Novità dal mondo del turismo, Viaggi; Travel Tips

Langhe, Roero e Monferrato a Vinum Alba

Vinum sta per tornare… Un appuntamento da non perdere per gli appassionati di grandi vini, ma non solo. Nei giorni della Fiera Nazionale dei vini, infatti, Alba offrirà ai visitatori anche goloso street food ëd Langa a tema rigorosamente piemontese.

Oltre alle degustazioni, disponibili nel centro storico della città, si potranno anche visitare alcune delle case vinicole più famose di Langhe, Roero e Monferrato (grazie all’evento congiunto VINUMINCANTINA), accompagnando i calici con aperitivi preparati da chef, molti dei quali stellati.

Per chi ancora non conosce le eccellenze eno-gastronomiche sabaude, Vinum sarà il momento giusto per sorseggiare Dolcetto, Barbaresco, Nebbiolo, Moscato, Roero Arneis, grappe, distillati. O deliziarsi con Robiola di Roccaverano, formaggi erborinati, Bra tenero e duro, salsiccia di Bra e tante altre golose (ri)scoperte.

Infine, per chi, come me, viaggia con bambini, niente paura. La manifestazione è pensata (anche) per loro. Con Vinum Bimbi, infatti, i più piccoli saranno intrattenuti da attività didattiche che, tramite giochi in legno, insegneranno loro come si prepara il vino, dal vigneto alla pigiatura.

La cantina da non perdere

64294_165888833567708_993547640_nFontanafredda. Il percorso di visita consente di scoprire imponenti cantine risalenti al XIX secolo, stimate tra le 100 più belle al mondo. Il vino più famoso prodotto qui è senza dubbio il Barolo, ma non è l’unico. Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Moscato gli fanno ottima compagnia. Una passeggiata tra botti di rovere, barrique, tini moderni è impagabile. A fine visita, poi, ci sarà il sublime aperitivo preparato dallo chef stellato Ugo Alciati, delfino di una delle famiglie italiane che hanno segnato (e scritto) la storia della cucina nazionale. Il costo dell’attività, che comprende il transfer a/r in navetta da Alba, l’aperitivo e la visita guidata, è pari a 36 € (solo online). Quando? 28 aprile (dalle 16.30 alle 20.00). Dove? A Serralunga d’Alba.

L’appuntamento divertente

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“Strada del Barolo e grandi vini di Langa”

Una caccia al tesoro nelle Langhe, sulla Strada del Barolo! Immaginate di percorrere sentieri storici, incastonati in paesaggi punteggiati di borghi medievali, cantine, castelli, vigneti a perdita d’occhio. Non esiste un modo migliore per scoprire questa terra Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Non solo ammirando, ma anche degustando e visitando paesi, cantine, strutture ricettive e… cercando gli indizi. L’iscrizione ha un costo pari a 60 € a equipaggio (minimo 2 persone, massimo 5 per ogni auto) o 40 € se ci si sposta in moto. Quando? 1 maggio ore 10.00 Dove? Lunga la Langa del Barolo, con ritrovo per la partenza da Palazzo Mostre e Congressi “G. Morra” in Piazza Medford 3 ad Alba.

L’indirizzo giovane, ma di carattere

 

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Per una pausa chic, con un occhio di riguardo a gusto e accoglienza, la scelta non può che essere il Ristorante Museum.  Elegante e raffinato, questo locale aperto da poco da una giovane coppia ha, però, già ottenuto il suo primo, importante riconoscimento: è stato infatti nominato Miglior ristorante under 30 di Langhe e Roero dal celebre programma TV “4 ristoranti”, condotto da Alessandro Borghese. Uno che di ristoranti se ne intende, ça va sans dire. La simpatia e la professionalità di Marta unita alla indiscussa bravura ai fornelli di Vito vi conquisteranno. I piatti da ordinare? Difficile la scelta, ma io vi consiglio prelibatezze tipiche del territorio come vitello tonnato, carne cruda, ravioli del plin e tagliata di sottofiletto di fassone. Anche se, in realtà, andrebbero provati tutti! Costo a persona, a pranzo, a partire da 35 € bevande escluse.

 

Vinum è in programma nelle giornate del 21, 22, 25, 28, 29, 30 aprile e 1 maggio. Per maggiori informazioni, costi delle attività, indicazioni e orari visitare il sito ufficiale della manifestazione alla pagina VinumAlba.

 

 

 

 

 

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Auguri blog!

Il blog ha compiuto tre anni ieri.

Un tempo brevissimo, se si considera che ce ne sono che durano da decenni. Un tempo lungo e ricco di emozioni, visto dal mio personale punto di vista. Ecco perché.

Auguri blog.001In questi tre anni ho raccontato emozioni, vicende personali e non, l’evoluzione del concetto di #Gem, le risate, i miei desideri (spesso addirittura travisati e usati contro di me) e i pianti. Ci ho riversato, insomma, un po’ di tutto. E’ nato quindi come diario personale ed è diventato, piano piano, un contenitore più ampio.

Scrivendo di me e delle mie esperienze ho imparato, passo dopo passo, alcune cose importanti.

