabile occlusore. Mi vergognavo di quell’accessorio gommoso sempre appiccicato sulla lente. Mi sentivo una sorta di pirata, ma di quelli sfigati.

Nonostante tutto, nella foto sorrido. Non ricordo se perché volessi davvero sorridere o se perché avevo di fianco la maestra e dunque, forse, mi sentivo obbligata a farlo. Sono più propensa a credere che la risposta giusta sia la prima. Si sorride comunque, quando si è bambini.

Ciò detto, per i primi due anni le Gem non le ho travestite per carnevale. Il primo anno erano troppo piccole, l’anno scorso anche, quest’anno, invece, ho dovuto cedere alle pressioni. Non da parte loro, ma da parte di altri che mi hanno tacciata di “scarsa democrazia”. In poche parole, avrei dovuto lasciare che fossero loro a decidere se travestirsi e amare il carnevale o meno.

Detto, fatto. Ho comprato due costumi da Cappuccetto Rosso. Non perché le Gem la amino né perché fossero particolarmente belli. Semplicemente perché mi sono capitati tra le mani e, volendoli uguali per non scatenare risse, era l’unico modello della giusta misura in doppia copia.

L’esperimento l’ho già fatto: le ho vestite e, dopo un primo momento di euforia, hanno voluto toglierselo. Forse perché, indossato il costume sopra altri abiti, si sentivano anche loro più Robocop che Cappuccetto Rosso.

Vedremo come andrà quando le porterò alla loro prima sfilata dei carri allegorici. Se somigliano almeno in parte a me sentiranno un groppone salire in gola e vorranno scappare. A gambe levate. Fino al prossimo carnevale.

Focus sui bimbi

Sindrome TTTS: un raduno per non sentirsi soli

Vivere una gravidanza gemellare è faticoso. Molto faticoso. Si diventa delle piccole balenottere, ci si muove sempre più a fatica, la digestione rallenta fino a quasi addormentarsi e l’acidità è una condizione che non ti lascia mai, nemmeno di notte. Nemmeno quando dormi. Ovviamente, la gravidanza gemellare non è solo questo. Tutto ciò è facilmente superabile in vista della grande gioia che si proverà quando i bimbi o le bimbe nasceranno.

26814659_797417990466700_8939225551091358498_nLa parte peggiore della gravidanza gemellare è un’altra. Più subdola e meschina. Che ti attacca senza che tu possa fare alcunché per proteggerti. Né per proteggere i tuoi piccoli. La Sindrome TTTS (trasfusione feto-fetale). Una bestia che si annida, abbatte le certezze (poche) che hai, scombussola i piani, addensa il dolore. Per maggiori informazioni a riguardo, se interessati, potete leggere il post che scrissi a suo tempo a questo link.

Vivere da soli questa sindrome non giova ad alcuno. E’ bene essere seguiti professionalmente da medici competenti, ma anche poterne parlare, per renderla meno invalidante. Per condividere paure, dubbi, incertezze, momenti. Quando capitò a me non sapevo che esistessero dei gruppi nati per dare sostegno a quei genitori alle prese con la TTTS. Ora, invece, lo so. E trovo quindi giusto condividere con voi questa preziosa informazione.

L’associazione si chiama Giardino di Aurora ed è una realtà no-profit creata da Andrea e Monica, due genitori coraggiosi, dopo che il loro percorso genitoriale si è chiuso nel modo peggiore possibile con la scomparsa della figlia. Aurora, che ha trascorso i primi giorni della sua vita in TIN, affetta da una patologia rara, viveva anche una condizione di prematurità. Condizione che non l’ha aiutata a vincere la sua battaglia più importante, nonostante, da vera guerriera, abbia combattuto fino alla fine.

Questa associazione si rivolge ai genitori in attesa della cicogna che, purtroppo, vedono i loro sogni di diventare mamma e papà senza problemi infrangersi contro una diagnosi. Che sia TTTS o un’altra patologia, poco importa. Si ha bisogno di aiuto e confronto. Di qualcuno con cui condividere lo smarrimento, il senso di impotenza e il dolore.

Ecco, per i genitori che si sentono persi, per quelli che non vogliono essere (più) soli, l’Associazione ha pensato ad un evento ad hoc, il I Raduno Famiglie TTTS, che si terrà ad aprile, dal 27 al 29. Una tre giorni pensata per scambiarsi esperienze, parlare con medici (presso l’Ospedale Mangiagalli di Milano), ma anche vivere momenti divertenti di condivisione con spettacoli per i più piccini (clown), visite guidate (Museo di Storia Naturale, Arco della Pace, Castello Sforzesco…), pranzi e cene in compagnia.

 

Tutte le informazioni relative al raduno e le indicazioni su come prenotare si trovano alla pagina Facebook dedicata all’evento. Raduno Famiglie TTTS

Focus sui bimbi

Traumatizzati dai cartoni (animati)

masha-orso-cialda-torta-2_1Avevo già avuto il dubbio che fosse così quando vidi per la prima volta Bambi. Pronti via il piccolo non fa in tempo ad arrivare al suo primo inverno che un cacciatore gli uccide la mamma. E a chi importa il lieto fine? Quando hai tre anni l’unica cosa che ti rimane in mente è che il povero cerbiattino una mamma non ce l’ha più.

Pensavo che fosse un episodio isolato, ma ovviamente non è stato così. Un’escalation di tragedie, morti, solitudine e bimbi orfani ovunque. Prendete il cartone TV “Lovely Sara“: una bambina che da ricca sfondata fa il percorso inverso a Cenerentola, diventando l’ultima delle derelitte. Sara, messa in collegio dal padre (e all’epoca già orfana di madre), perde anche l’unico genitore e viene obbligata a fare la sguattera. In un sunto veloce, questo è il suo destino. Prima di raggiungere l’happy ending va detto che la bambina ne passa di tutti i colori. Una dopo l’altra.

Non parliamo di Biancaneve, poi! Una bambina che incarna alla perfezione lo stereotipo della bella e un po’ scema che non solo mangia la mela avvelenata datale dalla matrigna (ma la storia di Adamo ed Eva a lei non ha insegnato proprio nulla??), ma per salvarsi deve anche attendere l’arrivo del Principe Azzurro. Non solo bella e scema, ma pure scarsamente emancipata.

Potrei proseguire all’infinito, ma chiudo con una considerazione su uno dei cartoni che ho imparato a conoscere, mio malgrado, negli ultimi anni: Masha e Orso. Qui non solo la bambina è orfana (o almeno credo, dei genitori non c’è mai traccia), ma vive da sola a poco più di cinque anni d’età nella taiga russa. Scorrazza liberamente per il bosco, combina guai a non finire, non si sa di cosa si cibi tranne quando mangia a casa di Orso. Per di più è una autentica peste bubbonica e, cosa ancora più negativa, tiranneggia continuamente il povero Orso. Questo cartone animato non solo è poco educativo, ma insegna anche ai bambini a maltrattare gli animali. Salvo rarissime eccezioni in cui Masha sembra avere a cuore il povero Orso, per il resto gliene fa vedere di tutti i colori. Così come a tutti gli altri animali della fattoria.

Ma i cartoni dove tutti vivono felici e contenti (e soprattutto educati), che fine hanno fatto?