  1. Il desiderio di diventare mamma si è scontrato con l’esserlo davvero. Quante donne desiderano ardentemente avere dei figli e, per motivi diversi, non riescono, non possono, rinunciano. A me è andata bene. Ma essere mamma non è facile, anzi. Comporta una presa di coscienza dell’altro che mai mi sarei immaginata. Hai a che fare con qualcuno che dipende direttamente da te, in tutto. Soprattutto nei primi mesi. Annulli te stessa per un periodo così lungo che finisci per essere qualcun altro. Anzi no, non qualcun altro. Ma la mamma delle gemelle. Annalisa non esiste più.
  2. La maternità scatena i rancori e le invidie più biechi. Ho già parlato dell’invidia (se vi interessa un ripasso, potete leggere il post qui) e anche dei rancori, in più occasioni. Tuttavia questi due sentimenti negativi possono essere impersonificati alla massima potenza quando incontri una mamma mancata. Non tutte, per carità. Ma alcune sì. E sono le peggiori che si possano incontrare. Anziché essere felici, o anche solo indifferenti, le mamme mancate ti odiano. Perché? Semplice. Perché TU hai avuto un figlio. Quel figlio che, alcune di loro, vogliono per puro senso di possesso. Per poter dire “anche io ce l’ho”. E i risultati sono catastrofici.
  3. Tutto quello che desideravo, quando l’ho avuto, mi sono accorta non essere poi così importante. Le varie fasi denti-cammino-sonno-pipì nel vasino sono stati risultati ottenuti con più o meno sforzo, a seconda dei casi. Ricordo ancora con assoluta chiarezza quanto anelavo il momento in cui le Gem avrebbero mangiato da sole. Così come speravo che il rifiuto del vasino passasse presto. Tranne quest’ultima cosa, di cui ancora oggi sono felicissima, tutto il resto ha assunto un sapore sapido nel momento in cui ho pensato a ogni singola fase passata. Sì, avevamo raggiunto degli obiettivi importanti, ma a scapito di tante altre cose. Come il rapporto unico che c’era tra me e loro, quando erano piccolissime. E nient’altro importava se non la loro mamma.
  4. Nonostante la fatica e gli sforzi fatti per farle nascere, loro sono femmine e preferiscono il papà. Non c’è niente da fare. Così è. Se penso ai mesi costretta a letto, annoiata a morte perché non potevo uscire, al terrore su come l’operazione per la TTTS sarebbe andata, alla paura delle settimane post-intervento, ancora tremo. Tanta fatica per poi essere, irrimediabilmente, scalzata dal padre nelle preferenze delle Gem. Sono femmine, si sa. Ma speravo che fossero l’eccezione che conferma la regola. Mi prenderò la mia rivincita quando chiederanno spiegazioni sul ciclo. Allora le spedirò dal padre. E vediamo come se la caverà.

Così, allo scoccare dei tre anni trascorsi, spero che questo blog possa continuare a crescere, ad emozionare, a suscitare risate o qualsiasi altro sentimento vi venga in mente. Perché, dopo tutto, l’importante è che se ne parli. Auguri blog!

#supermammadigemelline #ludovero #Gem

Cibo per la mente, Viaggi; Travel Tips

Case vacanza in montagna? Per molti, ma non per tutti

E’ appena stato pubblicato un libro che fa sognare. Ad occhi aperti. Per ora è solo in inglese, ma poco importa. Perché con le sue strepitose immagini, il testo è solo a corredo.

Si intitola “Mountain View – The perfect holiday homes” ed è stato realizzato da Sebastiaan Bedaux. Tra le proprietà esclusive inserite nel volume, ce ne sono ben quattro italiane, mentre le altre spaziano dalla Spagna all’India, dal Sud-Africa al Messico.

  1. Mirror Houses, Bolzano

static1.squarespaceCon vista mozzafiato sulle Dolomiti, laghi cristallini in cui specchiarsi e chilometri di vigneti, la destinazione è ideale chi vuole rilassarsi, a contatto con la natura. Due case attigue, prenotabili separatamente, dotate di tutti i confort necessari. Costo a notte: da 200 €.

2. Domus Civita, Civita di Bagnoregio

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Sita nello splendido comune di Civita di Bagnoregio, cui si accede solo tramite un ponte pedonale, qui il tempo sembra essersi fermato e, tra le casette in tufo e l’accesso vietato alle auto, la vacanza in pieno relax è assicurata. La casa vacanze è ricavata all’interno di un antico palazzo del XIV secolo. Costo a notte: da 400 €.

3. Da Velio, Paluzza

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Tra la Slovenia e le Dolomiti, questa casa vacanze elogiata in diverse riviste di architettura, è un rifugio per amanti della natura, ma soprattutto della montagna, che non hanno timore dell’isolamento. Un tempo una stalla, ora lo chalet è stato recuperato nel pieno rispetto dell’ambiente circostante ed è, a tutti gli effetti, un piccolo angolo di paradiso. Costo a notte: da 31 €.

4. La Pedevilla, Enneberg

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1.200 metri di altitudine per una casa vacanze incastonata tra le Dolomiti nel sud Tirolo. La frazione di Pliscia, 23 abitanti, 4 fattorie e una chiesetta, accoglie La Pedevilla, immersa nella natura incontaminata. Solitudine, calma e tanto, tantissimo silenzio. What else? Costo al giorno: da 240 €.

Il libro, come detto, è solo in inglese, ma le stupende immagini raccontano comunque benissimo la storia di questi rifugi unici nel loro genere. Si può acquistare online, qui, al costo di 45 £ (circa 52 €), spese di spedizione escluse.

Cover
La cover del libro

 

 

Focus sui bimbi

Cose da non dire MAI ad una mamma di prematuri

Una gravidanza normale non so cosa sia. L’unica che ho vissuto, gemellare, è durata poco più di 30 settimane. Ovvero 7 mesi. Le mie piccole Gem hanno deciso che nella pancia non ci stavano più, o che ci stavano male. O semplicemente dopo tutte le peripezie cui le ho sottoposte, hanno pensato che, forse, fuori sarebbero state meglio.

o-huggies-570.jpgCerto, ci sono prematuri molto più gravi. Bimbi e bimbe che nascono a 16, 17 settimane di gestazione, anche meno. Pesano talvolta poco più di 500 grammi. Di sicuro, però, c’è che anche le Gem hanno passato l’inizio della loro esistenza in una scatola di vetro che mi ha sostituita in (quasi) tutto.

Ora stanno bene, ma le prime settimane avevo il terrore che peggiorassero, che non avrebbero mai respirato bene, che non avrebbero mai ripreso i grammi persi durante il calo fisiologico.

Acqua passata, ma che per una parte sedimenta nel cuore e nel cervello. Ecco, quindi, un piccolo suggerimento, per chi è genitore “normale”, su cose da NON dire mai alle mamme di prematuri.

  • Ah, sono in incubatrice? Be’, dai, non è poi così male! Così di notte puoi dormire! Non sai io i primi tempi come facevo fatica… approfittane! Una sola parola: ‘fanculo. Pensa, prima di dare aria alla bocca.
  • Davvero pesavano 1.770 e 1.850 kg? Mamma mia! Adesso si sono riprese alla grande! Guarda che gambe cicciotte! Non sarà il caso di tenerle un po’ a dieta? Ti dò tre secondi, dico tre, per andartene più velocemente che puoi. Dopo di che ti prendo a calci nel culo e ti faccio perdere i presunti chili che dovrebbero perdere loro. Cretina!
  • Non sai come sei fortunata a non averle in camera con te. Guarda qui, io sono assalita da parenti, amici, conoscenti che vengono in massa per vedere la bambina, mentre io vorrei solo stare tranquilla. Certo. Sono proprio fortunata. Ascolto complimenti a raffica su come hai fatto un buon lavoro. Ti vedo coccolare la tua bimba, dormire con lei, parlarle quando e quanto hai voglia. Io, per vedere le mie Gem, ho orari cadenzati e, soprattutto, le posso abbracciare mezz’ora al giorno, per ognuna. Poi le devo rimettere nell’incubatrice e le guardo attraverso un vetro. Sì, sono molto fortunata. In ospedale alcuni non sono nemmeno venuti a trovarmi perché “tanto le bambine non si possono vedere, cosa veniamo a fare?”.
  • Ma come mai le hai partorite prima? Non sei riuscita a tenerle dentro qualche settimana di più? Sai, ero stufa di sembrare più una balenottera azzurra che una donna. E allora le ho cacciate fuori. Ma, secondo te, se avessi potuto portare a termine la gravidanza, non l’avrei fatto?
  • Anche il mio bambino ha fatto tre giorni sotto la lampada perché soffriva di ittero… non sai che pena. Ti capisco benissimo. Ah be’, certo. Tre giorni sotto la lampada per l’ittero è una tragedia peggiore di due settimane dentro un’incubatrice, con fili e aghi che spuntano da ogni dove. 3,8 kg di bambino che, dopo i tre giorni sotto i riflettori, se ne è tornato a casa. Con te. Sì, sì, mi capisci benissimo.
  • Siccome loro sono in ospedale tu puoi andartene a casa? Beata te, che puoi riposarti mentre c’è qualcun altro che te le guarda. Io dopo tre giorni dal parto me la sono dovuta guardare da sola, la mia bimba. No, cretina. Non posso tornare a casa. Non le lascio qui in ospedale. Non torno a fare la vita di prima, sapendo che loro sono in incubatrice e che spesso desaturano. Sai cosa vuol dire desaturare, idiota?
  • Ma quindi, fammi capire, quanto hanno adesso? Conti l’età come per i bambini normali o no? Come funziona? Punto primo: sono premature, non aliene. E sono bambine normali anche loro. Punto secondo: no, per il primo anno non conto i mesi come per gli altri bambini a termine. Detraggo i mesi di anticipo da quelli effettivi. Hai capito? Dubito che tu abbia compreso. La tua mente ristretta gira sul binario di un unico neurone. E per questo, fidati, non si può fare proprio niente.

Potrei procedere, ve lo garantisco. Ma preferisco fermarmi qui. Ci sono alcuni commenti che ancora faccio fatica ad elaborare, tanto sono stati cattivi. Ecco perché penso che, qualsiasi sia l’argomento, prima di parlare sarebbe il caso di tacere.

 

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Auguri alle Donne. Con la D maiuscola

8 marzo, ci risiamo. Oggi voglio fare gli auguri a tutte le Donne. Vere e concrete.

Non domani. Oggi. E dopodomani e i giorni seguenti.

downloadAuguri a quelle Donne che escono con le amiche, a cena, tutto l’anno. E che non aspettano l’8 marzo per farlo.

Auguri a quelle Donne che ricevono fiori (o se li comprano), mimose o meno, a prescindere da una festa comandata.

Auguri a quelle Donne che sono e si sentono belle a prescindere dal trucco, dall’acconciatura e dell’immagine imposta da altri.

Auguri a quelle Donne che si arrabattano tra carriera, figli, casa, marito, amici, famigliari, spese. Sempre col sorriso, o quasi. E che, pur lamentandosi, sanno che senza di loro il ménage familiare non procederebbe di un millimetro.

Auguri a tutte le Donne che si rimboccano le maniche e vanno avanti. Stanche dentro, ma a testa alta. Sempre e comunque.

Auguri a tutte le Donne che festeggiano il 7, il 9, il 10 marzo e i giorni a seguire. Perché lo possono fare e non perché sono legate a cliché vecchi e commerciali.

Auguri a quelle Donne che, umiliate, battute, derise, psicologicamente distrutte, hanno avuto il coraggio di mollare mariti, compagni, aguzzini. E lo hanno fatto a prescindere dall’8 marzo. Lo hanno fatto perché sono Donne vere e non hanno bisogno di una festa per rialzarsi.

Auguri a quelle Donne che, ogni giorno, dimostrano quanto l’avere un cervello sia molto più importante e utile che “avere le palle”.

Auguri alle Donne della mia famiglia: alla mia prozia Magna, una comandante e una combattente vera. A mia mamma, che mi ha educata, gestita e sostenuta anche se al suo fianco non aveva più mio papà. Auguri anche e soprattutto alle mie Gem, che spero diventeranno Donne con la D maiuscola, indipendenti, forti, intelligenti e combattive. Quanto basta per non affogare in questo mare di donnette e omuncoli.

E che saranno speciali tutti i giorni dell’anno e della loro vita. A prescindere dall’8 marzo.

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Mamma, cos’è l’invidia?

Ottima domanda, ma fatta alla persona sbagliata. Sia chiaro, tutti proviamo invidia per qualcuno o per qualcosa. Tuttavia ne esistono di due tipi: quella tutto sommato “buona” e quella “cattiva”. Un po’ come il colesterolo.

downloadIo spesso ho provato invidia del primo tipo. Per un’amica che aveva trovato un capo super-griffato al 70% di sconto. Per una coppia di amici sempre in giro per il mondo, tra tavole da snowboard e mari turchesi. Per una ragazza che, dopo essersi fatta un mazzo tanto, ha ottenuto la carta verde e, ora, entra ed esce dall’America come le pare. E potrei farne altri mille, di esempi come questo.

Perché parlo di invidia, piuttosto che di gioia? Ottima domanda. Perché, in casi come questo, per me i due sentimenti sono inscindibili e funzionano un po’ come se fossero dei sinonimi. Quando penso a quelle persone e a ciò che in quel momento hanno, sono felice per loro, gioisco della loro fortuna, partecipo delle loro esperienze, magari seguendo le foto pubblicate su Facebook o scatenando i like su Instagram.

L’invidia cattiva, quella no, sinceramente non l’ho mai provata. E non perché sia una santa, ma perché provo altri sentimenti negativi e questo non ne fa parte.

Perché dovrei rosicare se qualcuno ha più di me?

Per esempio, perché dovrei provare invidia rancorosa verso qualcuno che ha ottenuto un aumento di stipendio? O una promozione? Le due cose, a me, cosa tolgono? Assolutamente niente.

Se conosco una persona che ha successo nel lavoro, magari facendosi un mazzo grande quanto un oceano, barcamenandosi tra famiglia, lavoro numero uno, lavoro numero due, collaborazioni esterne e via discorrendo, perché dovrei scatenare commenti negativi?

Perché dovrei sputtanarlo/a parlandone male?

Perché dovrei sminuirlo/a tacciandolo/a di mediocrità, ma poi spiare la sua vita in ogni modo possibile?

Quale sarebbe lo scopo di cercare di coglierlo/a in fallo?

Siamo tutti umani, non divini. Possiamo sbagliare. Sia quelli che fanno una cosa sola, sia, a maggior ragione, quelli che, magari per necessità magari per passione, ne tengono in piedi parecchie. E così, siccome il mondo va alla rovescia, anziché lodarlo/a, gli si buttano addosso carichi giganteschi di merda.

Proprio così, care Ludo e Vero, l’invidia “cattiva” è quella che predomina. Sempre. Io spero che, giorno dopo giorno, camminando insieme, riuscirò ad insegnarvi a provare solo quella “buona”. Che poi sfocia irrimediabilmente nel gioire. Della fortuna altrui. Del successo altrui. Del raggiungimento degli obiettivi da parte di altri.

Sì, perché in fin dei conti la domanda è sempre quella: il suo successo, la sua fortuna, il suo raggiungere gli obiettivi, a me, a noi, cosa ha tolto? Se non avesse avuto tutto ciò, la mia esistenza sarebbe cambiata? La maggior parte delle volte, la risposta è no.

Ecco quindi che gioire delle gioie altrui è bello.

Nella vita, io lo so bene, c’è spazio in abbondanza per rabbia, frustrazione, senso di impotenza, sconfitta e anche tradimento. Mi sembrano abbastanza, senza dover per forza anche provare invidia.

Viaggi; Travel Tips

Destinazione Rotterdam: cosa vedere

La prima e unica volta che sono stata a Rotterdam dovevo avere circa undici anni, se non ricordo male. Uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto con i miei genitori, quando ancora c’erano entrambi. Le uniche immagini che mi tornavano in mente erano strade circondate da acqua, casette coi tetti a punta e tulipani. Tutti gli stereotipi più duri a morire sull’Olanda, insomma. Ora che ci sono tornata posso dire con certezza che i ricordi che riaffioravano erano sì dell’Olanda, ma non di Rotterdam. La mia prima domanda quando ho ricevuto l’invito a visitarla è stata “Sarà a misura d’uomo tanto da visitarla anche con le Gem?”.

Italo Calvino direbbe che d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. E la mia risposta è super-positiva. Prima di tutto perché, nonostante sia abbastanza grande da sembrare immensa, dispone però di una rete di mezzi pubblici davvero ben strutturata. Non solo, ma sia treni, che metro, che autobus o taxi acquatici sono sempre, immancabilmente in orario. Una novità per chi, come me, è abituato a viaggiare in Italia.

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Il panorama nei pressi dell’Hotel New York ©Annalisa Costantino

Inoltre, facilità di spostamenti a parte, le sue attrattive sono davvero uniche. Rotterdam è una sorta di moderna fenice, rinata dalle ceneri dei bombardamenti ancora più bella e sfavillante di prima. Certo, oggi è una città dallo charme contemporaneo, con grandi grattacieli svettanti, e di attrazioni “storiche” ne sono rimaste poche. Tuttavia questa sua sfacciata modernità, simbolo di una rinascita fortemente voluta, le danno un appeal tutto suo, indimenticabile. Scopriamo insieme quali sono i siti must-have da inserire nell’itinerario di viaggio.

Cosa vedere

Torre di Babele
La riproduzione della Torre di Babele

Se ami l’arte | Il Museo Boijmans Van Beuningen è uno scrigno di creatività, immaginazione e ispirazione che deve essere visitato. Ricco di opere provenienti da collezioni private, qui ho ammirato Van Gogh, Picasso, Degas, Jheronymus Bosch, per citarne alcuni. Il Museo, però, raccoglie anche esposizioni pregevoli di arte contemporanea e moderna e, attualmente, ospita una strepitosa mostra dedicata alla Torre di Babele di Bruegel. Il dipinto è stato rielaborato in diverse varianti da un team di lavoro giapponese che lo ha ricreato alla perfezione. L’excursus museale dedicato alla Torre di Babele consente ai visitatori di entrare letteralmente nella profondità dell’opera tramite punti di vista e angolazioni inedite. La mostra sarà visitabile fino al 21 maggio.
Il Museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 11 alle ore 17. Il biglietto costa 17,50 € per gli adulti, 15 € per i possessori del Rotterdam Pass, gratuito per i visitatori sotto i 18 anni d’età. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Eendrachtsplein.

Museum Rotterdam
Ingresso al Museo Rotterdam Van de Stad ©Annalisa Costantino

Il Museo Rotterdam Van de Stad, invece, racconta la storia della città com’era prima del bombardamento e come è diventata oggi. Il tutto attraverso storie, foto, video e testimonianze raccolte dalla gente che la abita. La mostra permanente “History of the City” è il modo migliore per fare un tuffo nel passato. Il Museo è aperto dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 17, mentre la domenica l’orario va dalle 11 alle 17. I biglietti d’ingresso costano 7,50 € per gli adulti, per i visitatori tra i 4 e i 17 anni il biglietto costa 2,50 €, gratuito per i piccolini al di sotto dei 4 anni. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Rotterdam, Stadhuis.

Cube Houses
Cube Houses ©Annalisa Costantino

Se ti piacciono architettura, design e mercati stravaganti | Le Cube Houses sono un must della città di Rotterdam. Progettate dall’architetto Piet Blom, si trovano nel Distretto Laurenskwartier. La visione dell’architetto è quella di case che sembrano alberi (stilizzati, ovviamente) e che hanno un’esistenza quasi a parte rispetto alla città, come se si trovassero all’interno di un villaggio. E’ possibile visitare la casa-Museo Kijk-Kubus che riproduce la vita all’interno delle Cube House, arredate con pezzi su misura, pareti oblique e dalle forme bizzarre. Aperta tutti i giorni dalle 11 alle 17, l’ingresso alla casa-Museo costa 3 € per gli adulti, 2 € per studenti e over 65, 1,50 € per bambini fino ai 12 anni d’età. Come arrivare: metro linee A, B e C, fermata Rotterdam, Blaak.

Mercato
Uno dei locali dove fermarsi per pranzo o per una colazione veloce ©Annalisa Costantino

Il De Markthal è uno strepitoso mercato indoor. Non un mercato qualunque, però, ma un’esposizione golosa di oltre 100 stand dove acquistare spezie, formaggi tipici, carne iberica, fiori, caffè italiano, dolci. Vi si trovano anche ristoranti etnici e una mostra di reperti archeologici (ad ingresso gratuito!) trovati in loco durante gli scavi di costruzione del mercato. Il mercato, dalla caratteristica forma a ferro di cavallo verticale, si trova proprio di fronte alle Cube House. Aperto tutti i giorni fino alle ore 20, si può anche visitarlo tramite tour organizzati che spiegano il design, la costruzione e la storia dell’edificio, garantendo così una visione preferenziale su una delle icone della città.

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Bancarella con vendita di formaggi tipici olandesi al De Markthal ©Annalisa Costantino
 Dove mangiare

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L’interno del Ristorante-Shop Posse ©Annalisa Costantino

Per un pranzo goloso e insolito, sia per la scelta dei piatti che per la location, ti consiglio di provare il Ristorante-Shop Posse, sulla riva opposta rispetto all’ubicazione dell’Hotel New York. Il locale non è solo un ristorante, ma anche un negozio in cui acquistare di tutto e di più (letteralmente), sostare per un cappuccino, partecipare ad un laboratorio artistico o ammirare una mostra. Un posto eclettico, insomma, ma dove ci si sente immediatamente a proprio agio. Altamente raccomandato! I prezzi, poi, sono davvero contenuti: con circa 25 € si possono ordinare un antipasto, un piatto caldo e un secondo. Bevande escluse.
A cena, invece, optate per una delle seguenti due soluzioni. Entrambe accoglienti, propongono piatti gourmand l’una, sostanziosi e tipici l’altra.

Cena con vista nella Brasserie dell’Euromast: a 100 metri di altezza, abbracciati da migliaia di luci che rendono unico lo skyline di Rotterdam, questo ristorante è estremamente chic. E si mangia benissimo. Nonostante l’ambiente raffinato, la vista eccezionale e l’esclusività del locale, i costi non sono poi così proibitivi: per esempio, la cena a sorpresa dello chef, composta da 3 portate, costa 36,50 € a persona. Bevande escluse. Unica pecca: la Brasserie chiude alle 23. Considerate che: al costo va aggiunto anche il prezzo della salita in ascensore (9,75 € a persona). Ma ne vale la pena.
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La facciata dell’Hotel New York ©Annalisa Costantino
Location apprezzatissima dagli abitanti, celebra quest’anno il suo 25° anniversario. Sto parlando dell’Hotel New York, inaugurato nel 1872 col nome New Waterweg e sottoposto a diversi interventi di rimodernizzazione. Una scalinata arricchita da antiche valigie e immagini d’epoca dà accesso alla lobby, arredata con mobili vissuti e oggetti di design moderno. Il ristorante, aperto sia agli ospiti che agli esterni, si propone come un luogo ampio ed accogliente, dai soffitti altissimi. Il personale, poi, è super-gentile. I piatti tra cui scegliere sono davvero vari e ricchi, dal pesce alla carne, dai menu vegetariani a quelli vegani. Se non rientrate in queste ultime due categorie, vi consiglio di ordinare il piatto unico e sostanzioso Sauerkraut (maiale, salsicciotto gigante, purè di patate, cipolle dorate), da abbinare ad un buon bicchiere di vino rosso. E, per dessert, la selezione di pasticcini della casa. Il costo, a persona, è di 31,50 €.
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Il Sauerkraut ©Annalisa Costantino
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La selezione di pasticcini ©Annalisa Costantino
Dove dormire: il nhow Rotterdam è un elegante e curato 4 stelle sul lungofiume Maas, zona Wilhelmina, che sorge in un’area riqualificata della città, ricca di caffè, negozi e ristoranti (e si trova a due passi dall’Hotel New York). Le camere sono ampie e molto luminose, grazie alle finestre a tutta altezza dalle quali la luce entra prepotente e la vista di cui si gode è mozzafiato. Il costo della camera, a notte, parte da 118 € (la colazione non è compresa). Come arrivare: con la metro linee D e E, fermata Wilhelminaplein.
Per la colazione, potete scegliere di farla nel bar che si trova sul marciapiede opposto a quello dell’hotel. Servizio veloce e cortese, ampia selezione di dolcetti, brioche, corn flakes, diversi aromi di caffè, cappuccini e tanto altro ancora.
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L’interno del bar dove fare colazione ©Annalisa Costantino

Come arrivare a Rotterdam
Non esistono voli diretti sulla città ed è quindi necessario atterrare all’aeroporto di Amsterdam Schiphol. Il volo con easyJet costa a partire da 200 €. Una volta atterrati, per raggiungere Rotterdam potete prendere il treno veloce che collega l’aeroporto con il centro città. Il biglietto costa 12,40 € a tratta e si può acquistare comodamente alle macchinette prima di accedere ai binari.

Focus sui bimbi

Tutta la verità sulle malattie dei bambini

Cara mamma, so che l’hai pensato anche tu almeno un milione di volte. Non sto quindi proponendo nessuna verità suprema, ma solo mettendo nero su bianco quello che tu, come me, hai già elaborato.

influenza-termometro-bambiniLe malattie dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono pestilenziali, virulente, appiccicose. Se hai dei gemelli, poi, sai bene che il decorso naturale della malattia non è mai quello auspicato.

La prende una che la trasmette all’altra che la passa a tutta la famiglia. E quando la prima sembra stare meglio, come da copione, ecco che l’ultimo della famiglia ancora impestato di catarro, febbre, vomito e quant’altro le ripassa il tutto. Rielaborato e corretto. Più pestilenziale di prima. E così si ricomincia, in una danza continua che fa ripartire dal via, come nel gioco del Monopoli.

Non c’è modo di scamparla. Mi spiace. Bisogna solo armarsi di santa pazienza e tenere duro. Fino a quando non ce la fai più e implori la pediatra di darti qualsiasi bomba chimica ci sia in commercio per far finire la tortura prolungata.

La loro tosse, secca o grassa, non è semplice manifestazione di irritazione. No. E’ molto peggio. E’ una reminiscenza di manzoniana memoria degli untori che spargevano la peste ovunque. E noi genitori, sì proprio noi!, siamo dei moderni monatti che cercano di scampare al contagio. Inevitabilmente senza successo.

Se poi, per disgrazia, la gastroenterite riesce a varcare la soglia di casa, allora corri ai ripari. Non bastano bancali di asciugamani né confezioni giganti di antiemetici. Niente da fare. Fattene una ragione, cara mamma: i conati vissuti insieme sono infinitamente più poetici che ognuno per conto proprio.

Hai mai pensato, inoltre, che se i bambini vengono chiamati mocciosi una ragione ci sarà? I loro nasini, d’inverno, sono come un rubinetto rotto, sempre a stillare nuove gocce. Colano di continuo, senza sosta. E gli starnuti poderosi che fanno sprigionano tutto intorno a loro centinaia di migliaia di goccioline virulente che hanno la potenza infettiva di una bomba al napalm. Se ti colpiscono, sei fregata. Punto.

Ti rendo conto, cara mamma, che non sono solo i primi anni di vita a portare il dovuto scompiglio? Eh no, cara. Perché dopo le malattie esantematiche (mai provato la mani-bocca-piedi? Se non sai cos’è – e non è un ritornello – leggi qui), possono arrivare come una valanga varicella, morbillo, Quarta, Quinta e Sesta malattia. Ed è tutto un rincorrere dizionari per capire cosa sono le macule, gli esantemi, i ponfi.

Ma poi passa, eh, stai tranquilla. Io, al momento, non vedo la luce in fondo al tunnel. Dopo i dentini, le coliche gassose e la rimozione forzata del ciuccio pensavo di aver passato la fase critica. Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo. Ad ogni modo, cara mamma, tieni duro, così come facciamo tutte noi. Supermamme moderne, alle prese con febbre, tosse, catarro, vomito, dissenteria, macchioline impertinenti che spuntano là dove non dovrebbero esserci.

Con buona pace delle previsioni e dei tentativi vani di tenere tutto sotto controllo. Solo una mascherina ci salverà! Dal contagio…

 

 

Viaggi; Travel Tips

La Casa di Anne Frank, toccare con mano il male nella sua banalità

Ho fatto una corsa rocambolesca per poterla visitare. La prima volta che ho visitato Amsterdam non ci ero stata e, quindi, ho colto l’occasione del mio recente viaggio a Rotterdam per poter aggiungere un tassello importante alle mie conoscenze storiche.

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L’ingresso della Casa di Anne Frank ©Annalisa Costantino

Nevicava, un misto di acqua e ghiaccio pungente che mi colpiva senza possibilità di riparo. In fila lungo la strada per accedere al Museo e alla Casa eravamo tutti infreddoliti. Pochi parlavano. Quasi tutti avevano lo sguardo fisso. Penso che ognuno di noi riandasse con la memoria alle vittime del nazismo, costrette a stare in piedi per ore, con qualsiasi condizione atmosferica, prima di salire sui carri bestiame o in occasione degli infiniti appelli mattutini nei campi di concentramento.

E credo che ognuno di noi abbia pensato che, per poche manciate di minuti, non avevamo il diritto di lamentarci per qualche spillo di neve.

Non sapevo bene cosa aspettarmi, nonostante avessi letto il Diario di Anne Frank almeno una decina di volte (e lo rileggerò con calma, ora, dopo averne visitato la casa). Avevo un’idea tutta mia di come avrebbe potuto essere, ma niente mi aveva portato a pensare che sarebbe stata mille volte peggio di come la immaginavo.

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La “finta” libreria girevole dalla quale si accedeva all’alloggio segreto ©Annalisa Costantino

Tre famiglie, otto persone, due anni di reclusione nell’alloggio segreto. Nessuna possibilità di uscire, né di guardare fuori dalle finestre. Attenti a camminare, a far scorrere l’acqua, a parlare. Una libreria a nasconderne l’accesso. Curioso come proprio i libri, materiale da ardere per i nazisti, abbiano protetto almeno per un po’ Anne e le altre persone a lei care.

La visita si fa in silenzio, accompagnati da audio-guide che raccontano, stanza dopo stanza, la vita dei prigionieri. Sin dal primo momento mi assale la nausea. Una nausea che mi è passata solo molto dopo esserne uscita. E un senso di soffocamento.

Vedo persone intorno a me piangere in silenzio. Altre sono completamente annichilite. Nelle orecchie rimbomba una voce femminile, quella che dovrebbe essere la voce di Anne, che racconta la quotidianità e gli orrori. Le frustrazioni e la noia.

“Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà. Gli ebrei devono portare la stella di David; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche di privati; gli ebrei possono fare la spesa solo tra le 15 e le 17; gli ebrei possono andare solo da parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono frequentare teatri, cinema e altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono andare in piscina né sui campi da tennis e di hockey né in altro tipo di campi sportivi; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all’aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei non ebrei; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e così via”.

L’accesso al piano in cui le famiglie si nascosero è difficile: una scala ripidissima conduce al sottotetto. E’ una sorta di viaggio nel viaggio. Un percorso complicato che fa meglio comprendere ciò che la piccola Anne, la sua famiglia e i suoi coinquilini hanno dovuto passare prima di essere beffati dalla sorte. Catturati. Deportati.

Degli inquilini del nascondiglio segreto solo Otto Frank si salva. Anne Frank muore nel campo di concentramento di Bergen Belsen all’età di 15 anni.

Non è una visita divertente. Non tutte le visite devono esserlo.

La casa di Anne Frank è un luogo della memoria. Un posto che ognuno di noi, prima o poi, dovrebbe visitare. Per rendersi conto di quanto il male sia banale e, soprattutto, per non dimenticare. Mai.

Informazioni utili: siccome le visite sono richiestissime, è necessario prenotare in anticipo o sperare nell’eventualità fortunata (come è accaduto a me) di riuscire a comprare il biglietto online all’ultimo minuto. Fino a maggio 2018 i ticket si possono acquistare solo online attraverso il sito Anne Frank House. Bisogna selezionare il giorno e l’orario preferito.
Il biglietto costa 9 € per gli adulti, 4,50 € per i ragazzini tra i 10 e i 17 anni d’età ed è gratuito per i bambini dai 9 anni in giù. Acquistando online, al prezzo del biglietto viene aggiunto un supplemento di 0,50 €.

Indirizzo: La Casa di Anne Frank si trova nel cuore di Amsterdam, all’indirizzo Prinsengracht 263-267

Sito ufficialewww.annefrank.org/it

 

 

Focus sui bimbi

Arriva il carnevale… che ansia!

Non mi piace il carnevale, così come non amo il Capodanno. Me ne scuseranno i sostenitori accaniti. Sono entrambe feste dove la gente, non si sa per quale strano motivo, deve divertirsi. Per forza.

Io ricordo ancora con angoscia i miei primi carnevali e i costumi che mi infilavano, pensando che non aspettassi altro.

PuffoBrontoloneSono stata, negli anni, una Pierrot, una fatina e non so che altro ancora. Di certo, però, l’unica maschera che mi si addicesse davvero era quella di Pierrot… Un Pierrot obeso, perché sotto il costume venivo imbottita di maglioni, maglie, pantaloni, calze. Uno sull’altro, per non prendere freddo. E così somigliavo più a Robocop che non al personaggio della commedia francese. E le lacrime finte si potevano evitare perché poco ci mancava che cadessero reali.

Ho una foto che mi ritrae all’asilo vestita da carnevale. Odio quella foto. Indosso il vestito azzurro da fata, tempestato di piccolissime stelline argento. In mano la bacchetta magica grigia, con una grande stella sulla punta e tanti fili argentati. Mi piaceva quel costume, mi faceva sentire magica. Se non fosse, però, che nella foto sono ritratta con gli occhialoni enormi. E con all’occhio sinistro l’immancabile occlusore. Mi vergognavo di quell’accessorio gommoso sempre appiccicato sulla lente. Mi sentivo una sorta di pirata, ma di quelli sfigati.

Nonostante tutto, nella foto sorrido. Non ricordo se perché volessi davvero sorridere o se perché avevo di fianco la maestra e dunque, forse, mi sentivo obbligata a farlo. Sono più propensa a credere che la risposta giusta sia la prima. Si sorride comunque, quando si è bambini.

Ciò detto, per i primi due anni le Gem non le ho travestite per carnevale. Il primo anno erano troppo piccole, l’anno scorso anche, quest’anno, invece, ho dovuto cedere alle pressioni. Non da parte loro, ma da parte di altri che mi hanno tacciata di “scarsa democrazia”. In poche parole, avrei dovuto lasciare che fossero loro a decidere se travestirsi e amare il carnevale o meno.

Detto, fatto. Ho comprato due costumi da Cappuccetto Rosso. Non perché le Gem la amino né perché fossero particolarmente belli. Semplicemente perché mi sono capitati tra le mani e, volendoli uguali per non scatenare risse, era l’unico modello della giusta misura in doppia copia.

L’esperimento l’ho già fatto: le ho vestite e, dopo un primo momento di euforia, hanno voluto toglierselo. Forse perché, indossato il costume sopra altri abiti, si sentivano anche loro più Robocop che Cappuccetto Rosso.

Vedremo come andrà quando le porterò alla loro prima sfilata dei carri allegorici. Se somigliano almeno in parte a me sentiranno un groppone salire in gola e vorranno scappare. A gambe levate. Fino al prossimo carnevale.